Non si ferma mai il più storico hardrocker nazionale. Il grande Pino Scotto, di cui tra poco uscirà il nuovissimo album “Dog Eat Dog” (appena recensito in anteprima qui sulle pagine telematiche di GiornaleMetal.it). L’album uscirà il 27 del corrente mese, e già sono state stabilite le prime date del tour che seguirà (si spera che non siano annullate dall’emergenza coronavirus attualmente vigente nel nostro paese). Abbiamo allora raggiunto un Pino ancora oggi in gran forma per un’intervista fulminea al telefono. Il che per il sottoscritto è sempre un grande piacere. Dato che ogni intervista con il Pino Nazionale si trasforma sempre in una chiacchierata piacevole e piena di comunione d’intenti. Bando alle ciance. A voi la voce di Pino.
Ciao Pino, bentornato. Come te la passi?
Bene, considerata la mia veneranda età. Qualche comprensibile acciacco, ma per uno come me che ha vissuto 40 anni di eccessi, e che per questi eccessi dovrebbe essere già morto, me la passo davvero bene. Ciò che mi ha salvato sono stati probabilmente quei 35 anni passati a lavorare in fabbrica. Di notte mi uccidevo, e poi ogni mattina, cascasse il mondo, andavo a lavorare. E tutto quel lavoro fisico mi ha fortificato. Perché poi tutti gli eccessi li consumavo di notte, sai. Di giorno, dovendo lavorare, alcol et similia mi facevano addirittura schifo. Con tutto l’esercizio fisico che facevo scaricando i camion mi sono tenuto costantemente in forma. (dio santo… uno stile di vita che ti permette di avere eccessi e poi sbolognarli ogni giorno… Pino, sei un monumento nazionale! NdR)
Dunque la tua attività non conosce pause. Un album nuovo di zecca è in uscita proprio in questi giorni. Puoi descriverci com’é andato il periodo di gestazione?
Ormai ho una cadenza fissa da circa 15 anni: pubblico un album ogni due anni. Poi vado in tour per un anno e mezzo. L’ultimo tour, finito ad ottobre, è arrivato a contare ben 140 date! Poi scrivo un album in 6 mesi e riparto. Certo, ora ci si mette il coronavirus… che non mi fa ripartire. Dunque, per quanto riguarda “Dog Eat Dog”, è stato l’album più veloce da realizzare. Tu sai che non faccio mai un album uguale all’altro. Come fanno Aerosmith Metallica e compagnia bella, che campano di rendita. Recentemente, come sai, ho deciso che m’ero rotto il cazzo della solita roba ed ho iniziato a cantare più Blues e con testi in italiano. A me piace sperimentare. In passato ho anche sperimentato la combinazione Rap/Metal. Ma alla gente questo non va giù. Tutti ti dicono che devi sempre fare quello per cui sei diventato popolare, sempre uguale devi essere. Guai se cambi! A loro da fastidio quando dimostri che sei un musicista vero. Hai capito? Quindi, siccome mi sono sempre concesso libertà creativa, per quest’album è stata una libertà dettata in prima linea da una rottura di coglioni. Hai capito? Volevo fare un album come li facevano negli anni ’70, scrivendo pezzi “come viene viene”. Che sia un pezzo Country, che sia un pezzo Blues… l’importante è che alla fine l’impronta è sempre la mia, sempre Rock & Roll, insomma. C’é addirittura un pezzo Prog, un pezzo Thrash… insomma, tanta roba. Ho cercato di fare un disco che lasci il segno da farci una chiusa per 5 o 6 mesi di fila, come avveniva per i migliori dischi degli anni ’70. Questo ovviamente è quello che ho cercato di fare io. Che il risultato sia buono alla fine è l’ascoltatore che lo deve decidere.
Due parole sui musicisti che ti hanno supportato nella realizzazione dell’album.
Federico Paulovich è il batterista dei Destrage. Leone [Villani Conti] è il bassista dei Trick Or Treat. Mauri Belluzzo è il tastierista (ma sa suonare di tutto) di Graham Bonnett, e con lui siamo amici da anni. Appena terminato l’ultimo tour di Bonnet, l’ho voluto non solo per le tastiere (non ce ne sono molte sul disco, comunque tutte suonate da lui) ma anche per affidargli gli arrangiamenti. Il chitarrista è Steve Volta, con cui ho scritto tutto l’album (seppure è presente un brano, “Dust To Dust” il pezzo Prog che ti dicevo, che ho composto assieme al mio precedente chitarrista Steve Angarthal, quello dei Fire Trails).
Se non sbaglio, anche quest’album ha un certo filo conduttore negli argomenti trattati nei testi. Puoi descriverci quali sono secondo te i più importanti?
Certo. Questi testi sono… il mio mondo. Rappresentano la mia rabbia. Sociale, politica, umana…
“Talking Trash” parla di un bel po’ di tizi che sono dei pezzi di merda… leoni di tastiera o comunque gente che sparla per strada perché hanno bisogno di parlar male di te, per sopperire alla loro carenza umana. E alle palle che evidentemente non hanno. Hai capito… parlo anche per esperienza personale. C’é una persona che mi ha dato parecchi problemi recentemente. Mi ha mandato fuori di testa per un anno, mi rompeva il cazzo tutti i santi giorni. Postava foto private su FB, faceva profili falsi a nome di mio figlio, dei miei amici… chiamava ristoranti in tutta italia e ordinava cene per 30 persone tutte a nome mio, lasciando il mio numero di telefono (di cui ovviamente era in possesso). Poi questi mi chiamavano per la conferma e dovevo disdire perché erano in Sicilia, in Sardegna… Chiamava le panetterie e ordinava 40 chili di pane dicendo che ero un proprietario di un ristorante. Un pazzo! Poi tramite denuncia alla polizia postale lo abbiamo beccato. E il mio avvocato mi ha detto che questo era uno dei miei più accaniti fan. Ecco perché sapeva tutto di me. Ecco perché conosceva ogni pelo del mio culo. Tra poco ci sarà la causa, e gli spacco il culo. Soprattutto per le foto private di mio figlio che ha diffuso sul web. Se lo avessi beccato in quel momento a fare quelle cose, giuro, lo avrei ammazzato.
