Gli Xentrix sono una band thrash inglese e che come molte realtà europee, extra Germania, hanno accusato il colpo da parte della “corazzata americana” e come molte band hanno lasciato il campo dopo alcuni album. A differenza di altri gli Xendrix hanno deciso di non mollare e di perpetrare non solo di comporre ma di rimanere fedeli a se stessi ed al thrash.
Il loro lavoro nel 2019 “Bury the pain” ne è una conseguenza logica ed un ben tornati sulle scene mica da poco.
Di fatto cosa troviamo in questo “Seven words”? Un album sincero e diretto di thrash metal che non ha nulla in meno di quello che potrebbe essere un lavoro sia dei Testament che dei Kreator. Quindi tharsh compatto che non ha fronzoli, che ha gli stilemi classici di batteria bella carica e “smitragliante” di doppio pedale e non solo; chitarre affilate e suonate con una certa capacità ed una certa maestria. Basso non sempre percepibile al meglio, ma con una sua dinamica. Una voce graffiante affilata e potente mette la ciliegina sulla torta.
Lavoro di mixer ottimo, per il genere ovviamente, scelte di post produzione interessanti che non tolgono nulla alla genuinità delle idee della band.
Se da un lato una composizione genuina e ligia ai canoni del genere, che la registrazione, il missaggio ed il mastering arricchiscono questa dinamica c’è un “ma” che tuttavia può incupire l’ascoltatore.
Qual’é questo MA? Il fatto che essendo così tanto ligio al genere, così tanto in linea con gli stilemi classici, non ci sono guizzi particolari e di conseguenza mancano dei punti di alta originalità.
Scelta consapevole? Caso fortuito? Sfortuna che si abbatte sulla band? Non credo nessuna delle tre; semplicemente che un eccesso di coerenza e di “genuinità” potrebbe portare ad un meccanismo che non aiuta a spiccare dal calderone delle band che suonano thrash.
“Spit coin”, “The altar of nothing” e “Everybody loves you when you’re dead”, la titletrack “Seven words”, “Ghost track number 10” e “My war” sono le tracce interessanti dell’album. Menzione speciale per “Bilion dollar babies” cover del successo di Alice Cooper fatta in versione thrash.
In definitiva questo Seven Words è un buon album, che si difende bene, che farà certamente la felicità di parecchi thrasher, ma che potrebbe far storcere il naso per chi non è interessato a del materiale vecchio stile.
Voto: 7/10
Alessandro Schümperlin















