La caratteristica più importante di questo “The Chosen Four” è certamente il suono, decisamente retrò, “valvolare” rispetto alle produzioni ipercromate cui ormai siamo abituati, grazie al digitale. Il motivo è molto semplice e risiede nella precisa scelta del quartetto finlandese, per un processo assolutamente analogico che riguarda tutte le fasi di lavorazione di questo terzo disco della loro produzione.
I Serpico propongono uno sleazy-street rock’n’roll minimale, con poche varianti rispetto allo schema classico del genere, dove ci sono poche concessioni alle divagazioni e si cerca di essere diretti e senza fronzoli.
In generale il ritmo è abbastanza elevato, le chitarre incisive, la voce adatta al genere proposto, le composizioni sono discrete. Non ci sono punte, i brani sono abbastanza scontati, pur se ben eseguiti.
Si comincia con “Riverbanks”, hard-street rock dove si capisce subito cosa sarà questo disco, con i cori che sono graffianti, seguita da una più ricercata “Midnight Cowboy” che va in crescendo e cerca di entusiasmare sia per la parte di chitarra che per quelle vocali. Non è male nemmeno il mid-tempo di “Rock your brain”, la cui intelaiatura è un riff decisamente azzeccato.
Anche i titoli tendono a assomigliarsi e “I’m a rocker” è uno sleazy-street trascinante basato su un classicissimo quattro-quarti, senza particolari sovrastrutture.
“Dark energy” è stato il primo videoclip e singolo presentato, in attesa del disco. Si tratta di una ballad sporca e elettrica, decisamente evocativa per quanto riguarda la linea vocale, che potrà catturare consensi fuori dal circuito metal, se i Serpico riusciranno a farla girare abbastanza.
“Silent love” è più tendente all’hard melodico, seppur innestandosi sullo stesso ritmo. Il riff, mixato in secondo piano, è già sentito e la chitarra ricama qualche sottolineatura per poi abbandonarsi a un assolo che ricorda in qualche modo quanto proposto da Slash e chitarristi simili. I cori sono quasi adolescenziali, ma nel complesso “The chosen four” non delude.
“Smokin’ hot mama” ricorda nel giro di chitarra e nel titolo la famosissima “Smokin’ in the boys room” dei Motley Crue e propone una variante rispetto a quanto ascoltato fino a ora, seppur lontana dal paragone che ho appena fatto.
Decisamente molto sleazy-rock “Holy rock outta-body” che però offre un ottimo assolo di chitarra che si distingue rispetto alle altre situazioni analoghe di questo disco, piuttosto convenzionali.
Il disco si conclude con “The last days of monopoly”, insolitamente lunga, introdotta in modo molto delicato, poi via al campanaccio e al rock’n’roll urlato e sguaiato dei Serpico, che non consegnano alla storia del rock una pietra miliare, perché “The Chosen Four” non presenta elementi particolarmente interessanti in termini di novità, ma meritano ampiamente la sufficienza per la loro musica, datata, ma gradevole.
Voto: 6,5/10
Massimiliano Paluzzi















