Di solito non siamo grandi amanti dei tributi perché nella stragrande maggioranza dei casi non sono altro che delle operazioni di marketing delle case discografiche per promuovere gli artisti del proprio rooster. In questo caso ci sentiamo di spezzare una lancia nei favori della Frontiers in quanto questo “Steel Bars” è davvero un prodotto ben confezionato. Naturalmente agisce forse il fatto di aver sentito le originali ad inizio luglio in quel del Castello D’Este (PD) ma anche l’aver puntato sugli early days della cartiera di Michael dove l’artista ha espresso in toto il classico rock melodico americano degli eighties regalandoci pezzi immortali.
Si parte con Girish Pradhan (cantante di Girish And The Chronicles) che mantiene l’anima di “Everybody’s Crazy” inserendo anche un tocco personale. Ma il colpo da mille è Steve Overland (mitica voce degli FM) autore della migliore performance. Prestando la sua straordinaria ugola a “Fool’s Game” la rende da standing ovation. Trascinante anche “How Can We Be Lovers” con un Dave Mikulskis sugli scudi. Ottimo il suo timbro che rende pienamente giustizia alla bellezza della song. Anche Sochan Kikon (The Big Deal) si cala perfettamente nei panni di Michael impreziosendo “Steel Bars”. Con “Wait On Love” interpretata da Ana Nikolic e Nevena Brankovic (sempre dei The Big Deal) si perde leggermente di verve ma comunque rimane su standard piuttosto alti. “Can’t Turn It Off” è affidata a Gui Oliver (Landfall) che gestisce le redini dietro il microfono aggiungendo un gradiente di potenza in più senza strafare. Santiago Ramonda (Stormwarning) si trova alle prese con “Save Our Love” e ne esce assolutamente da vincitore riprendendo lo stesso mood del pezzo precedente. Poi entra in azione uno degli artisti top. Robbie La Blanc (Find Me, La Blanc) mantiene fede alla sua immensa bravura donando a “Gina” una versione che se la batte assolutamente alla pari con l’originale. Assolutamente sul pezzo anche Stefan Nykvist (Sarayasign) che mantiene alta la qualità di questo dischetto con una “Call My Name” interpretata con sentimento. Irreprensibile Ronnie Romero che in “Don’t Tell Me It’s Over” sfoggia la consueta capacità di calarsi anima e cuore in quello che sta facendo. Chiude la versione bella ma non eccezionale di “Desperate Heart” affidata a James Robledo dei Sinner’s Blood.
In definitiva ci sentiamo di promuovere questo “Steel Bars” con un voto che va ben oltre la sufficienza. Tutto questo grazie allo stuolo di grandi cantanti che si è cimentato e alla bravura di Andrea Seveso alla chitarra, Saal Richmond alle tastiere, Nicholas Papapicco alla batteria, Mitia Maccaferri al basso e dell’immancabile Alessandro Del Vecchio alle backing vocals.
Probabilmente i fan di Michael Bolton non avranno interesse ad acquistare questo prodotto, ma i maniaci collezionisti degli artisti presenti lo faranno sicuramente loro. Per gli altri l’ascolto è comunque consigliato.
Voto: 7,5/10
Fabrizio Tasso















