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THE VINTAGE CARAVAN – Monuments

THE VINTAGE CARAVAN – Monuments

Label: Napalm Records

“Un solo giorno con un bravo insegnante è meglio di mille giorni di studio diligente” Proverbio Giapponese
Esistono livelli di bellezza nell’arte, ci sono come dei gironi dell’inferno di Dante che raggruppano artisti di spessore diverso…un girone per i mediocri, un girone per i mediocri di talento, un girone per i talentuosi senza speranza, uno per i talentuosi con speranza, uno per i musicisti che fanno la differenza e via via salendo fino ai vertici dello stato puro e assoluto dell’arte nella sua forma più eterea. Il messaggio supportato da una forma che in modo naturale rispecchia un equilibrio di bellezza totale è forma d’arte. Non esistono accademie, libri stampati o formule per diventare artisti, esistono scuole per musicisti, quello sì, che forgiano abili professionisti che con una 24 ore in mano compiono le più difficili operazioni, ma quella non è arte, non è neanche musica…è solo un modo per avere un posto nel panorama musicale per chi non ha un talento. Ecco perché al giorno d’oggi abbiamo album scritti da musicisti da accademia e album scritti da autentici fenomeni…e quest’ultimo caso è quello degl’incredibili The Vintage Caravan, con il loro nuovissimo: Monuments, edito per l’austriaca Napalm Records. La band, che si presenta nella formazione di power-trio, arriva da molto lontano…sia geograficamente perché i nostri provengono dalla bellissima ed evocativa Islanda, e sia musicalmente perché l’album è suonato…eccome se è suonato…potrebbe sembrare una sciocchezza scritta così, ma i nostri sono di quella scuola che ormai è in via d’estinzione. Una scuola che pone le sue radici negli anni ‘70, un’epoca dove non c’erano plug-in, non c’erano griglie che sistemavano le batterie, non c’erano ammennicoli digitali, non c’erano auto-tune vari, e sopratutto l’album esisteva in “conditio sine qua non” se la band era in grado di riproporre su disco la propria dimensione Live – e la grandezza di quell’album era proporzionale all’altezza artistica della band stessa.Il suono è puro e diretto proveniente probabilmente da una plexi del ‘78, si sentono le valvole rosse incandescenti, la batteria che anche se con i suoi difetti è suonata da un essere umano e nella sua imperfezione è perfetta, il basso che “ascolta” e non solo “sente” quello che chitarra e batteria creano e diventa un collante poderoso. Il tutto sorretto da un talento davvero notevole per il songwriting, melodie che hanno quel sapore seventies senza scadere nell’adulatorio dei mostri sacri. E così in questo mix di Rock, Stoner e Progressive si susseguono dei pezzi davvero meravigliosi come Crystallized (piena di groove, con quel suono così vero che si sente la presenza del “plettro sulle corde”), l’evocativa Can’t Get You Off My Mind, la stupenda Dark Times, che varrebbe solo lei l’acquisto dell’album (in Vinile) e con uno dei chorus più belli che abbia mai sentito, per non parlare degli 8 minuti di Forgotten dove il miglior rock e progressive creano uno dei pezzi più belli dell’anno, strutturato, epico, pieno di coraggio e passione per la Musica vera. Degne di note e sempre a livelli altissimi Sharp Teeth e Torn In Two, belle dinamiche, con stacchi perfettamente arrangiati e melodie così anni ‘70 che ci si trova completamente immersi nel loro sound.
Monuments ti da una sensazione di rispetto per l’essenza delle cose, rimasi con questa stessa percezione di umanità profonda dopo aver visto alcuni film islandesi splendidi come “Rams – Storia di due fratelli e otto pecore” di Grímur Hákonarson e “Virgin Mountain” di Dagur Kári. Finché ci saranno band come i TheVintage Caravan ci sarà ancora un futuro per la musica rock, perché vorrà dire che ci saranno ancora musicisti pronti a entrare in sala prove e a mettere a tutto volume i propri strumenti valvolari. Questo perché il ROCK è energia, è passione, è sudore, è dolore, è cuore…e nessuna patetica scuola titolata potrà mai insegnare tutto questo.
“Perdere il passato significa perdere il futuro.” Wang Shu

Voto: 8,5/10

John Sanchez

Tags: napalm recordsrecensione
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