Ciao ragazzi, innanzitutto benvenuti sulle pagine di GiornaleMetal.it, come state? Finalmente il paese sta tornando in un regime quasi “normale”, come avete passato questi mesi di Zone “Colorate”?
Ciao, grazie per la possibilità di questa intervista, noi tutto bene.
Finalmente si ricomincia a suonare in sala prove e, si spera, anche dal vivo. Per fortuna noi 5 abitiamo tutti abbastanza vicini quindi siamo riusciti a mantenerci in contatto, ma anche a lavorare a distanza.
Complimenti per il vostro nuovo You Are Not, l’ho trovato un passo avanti il vostro precedente Perceptions, come lo vedete questo nuovo album e che iter avete seguito per la sua produzione?
Grazie mille, ci fa un sacco piacere, siamo convinti anche noi di aver fatto un bel passo avanti nello sviluppo della nostra proposta musicale e siamo molto orgogliosi del nuovo album.
Il disco sviluppa le idee già affrontate con “Perceptions” ampliandole, in maniera più coesa a livello di band. Vengono aggiunte nuove influenze di vario tipo, dal jazz, alla musica latina, al techno thrash metal…ma sempre senza snaturare il nostro stile.
Il nostro tastierista Enrico ama definire questo album “sciamanico” e mi piace questa definizione, lo rende misterioso e visionario.
Tra i brani che mi hanno più entusiasmato del platter ci sono Enough e In the Garden of Dreams and Grace, vi siete ispirati a qualche band in particolare? Quali sono le band che più vi hanno influenzato?
Esistono moltissime band e artisti, non solo musicali, che ci hanno influenzato sia in fase di scrittura che di arrangiamento, ma non ci piace dire “adesso scriviamo un brano alla…”, preferisco, almeno a livello personale, lasciare che le varie influenze dialoghino tra loro in maniera naturale quando compongo, senza decidere quale risultato voglio ottenere. Questo è il motivo per cui a volte nei nostri brani si sentono elementi anche molto diversi tra loro ad esempio. Per quanto riguarda questi 2 brani nello specifico, penso che “Enough” abbia qualche atmosfera riconducibile vagamente ai Leprous che riteniamo essere una band molto importante nel panorama prog moderno ed è una band che apprezziamo, ma io ci sento anche qualcosa dei Dream Theater classici.
Per quanto riguarda “In the garden of dreams and grace” non sento richiami diretti dal punto di vista musicale, si va dal prog rock ad un riff molto metal quasi “alla Meshuggah”, però il testo è ispirato al quadro “Il carnevale di Arlecchino” di Joan Mirò.
Molto interessante anche la copertina dell’album, come avete sviluppato l’idea e chi ve l’ha prodotta?
Il concept della copertina è mio (Francesco Tresca) ma è stata sviluppata magistralmente da Mirko Marchesini e Chantal Alessi, sono davvero felicissimo di questo risultato.
Uno dei brani del disco si chiama “Mr. K” es è ispirato alla figura e alla letteratura di Franz Kafka e in particolare alla sua opera “La Metamorfosi”. In questo racconto il protagonista si trasforma in un insetto costruendo una forte allegoria sull’alienazione dell’ uomo nel mondo moderno.
Inoltre esiste un film per me molto importante che si chiama “La Mosca”, di David Cronenberg, che re-interpreta alcuni temi kafkiani, come appunto la mutazione e la figura della mosca si ritrova nella nostra copertina.
Infine, per chiudere il cerchio, il titolo del disco “You Are Not” è ispirato ad una citazione proprio del regista David Cronenberg, una figura artistica sicuramente molto importante e influente per il sottoscritto.
Nella Recensione ho fatto un piccolo appunto (inteso come critica costruttiva) alla produzione, che mi è sembrata non “modernissima”, è stata una scelta di budget o ragionata per aver quel tipo di suono?
Il disco è stato mixato come il precedente da Luca Dal Lago, un nostro collaboratore di vecchia data (anche per altri progetti musicali) per cui abbiamo una forte stima e di cui ci fidiamo molto.
Non abbiamo deciso a monte se il disco dovesse suonare “moderno”, “vintage” o altro; semplicemente abbiamo scelto i singoli e suoni e il mix generale in base ai nostri gusti musicali.
Penso che alla fine sia uscito un ibrido molto dinamico in cui si possono percepire sia le sonorità più legate al progressive rock classico (anni 70) che quelle legate al progressive metal piu moderno, che poi è forse la natura stessa della nostra proposta musicale.
Porterete You Are Not anche in sede live?
Certamente! Speriamo che la situazione attuale in merito alla musica dal vivo migliori e si creino maggiori possibilità, ma sicuramente suoneremo il nuovo disco in sede live il più possibile.
Come vedete la scena Prog al giorno d’oggi? Ci sono realtà italiane ed estere che vi piacciono?
Ciò che amo della scena prog in generale è il suo non porsi limiti, è una proposta musicale imprevedibile ed entusiasmante. Per questo motivo so che ogni nuova band che ascolterò sarà un salto nel buio, potrò schiantarmi o potrò fluttuare in aria…chissà.
Come dicevo penso che nel genere al momento i Leprous siano una band molto importante, ma anche i Riverside, i Pain of salvation…però esistono molte altre realtà anche meno famose che meritano assolutamente.
Piccolo gioco – siete su una torre, dovete scegliere chi buttare giù e chi tenere (risposte veloci a primo sentimento):
Bene, gioco crudele ma ci provo, risponderò in maniera personale ovviamente:
Dream Theater con o senza Portnoy? Butto i Dream Theater SENZA Portnoy
Genesis o EL&Palmer? Butto gli ELP e resto su con i Genesis di Peter Gabriel….ma anche con Peter Gabriel da solista che amo alla follia……e anche con quelli di Phil Collins se posso scegliere
Area o PFM? A malincuore butto la PFM…ma resto con una delle band più incredibili della storia
Porcupine Tree o Tool? Mi butto giù io piuttosto di scegliere ahahaha
Tool o Perfect Circle? Butto gli A Perfect Circle e me la godo sulla vetta con i miei amici Tool
Queenryche o Fates Warning? Difficile perché Operation Mindcrime e Empire sono davvero dischi immensi, ma considerando la carriera in generale salvo i Fates Warning che adoro
Gibson o Fender? Butto la Fendee….ma non sono chitarrista ahahaha
Siamo alla fine di questa piccola intervista, se volete dire qualcosa ai ragazzi che seguono il portale di GiornaleMetal.it: avete carta bianca, prego:
Grazie mille per la bella recensione, per aver apprezzato il nostro nuovo disco e per la possibilità di questa intervista.
Speriamo di poter incontrare anche di persona chi ha apprezzato la nostra musica, a qualche concerto.
Ciao
Un grande saluto ai ragazzi dei Wateshape e un augurio di vederli presto dal vivo con il loro ottimo: You Are Not.
John Sanchez















