Ciao ragazzi, benvenuti su Giornale Metal, vi ringrazio per la disponibilità!
Ciao Sonia, è un vero piacere per noi essere ospitati su Giornale Metal.
“Derealizzazione Sintomatica” uscirà il prossimo 22 gennaio per Onde Roar Records. Un prodotto veramente interessante che è stato anticipato dal singolo e videoclip “Ombre della mente”…
È stato un processo maturato negli ultimi anni, dopo l’uscita di “Rito Apotropaico”, quasi a chiudere una ideale trilogia dell’inconscio, dove abbiamo voluto esplorare ancora più in profondità quelle che sono le paure e le angosce dell’essere umano; infatti potremmo dire che è una sorta di “concept album”. Brani come “Fobia”, ad esempio, in cui la protagonista scopre di essere stata sepolta viva; o “Identità” parla della presa di coscienza del sé dopo l’essersi persi nei meandri delle proprie paure.
Il testo di “Ombre della mente” fa riferimento al periodo in manicomio di Alda Merini e trasmette un messaggio di positività anche in situazioni tragiche come quelle di un internamento in un ospedale psichiatrico e sappiamo tutti com’erano le condizioni dei pazienti quando questi erano ancora aperti. Secondo voi anche da una situazione drammatica come quella di una pandemia come quella attuale, possiamo veramente attuare un comportamento di miglioramento e di positività nei confronti di ciò che ci circonda?
Alda Merini è stata una persona eccezionale, di grandissima sensibilità e cultura. Ha studiato musica, pianoforte, ed è terribile pensare che a soli sedici anni sia stata internata a causa delle sue “ombre nella mente”, che nel suo caso erano disturbo bipolare e depressione, oggi facilmente gestibili a livello psicoterapico. La canzone vuole esplorare i meandri della condizione di un internato nella “casa dei pazzi”, della sua voglia di libertà dove l’unico modo di evadere è con la fantasia. Lei lo ha fatto con la poesia. Per rispondere alla domanda, e senza entrare in questioni politiche o quant’altro, nel corso di questi lunghi mesi assurdi, da tv e social abbiamo visto e sentito ogni tipo di slogan e comportamenti; noi non crediamo che una condizione di “isolamento” e restrizioni come quelle che stiamo vivendo possano portare a un comportamento di miglioramento e positività nelle persone, anzi. Il togliere ogni tipo di libertà, studio, lavoro, espressioni artistiche e sportive sta già dando i suoi risultati negativi in tutti noi.
In “Fata Verde” c’è la partecipazione di un ospite d’eccezione, Omar Pedrini dei Timoria. Com’è stato lavorare con un musicista importante come Omar?
Persona sublime Omar! Di un’umanità e disponibilità fuori dal comune. Oltre che amare i Timoria in quanto grandi fans, abbiamo avuto modo di conoscere Omar e parlare con lui in molte occasioni prima di questo progetto e per noi era già un sogno avverato. È una di quelle persone che, anche se ti ha visto una volta sola anni prima, si ricorda addirittura di cosa si era parlato in quell’occasione. Ha sempre mostrato un forte apprezzamento per noi e i nostri lavori. Qualche anno fa, a un suo concerto qui in regione (FVG) ci ha visti tra il pubblico e ha invitato la nostra Anna a duettare con lui in “Sangue impazzito”, uno dei cavalli di battaglia dei suoi Timoria. Un’emozione unica! Quando abbiamo scritto “Fata verde” Anna ha da subito pensato ad un duetto con Omar, “ma sì, puoi credere se uno famoso come lui accetterebbe di cantare in un nostro brano…”, e invece il sogno si è realizzato. Gli abbiamo mandato il brano da ascoltare e lui praticamente subito ci ha risposto che gli piaceva un sacco ed era felice di collaborare con noi. E ora abbiamo Omar Pedrini nel nostro disco, che volere di più?
Ho letto che la letteratura e la poesia sono tra le vostre passioni e ho trovato molto interessante l’inserimento di narrazioni legate a personaggi come Verlaine e Rimbaud (“Fata Verde”) e il Cappuccetto Rosso dei Fratelli Grimm (“Favola”), quest’ultimo rivisitato in chiave molto cruenta…
Per tutti noi, in particolare per Anna, letteratura e poesia, oltre che una passione, sono una fonte d’ispirazione costante. Già ai tempi di “Gocce d’Assenzio” (2010) il brano “Donna prescelta” ad esempio è ispirato al romanzo “Memorie di una Geisha” di Arthur Golden. Senza parlare dei miti e leggende presenti in altre canzoni del passato come “La Strega di Port’Alba”, “Regina guerriera”, “Corpi di pietra”, per fare un piccolo esempio. Per tornare ai brani da te citati, “Fata Verde” affronta il tema dell’omosessualità e della storia d’amore triste e impossibile (per l’epoca) dei due grandi poeti, dell’amore considerato “diverso” da quella società bigotta che impedisce alle persone di amarsi e si permette di giudicare “maledette quelle storie che non hanno ne sesso ne genere”. La vera “Favola” di Cappuccetto Rosso non è quella a cui ci hanno abituato, col passare dei secoli è stata edulcorata. La storia qui raccontata parla di una donna che entra nel bosco, non per andare dalla nonna ma per cercare se stessa e la saggezza delle Donne antiche. Quasi un archetipo Cappuccetto Rosso, che nel bosco incontra il Lupo, predatore che si camuffa da angelo e con parole dolci ammalia, ma con nascosta malvagità l’aspetta. Lupo, metafora dell’uomo visto come predatore sessuale da cui guardarsi e non dipendere; Cappuccetto Rosso, donna senza paura di perdersi che impara a camminare da sola fino a trovare se stessa e guardare il Lupo negli occhi senza timore.
