A 4 anni di distanza da Servant of the Mind, torna sul mercato il finalmente tanto atteso nuovo album dei Volbeat, band a suo modo unica che attraverso gli anni ha creato un autentico proprio trademark sonoro. Un mix di metal americano diretto, semplice, ma estremamente efficace.
A corredo di questo mix sonoro, per nulla scontato, una voce caratteristica derivante dalla tradizione Rockabilly. Un Mix sonoro che mi ha incuriosito fin dalla prima volta che li sentii, ormai una dozzina di anni fa.
Forse per il sound così semplice, nulla di troppo strutturato, ma che ad un ascolto attendo portava a galla una gran ricerca degli arrangiamenti e soprattutto uno studio (più o meno voluto) della concezione di Riff…come se questi ragazzi avessero assimilato i Metallica e quelle poche altre band che si distinguevano in assoluto per l’essenza del rock e del metal: il Riff. unico e vero motore propulsore di ogni grande brano da sempre nel rock.
Forse per la voce così diversa dalle solite voci puramente metal e rock…un elemento distintivo e assolutamente vincente.
Forse per quel senso alla melodia che ogni volta mi trae in inganno, diciamolo: suonano come degli americani, cantano come degli americani, producono come degli americani, ma…sono danesi…
Eccolo il cortocircuito…le melodie…sono quelle che li riportano in territori musicali metal europei.
A giudizio di chi scrive un mix davvero stupefacente.
Il nuovo album si intitola God Of Angel Trust, consta di dieci brani, uno più bello dell’altro, un viaggio sonoro con riffs serrati, aperture melodiche, ritmiche ricche di groove, ritornelli quasi metal-pop, ma dannatamente efficaci e che si imprimono nella mente e che è davvero un piacere ascoltare in macchina a tutto volume oppure nel proprio salotto con un bel impianto audio che rende giustizia a tutte le sfumature sonore di questo disco. Mixato e masterizzato dal grande Jacob Hansen dei Pyramaze che ha firmato negli ultimi anni fior fiori di dischi stupendi.
Le dieci tracce spaziano dai pezzi più metal come la opener Devils Are Awake, potente riffing work, batteria in 4/4 diretta e incisiva, apertura melodica in puro stile Volbeat. La successiva By a Monster’s Hand, incedere incalzante in mid tempo e molto interessante il ritornello che apre sempre a lidi orecchiabili da classifica. Riff sempre preciso e semplice – i Volbeat sono alla ricerca dell’Enter Sandman Part II, ormai lo abbiamo capito. Terza traccia dell’album dal titolo Acid Rain, dallo stile vagamente “Springsteeniana”, con aperture quasi rock-pop, un gran pezzo che apre a ambienti sonori diversi dal metal puro.
Fantastica la titolata: In the Barn of the Goat Giving Birth to Satan’s Spawn in a Dying World of Doom, un mix potentissimo di country metal con ritmiche sincopate, riffing work molto dinamico e stacchi in stile metal classico. Mi ricordano una versione della “piccola grande band texana” ZZTop, ma in versione: nuovo millennio.
Segue il singolo e grande pezzo dell’album, una vera gemma in questo 2025, Time Will Heal, brano semplicissimo, che su tre accordi e un refrain che circola per tutto il brano costruisce ritornello e chorus davvero unici, dal vivo sarà un successo assicurato. Un po’ come era stato il ritornello di Becoming dall’album precedente.
Segue il metal-rockabilly di Better Be Fueled Than Tamed e il metal rock di At the End of the Sirens. Penultima traccia la cadenzata in forma “Marcia” Lonely Fields dal refrain incredibile e con un richiamo centrale a certi ambienti familiari a colonne sonore HorrorMovie. Questo pezzo con il singolo Time Will Heal sono davvero due grandissimi pezzi che vanno ad arricchire questo nuovo grandissimo nuovo album dei Volbeat.
Chiude la “metalissima” Enlighten the Disorder (By a Monster’s Hand Part 2), seguito della seconda traccia dell’album, riepilogo dello stile della band, con un occhio più oscuro…come lo è la tematica e il soggetto della copertina. (Non entro nei significati nascosti e nella parafrasi del titolo, sono tematiche che da sempre reputo un po’ pleonastiche)
In definitiva un grande nuovo album della band danese, rimasta orfana (musicalmente parlando) del grande Rob Caggiano, chitarrista che li ha accompagnato per ben dieci anni.
La band a detta di chi scrive è tornata alla grande, un album fortissimo che infiammerà per mesi e mesi le classifiche, le radio rock e soprattutto i numerosi concerti che stanno programmando in giro per il mondo.
Grandi Volbeat, ben tornati!
Voto: 8,5/10
John Sanchez
















