Interessante progetto questo dei Venus Syndrome, band nata in Francia come cover band dei Dream Theater (il bagaglio tecnico quindi è di livello) che instaurando una collaborazione con l’altra parte dell’oceano Atlantico, con il tastierista brasiliano Rodolfo Lima Sproesser ha deciso di mettere su disco le proprie idee musicali. Il debut album edito per la Rockshot Records è un concentrato di prog metal di matrice moderna, della scuola americana degli anni 90 (Dream Theater, Queensrÿche, King’s X) ad alcune cose più europee come Threshold, Vanden Plas, Ivory Tower. La proposta si mantiene su coordinate abbastanza standard per il genere base, pregevoli le idee che sono una miscela degli stili adottati dalle band sopra citate.
Punto a favore del disco è sicuramente la produzione (mix e master ad opera di Simone Mularoni ai Domination Studio), suoni moderni, ma tarati sulla band e grazie a questa scelta il disco suona decisamente bene. Le chitarre sono cristalline e corpose, le batterie perfettamente a fuoco, il basso, alcune parti di batteria e le tastiere leggermente “indietro” nel mix globale a fronte di una voce più “avanti”. Scelta diciamo giusta e sensata per dare una componente più “metal-oriented”.
Ottima la prova del vocalist Emmanuelson che a differenza di tanti suoi colleghi cerca di spaziare tra il metal e il prog con un approccio più “ruvido” à la Russell Allen con meno medio alte e un taglio vocale à la Tom S. Englund o Warrel Dane.
La prova del songwriter principale della band Ayman Mokdad è ottima, si destreggia con disinvoltura attraverso i canoni del Prog Metal, senza però aggiungere nulla a quanto già detto o scritto dall’uscita di Awake ai giorni nostri.
Il disco è un buon disco che sicuramente farà felici gli amanti del genere, una buona scoperta della Rockshots Records.
Purtroppo però la band non riesce con questa sua prima prova a superare lo scoglio della “contemporaneità” della proposta. Nonostante ci siano degli ottimi presupposti (vedi un pregevole bagaglio tecnico e buone capacità di scrittura e arrangiamento), il disco suona come un buon album della fine anni ‘90 – inizi 2000. Oggigiorno il Prog è cambiato ed è cambiato per gli stessi “mostri sacri” di cui parlavamo sempre all’inizio…alcuni di loro hanno saputo rimanere diafani e filtranti secondo la loro sensibilità al mondo attuale e altri si sono adagiati sugli allori e i dati di vendita degli anni ‘90. Nel loro caso però si parla comunque di continuità artistica…le band citate facevano musica e avevano un loro sound già allora. Oggigiorno il Prog (quello di alto livello) è diverso dagli standard su cui è stato creato questo Cannibal Star.
Spero che questa mia recensione possa spronare i VENUS SYNDROME a ricercare più nelle loro sensibilità per tornare sulle scene con un secondo album più personale e attuale. Le basi per quel passo “in più“ necessario ci sono…rimaniamo in attesa…
Voto 7/10
John Sanchez
















