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DEATH SS – Annunciano il nuovo album “The Entity” anticipato dal 12” del primo singolo ‘Dr. Jeckyll & Sister Hyde’

Foto Andrea Falaschi

Steve Sylvester e “The Entity”: l’ombra, la luce e la musica che sublima il buio

Dalla letteratura gotica all’heavy metal, tra arte, introspezione e la forza invisibile che guida i Death SS da mezzo secolo: il Maestro racconta genesi e visioni del suo ultimo concept album

La pubblicazione di The Entity, l’ultimo album dei Death SS, ci dà la possibilità di chiacchierare con Steve Sylvester, leader della band e, da sempre, uno dei pochi veri artisti per cui tale parola abbia senso, non solo in campo metal ma anche nell’ambiente musicale più in generale e per svariate ragioni. L’occasione viene onorata da un’interlocuzione che è ancora una volta foriera di crescita intellettuale, perché con Steve è possibile parlare a tutto tondo, anche delle cose importanti della vita. Eppure, sempre con l’unicità e l’umiltà che appartiene solo ai grandi…

Ciao Steve!!! Tra storie horror e tematiche esoteriche i Death SS hanno spesso scandagliato i meandri misteriosi dell’animo umano… Ma questa volta, complice la lettura dei classici di Hogg (The Private Memoirs and Confessions of a Justified Sinner) e, naturalmente, di Stevenson, hai trattato il tema in maniera profonda, tanto da dedicarci un intero lavoro. Com’è nata e come si è sviluppata l’idea. Quali sono i razionali con cui hai scelto le numerose fonti d’ispirazione, ben citate nelle note che accompagnano il disco?

Come hai detto tu, i DEATH SS hanno sempre trattato tematiche più o meno legate alla parte oscura e misteriosa dell’animo umano.

L’idea di questo concept è nata spontaneamente nel tempo, più o meno una quindicina di anni fa, quando lessi per la prima volta il libro di Hogg a casa del suo omonimo discendente, e si è poi evoluta lentamente. Ho pensato che quello del “doppio” fosse un argomento interessante da sviluppare e che poteva prestarsi a più ampie interpretazioni. Chi ha letto i miei due libri sulla storia dei DEATH SS sa che ho sempre parlato di una “Entità” dietro al mio progetto musicale. L’intuizione che ha fatto sviluppare l’intero concept è stata quella di identificare il “doppio malvagio” descritto nei libri di Hogg e Stevenson con questa particolare forza primordiale o “Entità” che è di per sé senza tempo e che in qualche modo è stata citata anche da altri autori. Il mio è stato quindi un lavoro di studio e di ricerca dove realtà e fantasia si sono molto spesso incrociate tra loro sino a tessere il plot narrativo finale.

In realtà volevi trarne un musical… Poi è diventato un concept rock degno dei migliori dei ’70. Come mai hai cambiato idea? Il lavoro di composizione era già iniziato e quindi il cambio di genere, da musical a rock, ne ha cambiato il mood oppure no!? In realtà te lo chiedo perché, come ho scritto in fase di recensione, chiudendo gli occhi ed immaginando i brani di The Entity con degli arrangiamenti orchestrali ne verrebbe fuori qualcosa di incredibilmente grandioso, per quanto già intrinsecamente lo siano…

Non è che sia partito direttamente con l’idea di fare un musical, solo che durante la lavorazione al progetto mi sono reso conto che con degli arrangiamenti orchestrali e la presenza di più cantanti-attori, la storia sarebbe stata perfetta per quel tipo di rappresentazione. Certamente però questa scelta avrebbe richiesto un grande lavoro di arrangiamento e avrebbe avuto un altissimo costo di produzione. Ho quindi preferito lavorare al concept semplicemente come ad un insieme di canzoni rock collegate tra loro, un po come nella migliore tradizione di classici come “Tommy” degli Who, “Welcome to my Nightmare” di Alice Cooper e tanti altri. Mi fa comunque molto piacere essere riuscito ugualmente a trasmetterti questo tipo di percezione…

A proposito di concept in ambito rock, per rimanere in tema, quali sono tra i più famosi quelli a cui sei più legato o, comunque, che ti piacciono di più?

Bè, un paio te li ho già detti sopra.. Aggiungo “Quadrophenia” sempre degli WHO, “Operation Mindcrime” dei Queensryche, “The Wall” dei Pink Floyd, “The lamb lies down on Brodway” dei Genesis, THE RISE AND FALL OF ZIGGY STARDUST AND THE SPIDERS FROM MARS di David Bowie e tanti altri…

Anni fa (1996 per la precisione) King Diamond pubblicò The Graveyard, un disco in cui si narrava di pazzia, perversione e crimini gravissimi come la pedofilia… Un vero pugno nello stomaco!!! Nei credits aggiunse una nota personale in difesa dei minori che condannava tali crimini. Scrisse anche che tutti facciamo cattivi pensieri, qualsiasi sia l’ambito, ma una cosa è pensare, una cosa è agire o mettere in atto. Mi fece riflettere tantissimo! Secondo te siamo tutti Dr.Jekyll and Mr.Hyde? Cosa ci impedisce di estrinsecare in modo così crudo il nostro lato oscuro? La ragione, la cultura, la morale? O la compassione e l’amore? O lo sublimiamo diversamente, magari come si narra in The Entity, tramite l’arte e la musica?

