“Tous les genres sont bons, hors le genre ennuyeux.” Voltaire
Finisco di scrivere in tarda serata la recensione del nuovo e ottimo album dei finlandesi King Company, che dalla stessa fertile terra mi arriva sulla scrivania, come sempre disordinata e piena di CD, il primo album dei Thy Kingdom Will Burn.
A volte mi sembra incredibile come siano passati circa già 25 anni da album come Dawn dei Sentenced o Elegy degli Amorphis…quello che avvenne in quel periodo così florido per il metal del nord europa si è riverberato lungo gli anni come un’eco stilistico, il genere che fu prodotto allora, univa un approccio tipicamente thrash metal a melodie inusuali per un determinato filone rock. Le soluzioni armoniche si fecero più ricercate, le sonorità si avvicinarono al folklore di quelle terre, i tempi divennero più cadenzati, i riff di basso e chitarra strutturavano melodie parallelamente alle linee vocali. Davvero un periodo d’oro per Metal e da quel periodo sembrano essere usciti i Thy Kingdom Will Burn. Il loro interessante album omonimo segue tutte le linee guida del genere, 10 brani che devono molto ai grandi maestri degli anni ‘90, riff aperti che creano panorami musicali, batterie in tipico stile death metal svedese e ricerca di appoggi melodici importanti; anche se a differenza dell’approccio swedish, più “massiccio” e caratteristico, i Thy Kingdom Will Burn tendono a mediare molto la proposta, creando un mix sonoro meno aggressivo e più attento alle melodie (una filosofia vicina a Heaven dei Dark Tranquillity). La formazione è composta da un cantante-chitarrista Sami Kujala, una chitarra solista-ritmica Jussi Virén, basso e batteria, rispettivamente Janne Ruuskanen e Lauri Virén. (un approccio di formazione più essenziale, più rock).
La band sforna ottimi brani come Follow the Fallen (da cui è tratto un anonimo Lyrics Video), brano molto incisivo, Black River, pezzo che apre molto alle melodie di stampo nord europeo, un buon segnale di personalità. Bella Through the Storm, che mi ha ricordato molto quel mood che esplose negli anni ‘90, brano cadenzato e pieno di pathos, voci ben arrangiate e belle piene lungo il refrain. Segnalo la traccia finale del disco, Season of Sorrow, molto bella nel riff principale con la band che segue perfettamente le strutture e le melodie chitarristiche. Un brano che chiude un album non incredibile, sopratutto per originalità e preparazione prettamente tecnica; gli incastri e gli arrangiamenti sono ancora abbastanza macchinosi, a volte la band sembra un po’ incerta sul “passaggio successivo” in sede di struttura del brano, chiaro esempio sono le parti lasciate aperte prima degli attacchi dei soli (troppo standard e che sottolineano una non perfetta capacità di dominare il frangente solistico). Anche le linee vocali non convincono pienamente, nonostante Sami Kujala abbia una voce molto potente e profonda. Convincono più le parti vocali che seguono la “melodicità” del genere, meno convincenti invece risultano le parti dove Sami cerca, grazie alla sua vocalità massiccia, un approccio più “made in USA” alla Testament…che non è male se preso singolarmente, ma nel contesto qualcosa non torna. Eh sì perché in questi casi se la band non segna da subito il distacco, con una forte personalità artistica, è bene rimanere nei limiti del genere e concentrarsi sulla produzione di qualcosa il più possibile di qualità. Il classico discorso che a volte è meglio fare Una cosa, ma cercare di farla Davvero bene. In definitiva l’omonimo album dei Thy Kingdom Will Burn è un buon debut-album che porta con sé diverse soluzioni di talento, che se sapute sviluppare potrebbero riservarci delle inaspettate sorprese in futuro. La Band deve dosare meticolosamente i suoi prossimi passi poiché al giorno d’oggi la linea che delimita un successo da un’etichettatura che li confonda tra decine e decine di altre band, è più che mai sottile. Ma credo che se una label come Scarlet Records abbia puntato sui 4 finlandesi un motivo ci sarà…e io non posso far altro che essere pienamente d’accordo con la l’etichetta italiana.
“In gioventù impariamo, con l’età comprendiamo” Marie von Ebner-Eschenbach
Voto: 7/10
John Sanchez















