“Il legame che unisce la tua vera famiglia non è quello del sangue, ma quello del rispetto e della gioia per le reciproche vite”. Richard Bach
Un nuovo disco di Alan Simon è sempre una nuova scoperta, un nuovo viaggio musicale nei meandri del pomp rock, della folk music e in generale di quello che negli anni ‘70 era solo semplicemente Progressive Rock. Quello che abbraccia il più ampio spettro musicale, nel caso di questo nuovissimo Excalibur V: Move, Cry, Act, Clash! Le musiche sono scevre dai tecnicismi e da quelle suite che occupavano un intero lato degli LP da 22 minuti all’inizio degli anni ‘70…ma ricche di quella essenza unica che è assolutamente indispensabile per un disco: i Brani. Nel senso che le canzoni sono colme di melodia, raffinati arrangiamenti e qualità di idee. Un lavoro che potrebbe essere visto come un’opera alla Ayreon del mastermind Arjen Anthony Lucassen. Le musiche sono firmate tutte da Alan, assistito dall’onnipresente e bravissimo Marco Canepa in sede di arrangiamento e produzione. Le musiche sono quindi strutture della mente di Alan che chiama a sé come in una “round table” la crème della musica internazionale ad assisterlo nelle esecuzioni e nei cantati. Ecco quindi arrivare alla corte di Simon nomi che manderebbero in visibilio ogni amante della grande musica: John Wetton (Asia / King Crimson), Steve Hackett (Genesis), John Helliwell, Jesse Siebenberg (Supertramp), Bernie Shaw (Uriah Heep), Martin Barre (Jethro Tull)
Jeremy Spencer (Fleetwood Mac), Michael Sadler (Saga), Roberto Tiranti (Labyrinth), Jerry Goodman (Mahavishnu Orchestra), Shira Golan & Miriam Toukan (The Peace Tent Project).
Il progetto inoltre è sorretto a livello strumentale in tutti i brani da una band “fissa” formata da ottimi musicisti italiani: Paolo Ballardini, Alessandro Bissa, Massimo Palermo e il supervisore generale Marco Canepa.
Il disco scorre dinamico, forte e pieno di energia attraverso i 12 brani…questi hanno a tratti un vago senso di malinconia e forza contrastante tra il rock più duro e le suadenti melodie che Alan fa eseguire ai vari cantanti che si avvicendano lungo il disco.
Eccellenti le prove di Tiranti (che modula la sua voce su diversi registri per dare il massimo spettro sonoro al songwriting di Simon) e del grandissimo Bernie Shaw che in brani come Messaline e I Said Shout arriva con la sua voce profonda e intensa a dare un valore aggiunto ai brani, incredibile.
Lungo il disco segue la meravigliosa Heaven cantata ancora da Tiranti e impreziosita dal gigante Martin Barre alle chitarre, forse il brano più intenso e delicato del disco (il mio preferito in assoluto).
Segue When Your Feelings Grow, un mid tempo pink floydiano era Gilmour – complice il cesellato lavoro delle chitarre coni delay e il basso “avanti” nel mix che da “pulsazione sonora” al brano.
In chiusura due brani speciali: il primo è A Brand New Day che ci porta un Simon nei meandri della world music, con ampie aperture melodiche e arrangiamenti che imaginificano panorami sonori che vanno oltre la forma reale e ci trasportano con la mente ad affascinati culture lontane, ma vicine (Alan Simon è Francese e il cantato in Arabo è una chiave di lettura dello spirito Umano del grande cantautore). Non a caso nella canzone è presente Steve Hackett, che con queste nuove e ampie forme espressive sta scrivendo tanto e di qualità altissima (vedi lo strepitoso Surrender Of Silence, già recensito dal sottoscritto sulle pagine di GiornaleMetal.it).
Il secondo pezzo e brano conclusivo è The Vision…un sunto ideale di quello che il disco ci ha portato ed espresso, non come ci si potrebbe aspettare in 10 minuti e passa di brano, ma in 3 minuti e 35 secondi – il dono della sintesi e del giusto equilibrio..meno male che esistono ancora artisti così – il brano racchiude una serie di artisti stellari dei Fleetwood Mac e Fairport Convention, ma quello che rende così unico questo pezzo è la presenza alla voce di uno dei mie eroi…una voce tra le più belle del panorama del Progressive Rock (quello con la P grande) mondiale…quel tono puro, cristallino, ricco di pathos e di una profondità immensa che cantava pezzi come Fallen Angel e Starless del mastodontico Red dei King Crimson. Sto parlando di John Wetton…la cui scomparsa all’inizio del 2017 è stato motivo di profondo dolore per chi scrive.
La sua voce dall’anima profonda torna a vibrare nell’aria grazie a questo pezzo registrato nel 2006 a Parigi. Il disco stesso è dedicato al grande Wetton, amico di Simon. Con questo piccolo “Epitaph” concludo il mio breve articolo dicendo che l’album è un piccolo gioiello di Musica di alto livello, specchio ed espressione di un artista a 360° che trasmette nelle sue opere se stesso e quello che lui percepisce del mondo di oggigiorno. Caratteristica che è la componente fondamentale e fondativa della grande Musica.
“Un libro non è mai finito. È sempre lì, in attesa che qualcuno lo migliori ancora dopo una nuova lettura.” Richard Bach
Voto 8/10
John Sanchez















