Nome storico della prima ondata del metallo italiano anni 80 con i friulani Halloween, band che partecipò alle prime compilation nazionali, Arthur Falcone si è poi ritagliato uno spazio personale, ottenendo molti successi personali, superiori a quanto raggiunto con le varie band in cui ha militato..
Su tutte da ricordare l’inserimento, con l’album del 2009 “Genesis of the prophecies” nella lista dei 70 dischi più influenti del genere neoclassico del giornale nipponico Young Guitar.
Sul genere neoclassico si muove anche il nuovo “Straight to the Stars”, annunciato già da tempo e uscito in queste ore. Con lui ospiti importanti come Goran Edman, Rob Rock, Titta Tani, Mistheria e Alberto Rigoni.
Ne esce fuori un buon disco, il terzo da solista, non particolarmente vario ma suonato alla grande da Arthur Falcone, che non nasconde certo ammirazione e influenza da Yngwie Malmsteen, superandone per freschezza e qualità compositiva l’ultimo prodotto dal grande chitarrista svedese, evidentemente un po’ a corto di idee, pur restando un esecutore straordinario. Il tributo al maestro Yngwie viene celebrato con una versione molto sentita di “I’ll see the light tonight”, con Mattia Martin alla voce e Alberto Rigoni al basso, che non sfigura certo rispetto al monumentale originale.
Altra cover “Soldier of Fortune” dei giapponesi Loudness, del grande Akira Takasaki, che ho avuto la fortuna di vedere dal vivo qualche mese fa a Prato e che è certamente un grande davvero. Anche in questo caso la cover è molto brillante.
I brani scorrono bene, più o meno sulle stesse coordinate, con l’eccezione della lenta “Distant Star” che evidenzia le doti melodiche di Mattia Martin e uno struggente assolo di un Falcone evidentemente ispirato dal tema delle stelle, visto che nei testi ci sono svariati accenni a questa componente dell’universo.
Per concludere per Falcone, insegnante di Luca Turilli e di tantissimi altri axemen, abituato a numeri importanti, come i 900 concerti tenuti sui palchi europei e mondiali, una prova convincente, che certamente farà venire in mente a tanti produttori e musicisti che se c’è bisogno di un grande chitarrista, magari per un disco italiano, non è necessario cercare il nome esotico, ma Arthur è pronto e “on fire”.
Voto: 7/10
Massimiliano Paluzzi















