Un invasato cosmico. Così potrei definire Andrew W.K. Una carriera nata intorno ai primi anni 2000 e costellata da una marea di produzioni, album di cover, collaborazioni che ha fatto del musicista originario di L.A. un fenomeno atipico. La formula stilistica di W.K. è semplice, banale quanto efficace: un mix di Metal massiccio in puro stile americano, con innesti di musica elettronica e un uso massiccio del pianoforte suonato in maniera quasi violenta come se fosse una batteria.
Uno come lui poteva venire fuori solo dagli Stati Uniti e l’approccio americano si sente e si vede spudoratamente anche nei suoi videoclip, creativi e tamarri (anche troppo). Faccia da pazzoide e testa calda, Andrew è tornato alla ribalta con il nuovo “God Is Partying” (prodotto dalla Napalm Records), uscito lo scorso 10 settembre e in cui celebra la sua fissazione più grande: i party.
Un lavoro forgiato su riff pesantissimi e ritmiche altrettanto Heavy contornate di melodie elettroniche vedi i singoli di promozione “I’m In Heaven”, “Everybody Sins” e “Babalon”. Il resto si spazia da episodi più calmi (“No One To Know”) e altri strutturati su bombe letali da Headbanging sfrenato ma con mood quasi Pop (“I Made It”). Non si può dire che Andrew W.K. sia uno sprovveduto, anzi ha capito tutto e sa il fatto suo. Il problema sta nel fatto che un disco così può annoiare a lungo andare e il motivo è molto semplice: è un sound plasticoso, banale e fin troppo tamarro. Adatto ad un pubblico di metallari della domenica e che può far storcere il naso a chi il Metal lo vive e lo segue in maniera seria.
Una formula carina si, forse ma che lascia il tempo che trova.
Voto: 5/10
Sonia Giomarelli