Ci sono diversi fattori che ci possono impedire di esprimere il nostro lato oscuro. Sicuramente la ragione, la cultura e la morale possono creare un senso di controllo e restrizione, impedendoci di manifestare liberamente tutti i nostri impulsi, tuttavia, anche la compassione e l’amore, in certe situazioni, possono agire come un freno, spingendoci a reprimere comportamenti che potrebbero nuocere ai nostri cari o alla nostra morale. In realtà, l’espressione del lato oscuro è un processo complesso, spesso influenzato da un mix di tutti questi fattori, oltre a fattori personali e individuali. Secondo me la decisione di esprimere o meno il proprio lato oscuro è una decisione individuale, influenzata da molti fattori. Non esiste una risposta univoca, poiché ogni persona ha il proprio equilibrio tra questi fattori e le proprie scelte e deve comunque sempre tenere in considerazione il proprio innato “buon senso”. Nel mio concept l’Entità finisce per sublimare il proprio lato oscuro attraverso la musica e l’arte, trasformando gli aspetti violenti e negativi della propria psiche in qualcosa di creativo e positivo. La musica ha un potere unico di evocare emozioni, anche quelle più nascoste o represse. Ascoltare, suonare o comporre musica può aiutare a elaborare il dolore, la rabbia, la tristezza o la paura, offrendo una forma di catarsi e liberazione.

Durante la nostra ultima chiacchierata, in occasione dell’uscita di X, con molta ingenuità da parte mia ti posi alcune domande sulla formazione… Non mi ero reso conto che la pandemia, le distanze ed i cambiamenti che intercorrono nella vita di ognuno avevano fatto il loro corso, purtroppo in negativo… Con estremo tatto mi dicesti che preferivi non parlarne… Il perché l’abbiamo capito subito dopo… Poi sono arrivati Ghiulz, Demeter ed Unam e, dalle prime esibizioni live, si è capito che la band aveva assunto un assetto più, come ho già scritto, “in your face…”!!! E’ stata una scelta voluta perché in realtà avevi già in mente di rimodulare i suoni della band o hai valutato prima l’aspetto umano dei componenti? Ecco, appunto, te lo chiedo ora: quali sono le peculiarità che cerchi nei tuoi musicisti?

Indubbiamente l’aspetto umano è importantissimo. Tutti i musicisti che hanno militato nei DEATH SS sono stati tecnicamente dei validi professionisti. I motivi che hanno portato ai vari cambi di formazione sono vari e andrebbero valutati ogni volta caso per caso. In generale cerco persone motivate che, al di là di innegabili competenze professionali, riescano a trasmettere la loro energia positiva nel progetto in modo di poter creare una sinergia, una connessione tra di noi, cosa che poi a nostra volta cercheremo di riversare verso il nostro pubblico, creando con esso un rapporto più profondo.

Abbiamo detto che The Entity è un disco di puro e sano heavy metal. Anche in questo caso, è stata una conseguenza del nuovo assetto sonoro della band o hai deciso che fossero i suoni adeguati per la storia ivi contenuta?

Il secondo caso… Quando compongo una canzone penso automaticamente quale sarebbe il tipo di sonorità che meglio descriverebbe il tipo di messaggio che voglio esprimere con il testo. E’ un processo spontaneo che si evolve da solo durante la lavorazione delle demo. Cerco per ogni canzone la sua particolare ed unica “’identità musicale”, la sua caratterizzazione distintiva, ciò che la renderà unica sia musicalmente che dal punto di vista espressivo. Una volta definito tutto questo, passo le demo ai ragazzi della band che avranno carta bianca per arrangiare con il loro tocco personale le loro singole competenze. Nel caso di “The Entity” è stato poi basilare anche l’apporto in fase di co-produzione di Tom Dalgety.

Belli assoli, duelli chitarra tastiere, le Erisu, le tre mazzate power (le ho contate…)!!! C’è qualche aneddoto, qualche ricordo particolare del periodo trascorso in sala di registrazione?

