Gradito ritorno dei Wolvespirit, vecchi e incorreggibili hippy con sede a Wurzburg in Baviera. Il gruppo giunge al suo sesto album (si sono formati nel 2009) e questo nuovo “Change The World” rafforza il loro status di rock band old school. Se cerchiamo paragoni alla loro proposta musicale possiamo trovarli in band come Kadavar, Blues Pills o Graveyard ma, ad onor del vero, avendo mosso i primi passi all’alba del genere possiamo dire che i Wolvespirit hanno un trademark abbastanza personale per almeno tre ragioni. La prima è la voce della singer americana Debby Craft che possiede molte similitudini con quella di Janis Joplin, la seconda è la bravura dietro i tasti di avorio di Oliver Wolfhart (le tastiere sono onnipresenti ma mai fuori posto né troppo invadenti), la terza (e non si può assolutamente non tenerne conto) è che l’album è stato registrato a Nashville, negli stessi studi usati Eric Clapton, Allman Brothers e Willie Nelson (e tanti altri). Questo conferisce alla registrazione un sound caldo e affascinante dalla prima all’ultima canzone.
“Change The World” parte in quarta con due pezzi che sono due veri e propri cazzotti nello stomaco. “Don’t You Know” e “Hell’s Bells Are Ringing” colpiscono col il loro groove e il rock a cavallo tra anni 70 e 80. Ritornelli melodici e un gusto innato per i riff di chitarra li rendono perfetti per aprire un album. La Title Track è leggermente più complessa e ci riporta in mente i migliori Uriah Heep grazie alla parte centrale dominata dall’hammond. Ci si cala nel rock mainstream con “Thunder And Lighting”, che può essere accostata ai Poison di “Native Tongue”. L’azzeccato refrain e la sottile linea blues risultano davvero importanti. Bellissime la ritmata “Strong Against The Wind” dove le tastiere fanno da filo conduttore donando al pezzo un fascino di altri tempi e l’incalzante “Drown You Down” che possiede una certa assonanza con l’Alice Cooper anni 70. “Fallen” è il primo lento e ci riporta in mente gli scenari del Bon Jovi epoca “Blaze Of Glory” mentre “Time Is Running” intriga con il suo ritmo e il suo ritornello ruffiano. La delicata “Over The Rainbow” ci mostra la versatilità di Debby Craft dietro il microfono, capace di graffiare oppure sedurre a seconda di quello che richiede la canzone. In chiusura i Wolvespirit ci deliziano ancora con il blues di “I Belong To You” e con le reminiscenze The Doors di “Crazy” (forse il pezzo che si distanzia maggiormente a livello stilistico).
“Change The World” rafforza ulteriormente lo status di band “rock old school” per il combo tedesco. Il tutto suona in maniera omogenea e in una certa maniera si distacca leggermente da quanto fatto in passato. Il fatto che poi l’album rimanga comunque sempre godibile anche dopo ripetuti passaggi è un ulteriore freccia all’arco dei Wolvespirit, dopotutto il rock non muore mai e qui ne abbiamo l’ennesima prova.
Voto: 7,5/10
Fabrizio Tasso