“Ghost Of Death” è il brano più Thrash che ti dicevo. Parla di tutte queste menti avvelenate, sempre alla ricerca di successo, potere, denaro… purtroppo mi accorgo che ormai il mondo va sempre più verso quella direzione.
“Dog Eat Dog” parla in poche parole della guerra dei poveri. Cane mangia cane è un detto vecchio come il mondo. Nel testo dico che il cane che vince è quello che tu nutri. Il più corrotto. E la storia dice che nel nostro paese vincono solo ladri, puttane e pezzi di merda, purtroppo non esiste meritocrazia.
“Before It’s Time To Go” è una ballad che rappresenta un momento di redenzione. Redenzione dai miei “peccati”, gli eccessi di cui ti parlavo prima. Quando Lemmy è morto ho smesso tutto. Da tre anni e mezzo non tocco niente. Il brano difatti parla di redenzione con una gran voglia di andare avanti. Come dice il testo “ho ancora tante strade da percorrere e tante promesse da mantenere”.
“Don’t Waste Your Time”, il primo singolo (e videoclip), nasce da una mia esperienza molto brutta, causata da un bastardo che si è sbagliato a guardare una lastra ai polmoni credendo di trovare un male incurabile, e che mi ha fatto passare una notte che non auguro a nessuno. Avrei voglia di andarlo a cercare… comunque, il testo esorta a non perdere tempo appresso alle cazzate inutili: cerchiamo di fare cose importanti nella vita.
“Same Old Story” parla di tutte le storie “amorose” che ho avuto (ma attenzione, può succedere a chiunque, anche a delle donne che finiscono così con i loro partners), che hanno avuto sempre la stessa conclusione. Una prima si innamora di te perché sei un capellone selvaggio, e poi però finisce sempre allo stesso modo: ti vogliono cambiare. E finisce sempre uguale: che gli dici “ma perché non te ne vai affanculo?”
“One World One Life” invece è dedicata a mio figlio Brian. Riguarda tutti i genitori, alla fine. Descrive come ti cambia la vita la nascita di un figlio. Del miracolo che accade quando diventi padre.
La traccia dei Vanadium “Don’t Be Looking Back” è ormai un classico. Come mai hai deciso di rispolverarla discograficamente proprio in questa uscita discografica?
Tutto spontaneo. Stavamo in studio a registrare e ad un certo punto Steve è partito con l’arpeggio introduttivo di “Don’t Be Looking Back”. Se l’era imparata perché l’aveva chiesta ai miei precedenti chitarristi. L’abbiamo provata 5 minuti e alla fine abbiamo deciso: registriamola che va a finire che la mettiamo pure sull’album.
Beh, devo dire che l’operazione di “svecchiamento” di questa mitica canzone è andata alla perfezione. La nuova produzione gli dona. Passiamo al discorso live. Vi sono già in programma delle date per supportare l’uscita dell’album? Pensi che se ne possano aggiungere altre in corso d’opera (coronavirus permettendo)?
Una ventina di date programmate. Le più vicine sono il 17 marzo a Genova e il 18 a Piacenza. Avrei dovuto fare anche la presentazione dell’album alle Feltrinelli di Genova Firenze e Torino ma… è saltato tutto per ‘sto cazzo di coronavirus. Avevamo altre 20 date, ma non se n’è fatto più nulla, visto che l’agenzia stava chiudendo sempre per la stessa ragione. Qui stanno tutti aspettando per vedere cosa succede. Secondo me l’ultima cosa di cui parlare ora sono i live. Io sarei contento se si partisse già da giugno.
Si spera. Questa cosa maledetta sta preoccupando un po’ tutti.
Se facciamo come i cinesi, se agiamo tutti insieme, ce la facciamo. Ma non se la gente continua ad andare nei locali, sui navigli, o semplicemente ad andare a fare i coglioni in giro, capito, solo perché dicono “siamo giovani, questa cosa ammazza solo i vecchi”… a parte che se dici cose del genere sei una merda, non sei un uomo. Per questo vorrei che ci fosse la polizia per strada coi manganelli a dissuaderli. Perché questa è una cosa che riguarda tutti adesso. Non è solo una questione politica di destra o di sinistra. E’ una guerra che riguarda tutti. E se non ci schieriamo tutti assieme non la vinceremo.
OK l’intervista volge al termine. Il finale è lasciato a te. Saluta chi vuoi.
Cerchiamo di mettere a fuoco il cervello. Perché, parlo rivolgendomi ai giovani, vi stanno fottendo. Io oramai sto fuori perché sto in pensione dal mio lavoro in fabbrica da 13 anni. Ma invece voi, state cercando di costruire un futuro, perciò cominciate a far funzionare il cervello più del buco del culo. Solo lottando tutti assieme si arriva ad un risultato. Mettendovelo reciprocamente nel culo non si arriva a niente. Anzi, prima o poi il karma torna indietro e te lo ficca nel culo a te.
Degna conclusione! Ascoltate Pino, perché qualcosa da dire l’ha sempre per tutti!
Alessio Secondini Morelli
















