“Better to write for yourself and have no public, than to write for the public and have no self”
Cyril Connolly
Mi sembra ieri quando in un caldo luglio del 2011 partecipavo con la mia band di allora (ebbene sì, anch’io ho calcato qualche lurido palco) ad uno degli eventi metal più interessanti di quell’estate: il Metal Valley in provincia di Genova.
Tra le varie band nel bill c’erano diverse ottime realtà estere e sopratutto italiane…una di quelle erano gli Skanners, storica band del metal nostrano.
Era la prima volta che li vedevo dal vivo e il gruppo mi sembrò davvero al livello dei grandi nomi della scena europea e degna di calcare non solo quel palco, ma anche tanti altri stage di grande spessore.
Il loro set fu potente, preciso, dinamico e pieno di coinvolgimento…non solo quindi un freddo concerto dove proporre le proprie capacità tecniche, ma anche e sopratutto una performance che insieme a quella degli Strana Officina fu davvero una delle migliori della giornata.
Da allora sono passato altri 10 anni e i nostri Skanners hanno macinato nuovi album e nuovi concerti a un livello qualitativo elevato, qualità che da sempre li contraddistingue.
Devo dire che la loro prova live mi piacque più dei cd stessi…e ciò non è un punto a loro sfavore, anzi, è motivo per sottolineare le loro capacità reali. Gli Skanners sono una band vera e autentica di Heavy Metal, nella sua accezione più genuina e con caratteristiche che li tengono lontani dalla mediocrità e dalla pantomima del genere. Heavy Metal nella sua forma più genuina, fatto con una qualità che spesso manca al giorno d’oggi: Il cuore.
Arriva così qui in questa calda estate (come quella di 10 anni fa) il Greatest Hits della band di Bolzano, un ricco e attento mix dei loro cavalli di battaglia. Io personalmente non avrei dato un titolo come Greatest Hits a un album come questo…è un po’ ampolloso per una band come gli Skanners, il disco infatti è un viaggio che ripercorre la storia di una band che è sempre rimasta fedele a sua linea artistica ed espressiva…un Anthology. Un percorso che si snoda attraverso i 7 album della loro carriera dagli esordi di Dirty Armada, passando per i notevoli Picture of War, Magic Square fino ad arrivare all’ultimo Temptation – di cui abbiamo purtroppo solo la bellissima The Eye. L’album non ha bisogno di un giudizio tecnico o particolareggiato per ogni canzone. Da segnalare, oltre la già fantastica The Eye, pezzi davvero storici come Undertaker, Soul Finder, Time of War e Factory of Steel.
L’album è un’antologia di un gruppo che non deve dimostrare più nulla, il disco è un distillato della carriera ultra-trentennale di una della band più rappresentative della scena Metal Italiana.
Aggiungo in coda che è presente anche un pezzo a bonus track mai precedentemente pubblicato dal titolo Under The Grave, davvero un ottimo brano con uno dei refrain più belli che ho sentito in casa Skanners e questo mi fa ben sperare sui prossimi lavori della band. Perché significa che il gruppo ha un songwriting ancora fresco e con le carte in regola per dire ancora molto a livello artistico.
Sicuramente un album che trova spazio in una discografia sia dei fan della band che per chi vuole approfondire la carriera di una delle band più grandi che questo paese abbia mai avuto.
“Le avversità sono come un vento forte. Ci portano via tutto, ad eccezione di quello che non può essere strappato, mostrandoci come realmente siamo” Arthur Golden
Voto: 7,5/10
John Sanchez















