“Dopo tutto, di cose fragili ce ne sono talmente tante. Le persone si rompono così facilmente, e anche i sogni, e i cuori.” Neil Gaiman
Siamo nel 1992…Robin McAuley termina la sua avventura in una band fantastica: i M.S.G….band che lo vede coprotagonista con Michael Schenker, è un periodo di forti cambiamenti sia nella formazione con contrasti che porteranno a terminare il progetto e sia nel mondo musicale, il rock degli anni ‘80 all’inizio degli anni 90 è in crisi per il cambiamento delle “mode”. Le radio cominciano a portare alla ribalta il Grunge, genere che per alcuni ha la valenza di una ventata d’aria fresca per la musica e per altri un autentico terremoto che spazzerà via quasi tutto degli anni ‘80. Rimangono solo alcune band importantissime, che però non potranno discostarsi da quel mood anni’90 che porterà alla nascita di nuovi generi e nuove e proprie generazioni di grandi band che a sua volta influenzeranno le band a venire.
Un lungo periodo di silenzio accompagna la carriera di Robin, fino a quando si susseguono delle comparsate in vari progetti a inizio di questo nuovo millennio…
E così, quasi, dal nulla in questo caldissimo Giugno 2021 grazie al lavoro di Stefano Perugino e la Frontiers Records, arriva sulla mia scrivania questo stupendo Standing on the Edge. La mia faccia nel vedere questo CD nel porta documenti sarebbe stata da fotografare…una cosa alla “Mamma ho Perso l’Aereo”…stavo litigando animatamente con alcune agenzie di viaggi per avermi fatto saltare un volo per Parigi, il pensiero di dover arrivare in tempo a quell’appuntamento per via ferroviaria mi stava facendo innervosire e non poco…ma il vedere quel nome sulla scrivania mi mise subito di buonumore. Ma tralasciando i miei problemi con i mezzi di trasporto, parliamo di questo nuovo prodotto di Robin McAuley.
Le tracce dell’album sono una più bella dell’altra…stupende: l’opener Thy Will Be Done, la delicata e superlativa Late December, la Toto-oriented Do You Remember, il puro anthem Say Goodbye, la radiofonica (e anche un po’, permettetemi il termine, “televisiva”) Run Away. Ma potrei anche citare la Hammond-style Like A Ghost, con una bridge e un chorus davvero stupendi e la conclusiva Running Out Of Time, sigillo Hard Rock/AOR 24 k per un album davvero ben riuscito. La produzione è ottima, riesce nel 2021 a far suonare il disco contemporaneamente con lo stile degli anni d’oro del genere e fresco con un appeal moderno e per nulla datato.
Menzione d’onore per la band che suona tutto a livelli davvero altissimi, da Andrea Seveso alle chitarre, Alessandro Del Vecchio alle testiere, basso, cori e Nicholas Papapicco alle drums, una band tutta italiana, e la cosa mi fa davvero molto piacere, anche in Italia si possono produrre ottimi album.
Ma il valore aggiunto di questo album è nella voce di Robin che ci incanta lungo il disco con la sua classe davvero unica. Voci come quella di Robin sono davvero dei doni di natura, sempre presente nelle medio alte, ma senza essere mono-tonale, profonda il giusto per abbracciare un’ampia gamma dinamica, e fattore fondamentale è l’espressività che senza l’ausilio di inutili e ampollose rifiniture riesce ad avere quell’anima quasi soul, delicata e graffiante il giusto per il genere Hard-Rock/Aor.
Quindi in definitiva mi sento di dare davvero un’ottimo voto a questo stupendo Standing on the Edge. Ben vengano questi progetti e ben vengano questi ottimi lavori in Italia e diciamo ben tornato a un cantante che avrebbe dovuto raccogliere molto più in rapporto al suo grandissimo talento. Grazie a Perugino e alla Frontiers per averci ridato il grande, gradissimo Robin McAuley
“La speranza è riuscire a vedere che c’è la luce, nonostante tutta l’oscurità” Desmond Tutu
Voto: 8/10
John Sanchez















