A volte i cambi di line-up risultano stimolanti e migliorativi ai fini del prosequio della carriera di una band, non sempre cambiare paga, perche’ a volte c’e’ il rischio di “bruciarsi”.
Nello specifico, sono due le band “svedesi” che a mio modesto parere hanno cambiato “in meglio”, la prima sono i Civil War che hanno preso un “mostro” come Kelly Sundown Carpenter dietro al microfono, la seconda sono ovviamente i Twilight Force che si sono assicurati le prestazioni vocali di Alessandro Conti (altro “mostro”).
In realta’ Alessandro Conti non e’ proprio una “new-entry”, visto che il suo ingresso nella band risale ormai a diversi anni fa’ (siamo al secondo disco registrato con gli svedesi), ma ci tengo a rimarcare il fatto che la sua presenza rappresenta un grosso passo avanti in termini meramente “qualitativi” (non che Christian Eriksson non fosse all’altezza, sia chiaro, ma Alle Conti ha quella marcia in piu’ rispetto al suo predecessore).
Il nuovo disco “At the heart of wintervale” non si discosta molto dal precedente ma possiede alcuni elementi (orchestrazioni , linee vocali e refrain) che lo rendono compositivamente “piu’ fresco” e di maggior appeal.
Il nuovo splendido artwork sovrasta quello del precedente “Dawn of the Dragonstar”, anche in virtu’ del paesaggio innevato (per me che amo particolarmente la neve) e dell’ immagine del drago che si libera uscendo dal lago ghiacciato dove era probabilmente imprigionato.
Unico aspetto negativo (se cosi si puo’ definire) e’ il minutaggio risicato se lo confrontiamo con quello del disco precedente, ma questo risulta un peccato veniale vista l’alta qualita’ delle composizioni.
Da segnalare l’ottimo lavoro di Simone Mularoni artefice del master (ma questa ormai non e’ piu’ una novita’).
Il disco si apre col botto con “Twilight Force”, ottima power song scandita da un refrain d’impatto che si stampa in testa sin dai primissimi ascolti, bello e avvincente il solo di chitarra di “Turilliana” memoria.
“At the heart of wintervale” e’ un altro pezzo da novanta, maggiormente articolato rispetto al precedente, dove Alessandro Conti canta con quella teatralita’ che aveva contraddistinto i LT’s Rhapsody.
La melodia delle orchestrazioni ci proietta in una sorta di “valzer” settecentesco degno di un ballo di corte di Luigi XIV.
“Dragonborn”, a mio modo di vedere, e’ la traccia piu’ debole del disco e non certo per i ritmi maggiormente compassati rispetto alle prime due tracce, ma per quell’atmosfera troppo “happy” metal rafforzata da un refrain molto “zuccheroso”.
“Highlands of the Elder Dragon” inizia con atmosfere rilassate tipiche di una ballad accompagnata da parti narrate, salvo poi sfociare in una “cavalcata” caratterizzata da cori operistici e da uno splendido ed emozionante ritornello dove Allyon (Alessandro Conti) raggiunge vette elevatissime.
La traccia e’ lunga ma molto variegata, un sali e scendi emotivo che riporta ai fasti dei gloriosi L.T. ‘s Rhapsody, questo e’ il classico esempio a cui mi riferivo in apertura quando parlavo del valore aggiunto che riesce a dare un cantante alle composizioni (quella marcia in piu’ che “Alle” e’ riuscito a dare).
Orchestrazioni funeste aprono “Skyknights of Aldaria”, un’ altra splendida traccia dove Allyon /Alle riesce a dar sfogo a tutta la sua “teatralita’ vocale” raggiungendo inoltre note “elevatissime” (“inumane” oserei dire), prestazione da brividi che rimarca la “cazzata” (permettetemi il termine) fatta da Turilli nella scelta di accantonare “quella” versione (favolosa) dei Rhapsody.
Giusto il tempo per tirare il fiato con una breve intro strumentale “A Familiar Memory” e si riparte con un’altra cavalcata power dal titolo “Sunlight Knight” anche questa traccia e’ caratterizzata da un ottimo ritornello epico, farcito di cori operistici, con il solito “Allyon” sugli scudi. Nell’intermezzo strumentale troviamo un passaggio che ha poco a che vedere con la musica “scandinava”, un assaggio di melodie simil-caraibiche che mi ricordano quelle di “Guantanamera”.
Il disco termina con un’altra lunghissima traccia “The Last Crystal Bearer”, anche questa risulta molto articolata, una colonna sonora da brividi, dove alcune orchestrazioni sembrano rimandare a quelle presenti nei due “War of the worlds” di Michael Romeo.
Un brano che si avvicina a quel cinematic-symphonic metal tanto caro a Luca Turilli, dove al microfono troviamo la presenza di “Blackwald” che si alterna alla voce di Alessandro (non mi stanchero’ mai di ripeterlo, ma anche qui si conferma autentico mattatore della scena).
In conclusione, il disco inizia bene, ha una leggera flessione (Dragonborn) ma finisce in crescendo, tanto che alla fine ti lascia un po’ quell’amaro in bocca che ti fa esternare: “ma, come ? gia’ finito? che peccato!”
Ammetto di aver iniziato a seguire i Twilight Force solo dopo l’ingresso di Alessandro Conti, ma “At the heart of wintervale” e’ senza dubbio il miglior disco composto dalla band svedese, consigliatissimo (ma non solo) per i nostalgici (come me) dei Luca Turilli’s Rhapsody.
Dopo 4 album in studio, spero che la band possa pubblicare a breve un live album, anche per darci l’opportunita’ di poter “ammirare” il buon Allyon alle prese con i vecchi brani della band.
Voto: 8/10
Stefano Gazzola















