La scena melodica è viva, tiene a sottolineare Tom Satin, autore di questo terzo album da studio, “Appetition” che arriva dopo cinque anni da “It’s about time” e ben nove dall’esordio “Satin”, tutta roba che ha funzionato benissimo in Giappone, mentre da noi europei è rimasta in retrovia.
Una posizione non meritata, perché Satin è una specie di genio norvegese di aor, nel senso che fa tutto da solo e lo fa bene. Mi ricorda due autori e compositori che hanno segnato la mia formazione musicale, in questo genere, come Aldo Nova e Jeff Cannata che, esattamente come il nostro Satin, avevano realizzato capolavori facendo tutto, dalla stesura delle song, a suonare tutti gli strumenti e alla loro produzione e mixaggio.
Detto questo, “Appetition” non è un capolavoro come “Images of Forever”, “Aldo Nova”, “ Subject” oppure “Watching the world” ma è comunque un buonissimo prodotto, in una fase in cui per il metal melodico e l’aor europeo non ci sono uscite particolarmente esaltanti.
Tornando a “Appetition”, i brani si susseguono con vivacità e proposte interessanti, senza grandi ripetizioni compositive, con qualche passaggio da rivedere a mio avviso, in un contesto comunque di facile ascolto e molto melodico che potrebbe trovare spazi e airplay importanti, se ci fosse la voglia di lanciare un prodotto diverso da parte dei programmatori radiofonici e di tutte le altre piattaforme musicali e non. Una storia vecchia, che però mi innervosisce sempre.
Dicevo della melodia e della struttura abbastanza semplice dei brani, che non vuol dire che siano banali. Un po’ da boy band pop, come costruzione vocale, “Everybody needs to be loved”, ma non è certo da buttare e anche l’iniziale “Going your way” è certamente un brano molto semplice da decodificare e già al primo ascolto è riconoscibile.
I due migliori brani, per quanto mi riguarda, sono due capolavori aor : “Angels come, angel go” è veramente equilibrata e esaltante sia per la linea melodica che accomuna la voce vellutata di Satin che la sua chitarra, che cerca sempre di mettere al servizio del brano e in questo caso, come nella seguente top song “Waiting for another man” è proprio il grande gusto nella collocazione degli strumenti a fare la differenza.
Il resto del disco offre spunti particolari, come in “A dream coming true” dove è una specie di carillon orientale, sicuro omaggio alla terra del sol levante che ha accolto il musicista con grande calore, a fare da riff alternativo, oppure il basso funkeggiante di “Looking at you” che conduce l’ascoltatore in una dimensione veramente diversa dal solito.
Sorprende anche “Jenny” che fino a un certo punto ha la classica conformazione di una ballata strappalacrime, con tanto di pianoforte e zucchero a fiumi, poi si torna al classico rock leggero che è la base di tutti i brani. “I’m still waiting” è un aor-cromato con le tastiere in evidenza, come il brano che conclude il disco insieme a “Fight again” con una ottima linea vocale e un interessante assolo.
Voto: 7,5/10
Massimiliano Paluzzi
















