Digging Deep: Subterranea e’ un doppio album antologico che ripercorre l’ormai quasi quarantennale carriera solista del leggendario cantante dei Led Zeppelin. Non e’ stato sempre facile convivere con un passato cosi’ glorioso e ingombrante. Nell’immaginario collettivo i Led Zeppelin sono stati la rock band assoluta, perfetta, irraggiungibile. Sono stati vissuti come una sorta di Dei. La loro biografia piu’ famosa si intitola Il Martello Degli Dei. Lo stesso Robert Plant, nel corso di un’intervista negli anni Settanta si mise in posa sul balcone gridando “Sono Un Dio Dorato!” I loro concerti sono diventati pura leggenda per la durata di due, tre, quattro ore e per il numero record di spettatori paganti per un solo gruppo. I Led Zeppelin sono diventati il simbolo musicale ed estetico del rock dell’eta’ dell’oro. Dei tre membri superstiti Robert Plant e’ stato il solo ad avere una carriera solista concreta e continuativa. Jimmy Page e John Paul Jones in tutti questi decenni hanno prodotto pochissimo materiale inedito mentre il biondo cantante ha prodotto una decina abbondante di album solisti piu’ svariati altri frutto di collaborazioni con altri artisti come lo stesso Jimmy Page. Questo corposo attinge al repertorio solista vero e proprio. Si riascoltano quindi brani tratti dal primo Pictures At Eleven (1982), proseguendo per The Principle Of The Moments (1983), Shakin’n’Stirred (1984), Now And Zen(1988), Manic Nirvana (1990), Fate Of Nations (1993), Dreamland (2002), Sixty Six To Timbuktu (2003), Mighty ReArranger (2005), Lullaby And…The Ceaseless Roar (2014), e Carry Fire (2017).La raccolta presenta anche tre brani inediti di buon livello, Nothing Takes The Place Of You, Charlie Patton Highway (Turn It Up, PT 1) e Too Much Alike. Riascoltando questa trentina di brani riemerge tutta la natura piu’ melodica, melodica, etnica e sensuale della musica di Robert Plant. Un artista che da solista ha sempre teso a non voler ripercorrere i territori del rock duro. A volte lo ha fatto anche con dichiarazioni perentorie e al limite della spocchia. Quei territori per lui rappresentano il passato ingombrante con cui non ha sempre convissuto serenamente. Non solo per un discorso di attitudine artistica ma anche a seguito di dolorose vicende personali legate al periodo come la morte del figlio Karac nel 1977 e quella dell’amico fraterno John Bonham nel 1980. Eventi che hanno segnato brusche interruzioni nella storia della band ,temporanee come nel 1977 in cui si interruppe il tour americano, e definitive come nel 1980 in cui ebbe fine la storia del gruppo stesso. Possiamo quindi accordare a Plant la motivazione del dolore. Del resto negli Zeppelin convivevano diverse anime musicali. La potenza del rock proveniva essenzialmente dalla funambolica chitarra di Jimmy Page e dalla tempesta ritmica primordiale di John Bonham. Plant sapeva muoversi bene in tale contesto con la sua voce che sapeva farsi ruggito felino, sirena lancinante e tante altre cose. Ma la sua vera anima musicale era senza dubbio piu’ eterea e riflessiva come la sua produzione solista dimostra ampiamente. La musica raccolta in questo Digging Deep scorre quindi fluida, ammaliante, seduttiva. Ogni brano e’ una piccola perla da (ri)scoprire . Poi ci sono le gemme particolarmente luminose come Like I’m Never Been Gone, Ship Of Fools, I Believe e 29 Palms. Robert Plant e’ ormai una sorta di vecchio saggio per i suoi fans. Il Dio Dorato di un tempo antico e’ diventato un maturo e fascinoso stregone dispensatore di emozioni intrise di oriente, di sensualita’ e di malinconia. Questa doppia antologia offre l’occasione per ricordare a chi ancora non se ne fosse accorto che lui non e’ semplicemente il cantante del gruppo che per tutti gli anni Settanta troneggiava fieramente in cima al Mondo.
Voto: 10/10
Silvio Ricci