Niente di particolare. Le sessioni di registrazione si sono svolte lentamente, con calma. Ognuno ha potuto lavorare singolarmente dal proprio studio personale, scambiandoci i files con le idee. Una volta raggiunto il risultato ottimale, abbiamo assemblato il tutto nello studio di Freddy, lo stesso dove abbiamo registrato i tre album precedenti. Io e Freddy abbiamo poi scremato ed ottimizzato tutte le varie tracce e alla fine ho invitato i vari guest come Andy Panigada, Mickey Evil e le Erisu. In generale in studio ci siamo sempre divertiti tutti perché siamo riusciti a creare sempre una bella atmosfera, trasformando il lavoro in un momento di pura convivialità.

L’artwork è bellissimo ed è un tributo ad Alice Cooper. Avevi già pensato da tempo al suo From The In Inside o è stata una scelta in divenire? Poi vorrei parlassi delle magnifiche illustrazioni del libretto opera di Demeter, il bassista dei Death SS.

Quando mi sono messo a pensare ad una immagine che da sola potesse esprimere al meglio il concetto di “dualità” del concept, la prima cosa che mi è apparsa in mente fu proprio la cover di “From the Inside” di Alice Cooper. Avevo acquistato quel vinile all’epoca della sua uscita, nel 1978, e rimasi molto colpito da quella sua copertina che si apriva “a porta”. Decisi quindi di decretargli una sorta di tributo adattando quell’idea al mio disco. Il booklet dei testi l’ho invece pensato come una sorta di antico diario con degli “appunti” e degli sketches che focalizzassero in pochi tratti i vari pensieri dell’Entità. In questo mi è stato di fondamentale aiuto Demeter che tra le sue varie capacità è anche un bravissimo disegnatore, con lo stile giusto per questo tipo di esigenza.

Il lavoro di Freddy alle tastiere è stato magistrale, più che mai! Essenziale in un lavoro che deve raccontare una storia articolata, che deve descrivere in musica cambi di umore, di atmosfera… Era essenziale stimolare l’immaginazione degli ascoltatori. Prova perfettamente riuscita!!! Le tue considerazioni.

Bè, Freddy è con me ormai da tanti anni, è un grande professionista e ci capiamo al volo. La nostra è un’intesa forte e ben collaudata ed entrambi sappiamo come ricavare il meglio dalla nostra collaborazione, in modo che il talento di ogni singolo musicista venga messo al servizio della canzone e non risulti mai solo uno sterile esercizio di tecnica musicale.

Sempre parlando di Freddy Delirio e della realizzazione del disco, vi ho ascoltati quando siete stati a Radio Freccia. L’ho scritto anche a lui in privato… Sentirvi dire che avete ricevuto i complimenti da Tom Dalgety mi ha inorgoglito immensamente. Siete un fulgido esempio di passione ma anche di etica del lavoro davvero unica. Lo so che non vuoi lanciare messaggi, lo so che l’avreste fatto comunque perché essere perfezionisti è parte del vostro essere. Ma sono sicuro che un po ci pensi…

Dopo tanti anni di attività sicuramente abbiamo fatto molta esperienza di tutte le varie fasi che accompagnano la produzione di un disco. Ad ogni modo c’è sempre qualcosa da imparare e bisogna avere l’umiltà di rimettersi sempre in discussione e ascoltare i consigli di chi ne potrebbe saperne più di te. Dalgety non si è limitato a mixare i brani ma ha partecipato anche all’assemblaggio delle demo delle canzoni, visto che gli avevo dato carta bianca anche su eventuali correzioni strutturali. Il fatto che lui abbia detto che il lavoro che gli abbiamo inviato era già perfetto e non richiedeva aggiustamenti e manipolazioni di sorta, ci ha fatto veramente molto piacere.

Te lo stanno chiedendo tutti ma non posso evitare il tema, dato che in fase di recensione ho giocato col concetto di allievo e maestro… L’allievo è chiaramente Tobias Forge (dei Ghost, per chi vive sulla luna…), il Maestro sei tu… Io amo i Ghost, l’ho scritto, e sentire le parole di Tobias su di te e la band è stata una bella botta di positività, di quelle che fanno bene… E non avevo dubbi sul fatto che, come hai già detto altrove, ne saresti stato orgoglioso. Giorni fa stavo rivedendo il loro film concerto, Rite Here Rite Now, osservavo la smisurata platea statunitense e pensavo “Ma tu guarda, tiene in pugno tutta questa folla ed è un fan di Steve Sylvester. Cavolo!!!”. Anche qui ti chiedo di condividere le tue riflessioni!!!

Come hai detto tu sono orgoglioso di ricevere attestati di stima da parte di altri artisti, specialmente poi se così famosi. Ultimamente sta succedendo molto spesso e anche da parte di musicisti di stili musicali molto diversi da quello dei DEATH SS. E’ come se ci fosse stata una riscoperta, una rivalutazione della mia band nelle diverse parti del mondo… Cosa posso aggiungere? Meglio tardi che mai!

