Con il loro decimo album in studio, i francesi THE INSPECTOR CLUZO confermano ancora una volta di essere una delle realtà più originali e autentiche della scena rock europea. Non solo per la musica che propongono, ma anche – e forse soprattutto – per lo stile di vita che incarnano. Provenienti dalla campagna della Guascogna, Clément (chitarra e voce) e Mathieu (batteria) portano avanti, oltre alla loro attività musicale, anche una fattoria completamente autosufficiente, dove coltivano cereali biologici, allevano oche grigie e producono il proprio sostentamento. Un modello di vita e lavoro in netta contrapposizione con l’industria musicale tradizionale, che rifiutano apertamente, scegliendo da sempre di non firmare con major e di autoprodursi in totale indipendenza.
Non è dunque un caso che il nuovo album si intitoli “Less Is More”, un manifesto concettuale e sonoro ispirato – tra le altre cose – alla figura di Guy Debord, il filosofo francese che già negli anni ’60 aveva smascherato le distorsioni della “società dello spettacolo”. Un tema quanto mai attuale, che si riflette nella scelta di uno stile musicale viscerale, diretto, senza fronzoli, intriso di southern rock, hard blues e reminiscenze che vanno dai Groundhogs ai Bachman-Turner Overdrive, passando per i Creedence Clearwater Revival.
L’album si compone di undici tracce robuste, calorose e suonate con l’energia tipica del duo. Brani come “Less Is More”, “Workers”, “Catfarm” e “We Win Together I’m Losing Alone” spiccano per intensità emotiva, groove travolgente e una produzione calda, che sembra fatta apposta per risuonare tra le pareti di una baita o in un vecchio fienile, con una pinta di birra in mano e il camino acceso.
La forza del disco sta proprio nella sua sincerità: non cerca effetti speciali, ma punta tutto su onestà espressiva, coerenza tematica e qualità della scrittura. Un’opera che profuma di terra, di sudore e di libertà. Certo, alcune soluzioni risultano forse fin troppo essenziali, e qualche brano rischia di sembrare troppo simile al precedente. Ma è un rischio calcolato, in linea con la filosofia “less is more” che regge l’intero progetto.
Consigliato a: chi ama l’hard country blues viscerale, le sonorità ruvide e genuine, e chi cerca un’alternativa reale al rock plastificato di oggi.
Sconsigliato a: chi cerca virtuosismi, arrangiamenti sofisticati o suoni patinati.
Voto: 6,5/10
Bob Preda















