Altra proposta particolare da parte di Rockshots che propone questa band i Six degrees che hanno un impianto basico di band quali: Soilwork, Meshuggah di qualche anno fa, Pantera (specie nella voce maschile ed acluni registri chitarristici), e una doppia componente dallo stesso ceppo ossia da sua maestà Devin Townsend: la prima quella dell’approccio alla voce femminile molto simile all’approccio del genio canadese con Anneke nei suoi lavori personali. La seconda è quella di synth particolari.
Ma andiamo oltre, o meglio entriamo più nello specifico delle forme compositive: chitarre preponderanti che dettano legge, forse troppo; una batteria corposa ma tenuta leggermente indietro, prima nota dolente, specie per quello che comporta i tamburi. Il basso si sente e non si sente, purtroppo; altra pecca, ma si sa in certe frange del metal pur essendoci il basso non sempre si percepisce in modo lineare, perché si fonde sia con le frequenze alte della batteria che con quelle gravi delle chitarre.
Le voci sono parecchio interessanti, in primis quella femminile che per fortuna non si presenta come la “solita finto lirica” ma bensì si propone con il registro di “proprietà” e che proprietà oserei dire.
Una capacità interpretativa di molto sopra le righe e sopra la media di questo periodo e riesce ad addolcire le sonorità ruvide dei pezzi senza edulclorarli.
Il cantato maschile come già accennato affonda le radici nei Pantera e nei Soilwork. Growls profondi e rabbiosi che si insinuano nella testa dell’ascoltatore e scardinao qualsiasi cosa; nota simpatica in più passaggi quando la voce maschile “prende la rincorsa” dal sussurrato all’urlo rabbioso si nota una certa impronta stile Corey Taylor.
Le voci e le chitarre sono state poste in primissimo piano, con un mix ed un master più tipicamente pop, per le voci, e da guitar hero per la chitarra.
Dispiace che la sezione ritmica ed i synth siano messi leggermente in un angolo. Forse sarebbe stato utile dare qualche colpetto in più ai fader della batteria e del basso. Altra pecca che noto, le tracce sono parecchio simili l’una all’altra e si perde un pochino di attenzione a lungo andare. Forse qualche arrangiamento leggermente differente l’una all’altra avrebbe reso più “wow” questo lavoro. Ma sia chiaro il risultato finale è più che dignitoso.
“May 10”, “Malaka’s multiple choice answer”, “Stuck in the middle” e “Silent glance” sono pezzi interessanti e degni di nota; Inoltre l’album si chiude con un’ulteriore nota, questa volta di colore, ovvero la cover “The power of love”, quella di Huey Lewis dalla colonna sonora di ritorno al futuro e non quella di Frankie goes to hollywood
Direi in conclusione che “No One is Innocent” è una buona rampa di lancio e speriamo che la band possa fare le correzioni di cui sopra e di certo il futuro sarà parecchio raggiante per loro.
Voto: 6,5/10
Alessandro Schümperlin
