Il mio caro amico corregionale (Antonio Zuccaro, autore di due testi per Tsunami, di cui uno con la tua prefazione…) è stato recentemente in Svezia e mi ha detto che nei negozi di dischi il nome Death SS è molto presente… Ci sono altre nazioni dove ti risulta che la popolarità della band sia ulteriormente cresciuta?

Non so risponde con precisione a questa domanda perché non seguo le varie statistiche di vendita. La dovresti rivolgere alla mia etichetta. Posso dirti che sui nostri social ci sono molte interazioni da parte di fans del nord Europa…

In fase di composizione di The Entity sei stato ampiamente coadiuvato da Andy Panigada, da tempo collaboratore della band e partecipe anche sui tuoi dischi solisti. Ha firmato insieme a te la quasi totalità delle composizioni. Hai pensato al suo modo di scrivere conseguentemente all’impronta sonora che volevi imprimere al disco o…? Insomma, raccontaci qualcosa di più.

Collaboro con Andy fin da tempi di “Heavy Demons”. Quando ho un’idea su una nuova canzone, non sapendo suonare bene i vari strumenti, mi rivolgo spesso ad amici musicisti con i quali so di aver una rapida intesa comunicativa in tal senso, persone che mi conoscono e riescono facilmente a tradurre in note le melodie che mi sono venute in mente. Andy è un bravissimo polistrumentista e un compositore a 360 gradi, inoltre siamo amici personali di vecchia data. Lavorare con lui per me è sempre una sicurezza.

Tra l’altro ho visto foto e filmati della “reunion” in cui lui ha preso il posto del povero Andy Fois… Sembrava felice ed entusiasta come non mai!!! Insomma, Zombie ad honorem…

Si, purtroppo Andy Fois aveva già dei seri problemi e non ce l’ha fatta a partecipare alla reunion di “In Death of Steve Sylvester”. Proposi quindi la cosa a Panigada che si è calato perfettamente nella parte! Ci siamo divertiti molto e l’interazione di tutta quella formazione è stata perfetta!

E’ stato bello seguire ogni tanto i post sui social dei vecchi componenti, Mario Assennato, Mimmo Palmiotta ed Ezio Lazzerini che provavano assieme in vista dei due live in cui avete risuonato per intero In Death Of… Che ricordi hai di quelle serate?

Come ti dicevo, l’interazione è stata perfetta e ci siamo veramente divertiti, come quando ti ritrovi di nuovo tra vecchi e cari amici dopo tanti anni che non li vedevi…

Abbiamo fatto poche prove tutti assieme, oltre a me, Mimmo, Mario e Ezio, con Andy Panigada e Freddy, ma l’amalgama e l’affiatamento tra di noi è stato subito perfetto!

Steve! Mi ha davvero colpito quello che hai scritto sui social quando hai parlato del tuo amato gatto. Sono stato giorni a pensarci su e lo faccio ancora. Sei stato molto profondo ed io stesso non ti nascondo che ho iniziato a guardare il mio quattro zampe (un cane maltese vivace ma estremamente dolce) con altri occhi. Ricordo anche quando condividesti il pensiero di Madre Teresa di Calcutta sugli animali. Ti chiedo, secondo te, cos’hanno di speciale queste creature per entrare in modo così determinante nella nostra vita?!

Gli animali domestici entrano in modo così determinante nella nostra vita grazie alla loro capacità di fornire compagnia, affetto e un senso di benessere che va oltre la semplice relazione uomo-animale. Hanno naturalmente una natura affettuosa, ci insegnano pazienza e compassione, e stimolano la gioia e la felicità. Interagire con loro rilascia ossitocina, l’ormone dell’amore e del benessere, che può ridurre l’ansia e migliorare il nostro benessere psicologico. I nostri animali ci mostrano come vivere nel momento presente e apprezzare le piccole cose della vita. Questi insegnamenti hanno un impatto duraturo sulla nostra prospettiva e comportamento e ci migliorano il Karma.

Tra un po’ i Death SS taglieranno il traguardo dei 50 anni. Stai già pensando a qualcosa o coglieremo l’attimo?

Sinceramente non ci sto proprio pensando. Non sono mai stato uno che si mette a contare le candeline sulla torta. Staremo a vedere che cosa avrà in serbo l’Entità per noi….!

Intanto ti ringrazio per questa bella chiacchierata, purtroppo virtuale, e per l’accoglienza che rivolgi a me e a chiunque voglia addentrarsi, passo dopo passo, nella storia della tua splendida creatura Death SS. Lascio alle tue parole il saluto ai lettori.

Grazie a te, caro, da parte mia e da parte di questa “creatura” che dopo mezzo secolo ha ancora voglia di farsi sentire, per tutti coloro che vorranno ascoltarla….

Salvatore Mazzarella

Tags: Death SS
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