Ed eccolo qui, il primo doppio dal vivo del tastierista Don Airey. Sulla copertina e’ scritto A True Hard Rock Songbook. E tale e’ questo disco, in quanto ripercorre una carriera ultraquarantennale che ha attraversato alcuni fra i nomi piu’ prestigiosi del genere stesso. Rainbow, Ozzy Osbourne, Whitesnake , Gary Moore (anche con i Colosseum II ) e naturalmente Deep Purple. E in tutto questo il prode tastierista ha anche realizzato svariati album solisti sempre di alto livello. Iniziamo subito con le note negative, ammesso che ce ne siano. Non troviamo in scaletta nessun brano di Ozzy Osbourne, quando la celebre intro di Mr Crowley la si ascolta in ogni concerto dei Deep Purple. E poi un altro appunto. Don Airey nel corso dei cento minuti di concerto non si lascia mai veramente andare a lunghe maratone individuali. Per qualcuno questo sara’ un pregio, il fatto che il musicista abbia sacrificato il proprio ego individuale allo spirito d’insieme ma chi scrive avrebbe sinceramente gradito una decina di minuti di bordate soliste senza limiti. Certo, le tastiere sono dominanti nel sound della band, ma fondamentalmente lavorano a favore dell’economia di gruppo. La band che accompagna il Nostro in questo viaggio e’ ampiamente collaudata e comprende il cantante Carl Sentence, il chitarrista Simon McBride, il bassista Laurence Cottle e il batterista Jon Finnigan. Don Airey nell’immaginario hard rock e’ l’uomo che ha sostituito Jon Lord nei Deep Purple consentendo alla band di sopravvivere. E questo ruolo e’ stato in qualche modo garantito anche dalla sua militanza nei Blackmore’s Rainbow a cavallo fra i Settanta e gli Ottanta. Erano gli anni in cui il rock duro si rinnovava e diventava una realta’ codificata e identitaria. Al primo Monsters Of Rock del 1980 a Castle Donington erano i Rainbow a traghettare il vecchio hard rock nel nuovo heavy metal facendo da headliner in una kermesse per la prima volta votata ai suoni duri e amplificati. E Don Airey era li’. Era lui che di fronte al pubblico di Donington faceva sognare della reunion dei Deep Purple inserendo maliziosamente le note di Smoke On The Water durante i suoi straripanti sipari solistici. La scaletta di questo Live in Hamburg attinge molto dai momenti con Gary Moore con brani bellissimi come Nuclear Attack, Still Got The Blues e Desperado dei Colosseum II. Shooting Star, The Way I Feel Inside e Lost Boys sono piacevolissime gemme tratte da diversi solisti di Airey. Is This Love dei Whitesnake ci regala sempre romantiche emozioni. E naturalmente, e fortunatamente, siamo inondati da ben nove brani di origine Purple/Rainbow. Dei Rainbow vengono sciorinate le hit piu’ gettonate come I Surrender, Since You’ve Been Gone e All Night Long. Ma anche i tour de force come Difficult To Cure e Lost In Hollywood (che poi sfocia in A Light In The Black, brano precedente all’ingresso di Airey nella band). Come dicevamo , questi brani, che nei concerti dei Rainbow finivano con il durare dai venti ai trenta minuti, qui vengono ridimensionati e resi piu’ compatti. E invece lo ribadiamo, avremmo voluto assistere a divagazioni senza freni. I Deep Purple, il gruppo definitivo dell’artista, sono rappresentati da Pictures Of Home, Hush e Black Night, pezzi che da decenni non mancano mai nelle scalette della band. Spicca una bella esecuzione di Child In Time, un classico da tempo depennato dalle scalette live del combo inglese. Ian Gillan da molti anni ha deciso di non sentirsela piu’ di misurarsi con un brano che lo ha reso leggenda. L’esecuzione di Carl Sentance dimostra come un brano cosi’, concepito per il virtuosismo vocale, per gli acuti impossibili, si puo’ rendere bene anche perseguendo un approccio diverso. Alla fine siamo soddisfatti e alquanto appagati, fatte salve le riserve che abbiamo esposto. Live In Hamburg e’ comunque un appuntamento irrinunciabile per tutti i seguaci dell’hard rock piu’ classico.
Voto: 8/10
Silvio Ricci















