I Silence oath, moniker della one man band gestita da Filippo Tezza, arrivano a noi con questo che è il quinto lavoro da studio, dal titolo “From the womb of the earth”, che si compone di sei tracce, ma nel conteggio complessivo potremmo dire quattro brani; semplicemente perché l’apertura e la chiusura dell’album è data da intro ed outro che a mio avviso non aggiungono o tolgono nulla, ma nell’economia del titolo male non fanno.
Strutture compositive squisitamente black metal, vecchio stile con un pizzico di rimandi a certe band scandinave, quali Borknagar e Dimmu borgir. Strana come combo, ma è quello che si sente; passaggi tipicamente sinfonici, affiancati a momenti di pesante rabbia e aggressività sonora.
Rispetto a quello però che ho scritto poco sopra, le scelte da parte della band è di proporre canzoni piuttosto prolisse, arrivando oltre gli undici minuti di durata in alcuni momenti.
Di questo va ammesso che se in molti casi potrebbe risultare un problema di “digestione”, per i Silence oath non lo è dato che la loro capacità di rendere fruibili brani così lunghi con variazioni sul tema ed innesti differenti, pur rimanendo piuttosto coerenti a se stessi.
Anche perché come accennato precedentemente, per arrivare a oltre 51 minuti di musica.
Forse l’uotro è un pochino troppo prolisso, ma possiamo considerarlo un esperimento quasi di doungeon-synth.
Batteria coerente con il genere, registrata in modo ottimale per il genere; basso poco percepibile, come spesso accade nei casi di metal estremo, chitarra ben strutturata e synth che, salvo alcuni casi, sono principalmente di cornice e a completamento del composto. La voce, sia in scream che in pulito, ha una sua dinamica molto interessante. Forse, avrei ridotto il quantitativo della combo di riverbero ed eco ma è una mia personale questione e non un difetto vero e proprio.
Personalmente mi hanno intrigato “The calling”, “When the pillars come down” e “From the womb of the earth” che per altro fa da titletrack dell’album.
Concludendo “From the womb of the earth” è un lavoro interessante nel suo complessivo; con diverse luci e poche ombre. Certo per poter apprezzare al massimo questo lavoro dovete avere a cuore il black metal con delle variazioni melodiche ed atmosferiche; in alternativa potrebbe risultarvi un lavoro scomodo.
Voto: 7/10
Alessandro Schümperlin