Il vostro stile di musica richiama fortemente alla scena Rock degli anni ’70 ma anche al Doom di matrice Epic ( mi vengono in mente band come Sorcerer o Candlemass). In Italia per queste sonorità esiste una scena florida seppur quasi sconosciuta ai più tanto che l’Italian Dark Sound è riconosciuto anche all’estero per qualità ed influenza. Vi ritrovate in queste etichette? Quali sono le vostre principali influenze musicali?
Hai centrato il punto. Il nostro stile è influenzato dalle sonorità degli anni settanta, da gruppi come i Black Sabbath fino ai citati e amati Candlemass, per poi virare anche verso venature Hard Rock e Prog. Abbiamo gusti musicali tra i più vari e questo si può apprezzare maggiormente in questo ultimo lavoro, dove sperimentiamo soluzioni e sonorità per noi nuove, pur restando fedeli al sound ArtemisiA. Il valore aggiunto, a nostro avviso, è l’uso del cantato in italiano con lo stile unico e particolare di Anna che riesce a coniugare teatralità e cantautorato con la musica Doom e Stoner.
Quanto o se ha influenzato la vostra terra di origine (Gorizia, il Friuli) nella vostra musica?
Abbiamo la fortuna, o sfortuna per altri frangenti, di vivere in una regione dalle forti tradizioni di origine Celtica. Non a caso abbiamo dedicato il brano “La Benandante” a una delle figure emblematiche e mitologiche di queste terre, con tradizioni che si perdono nella notte dei tempi. Per ritornare a “Ombre della Mente”, a Gorizia c’è il centenario ex ospedale psichiatrico che prende il nome dal Dott. Franco Basaglia che lo diresse negli anni sessanta, iniziando qui le sue innovative sperimentazioni terapeutiche.
Ho notato che sul vostro sito alla sezione biografia è stata messa una foto dell’opera di Artemisia Gentileschi “Giuditta che decapita Oloferne”. Immagino non sia un caso…
Assolutamente no. Infatti nell’album del 2013 “Stati Alterati di Coscienza” abbiamo scritto una canzone, “Nel dipinto”, su questa donna che in tempi non maturi per l’epoca si erse a paladina dei diritti delle donne e denunciò lo stupro subìto. Il processo che ne seguì fece scalpore. Nel quadro, pur rappresentando un episodio Biblico, ella raffigurò se stessa nell’atto di decapitare il suo stupratore.
Surreale far uscire un disco e non poter suonare dal vivo..
Incredibilmente surreale e irreale. Per un gruppo come noi dove la dimensione Live è quella naturale, questi mesi di inattività forzata è quasi un dolore fisico. Oltretutto a ogni uscita di un disco eravamo soliti creare un evento per presentarlo dal vivo, organizzando un concerto con tanto di buffet per tutti gli invitati. Una vera festa. Questo, oltre ai concerti nei Club e Festival, è il vero dispiacere per questo lavoro a cui teniamo particolarmente.
Cosa ne pensate della scena musicale Rock e Metal Italiana? Avete delle band che seguite con interesse oppure siete fuori da questo mondo?
L’auspicio è che la musica Rock e Metal italiana ritrovi finalmente lo spazio che merita e che aveva nei decenni scorsi. La musica in questione non è morta, anzi! Ma bisogna sostenerla e valorizzarla ascoltando tutti i gruppi sconosciuti e semisconosciuti sparsi nella Penisola. Noi personalmente seguiamo molto gli altri gruppi della nostra regione, non bisogna rinchiudersi nel proprio bozzolo di autocompiacimento. Questo serve da sprono e ispirazione.
Grazie mille per l’intervista. Vi lascio con un saluto ai nostri lettori!
Grazie infinite a te per lo spazio dedicato. Salutiamo tutti i lettori di Giornale Metal con l’augurio di un periodo più sereno per tutti e per la musica suonata in particolare. Abbiamo tutti bisogno di “calore da concerto”. Stay Roooock!!!
Sonia Giomarelli















