Cosa fa Ross the Boss dopo i Manowar? Heavy Metal! Chiaro e semplice. La nostra Prode Ascia di Metallo si getta allora a capofitto nello Splendore del periodo attuale, che così tanto arride alla corrente più classica del Metallo Pesante, e tenendo sempre giustamente ben presente tutta l’indiscussa influenza da lui esercitata sulla scena Metal internazionale per tutti i “dorati” ’80s con la sua band di provenienza (non voglio più nominarla!), ecco che sforna uno dopo l’altro ben quattro albums nominali, di cui questo “Born Of Fire” è l’ultimo. Il livello tecnico e la potenza d’impatto frontale della band attuale di Ross non si discutono. Il batterista Steve Bolognese, il bassista Mike LePond e, soprattutto, l’ugola virtuosa ed assieme belligerante del singer Marc Lopes, temprati ed affiatati dall’attività live piuttosto forsennata degli ultimi anni, si presentano al fianco di Ross formando una line-up solida e piena di magnificenza Metallica. 45 minuti di Supremo e Nobile Metallo Pesante, una produzione capace di temprarlo come fosse una Claymore scozzese, un suono di chitarra elettrica da autentico Valhalla e… nessuna inutile prolissità, ma solo una dozzina di brani “acciaiosi”, tutti di durata media, perfettamente funzionanti dall’inizio alla fine. Tra pigne veloci a ripetizione, come la ferale incipit “Glory To The Slain” (mai attacco fu più azzeccato, trattandosi di Ross The Boss), mid-tempos più epici come “Denied By The Cross”, cavalcate bellicose come “Godkiller” e addirittura qualche influsso Folk/Metal su “Maiden Of Shadows”. Ancora una volta, Ross The Boss e la sua band forgiano dall’Inestinguibile Fuoco della Sacra Fornace un album di Puro Acciaio, rinnovando e se possibile riattualizzando la tradizione del Miglior Metallo Pesante. Nessuno dubiti su questo fatto. Ross spacca ancora oggi con la sua Sacra Ascia!
Voto: 8,5/10
Alessio Secondini Morelli
















