Cantante molto richiesto, ultimamente dal chitarrista Michael Schenker con il quale ha interpretato il periodo UFO anche registrando un disco, Erik Grönwall ha dovuto fare i conti con gravi problemi di salute, con una leucemia dalla quale è guarito con un trapianto di midollo osseo.
Questo stato di salute ne condiziona il raggio d’azione e , infatti, la tourneè che è alle porte è concentrata sulla sua nazione, la Svezia, già sold out in diverse date.
Erik Grönwall è un grande cantante, con una timbrica limpida e una varietà notevole a livello di estensione. Molti lo ricordano come vocalist degli Heat, ma ha fatto molto bene anche con gli storici Skid Row.
Le note che accompagnano il disco sono piuttosto scarne, non si sa quindi chi siano i musicisti, ma si può pensare che appartengano alla ottima scena svedese.
“Bad Bones” è un disco di musica tendenzialmente melodica, che, come gli Heat, cerca il groove e una base ritmica di spessore. Ci sono anche due ballads e, sicuramente, la qualità compositiva è discreta. I brani sono a struttura piuttosto semplice e, alla fine, la voce di Erik Grönwall è l’aspetto che rimane più impresso. E’ il caso delle due iniziali “Born to break” e la titletrack, entrambe fra Heat e rock’n’roll e una citazione musicale dei grandi Hanoi Rocks in “Bad Bones”, comunque due brani destinati a fare breccia.
Dicevo delle due ballate : la prima è “Who’s the winner” che esalta la vena melodica della voce di Erik Grönwall, esaltata da un pianoforte che ne tratteggia l’aspetto delicato, l’altra, la finale “Written in the scars”, dove prevale l’aspetto acustico e la salita di tono finale è solo un dettaglio in più.
Ci sono anche alcuni assoli di chitarra, il migliore dei quali nel brano a mio parere più completo e interessante, “Twisted Lullaby”, con cori azzeccati e una linea della sei corde trascinante, ma anche “Lost for Life” propone un riff dalle influenze stradaiole e, appunto, una solistica di rilievo. Il basso trascina “Hell-Back” che propone delle interessanti tastiere finali, mentre “How High” sperimenta uno sleazy piuttosto particolare.
Insomma un disco breve, ma intenso, certamente concepito per esaltare le qualità canore di Erik Grönwall, riuscendoci appieno, ma comunque molto divertente e rilassante.
Voto : 7,5 / 10
Massimiliano Paluzzi
















