Ciao ragazzi, benvenuti su Giornale Metal !
Roberto : Ciao Sonia grazie, è un grande piacere parlare con te e i tuoi lettori!
Aldo : Ciao Sonia, ciao a tutti.
Il 12 marzo è uscito “Lifeblood”, nuovo lavoro dei Secret Sphere che sancisce anche il vostro ritorno. Come avete vissuto questa uscita? Siete soddisfatti del risultato?
Roberto: L’uscita è stata accolta molto bene dal pubblico, come del resto la notizia del mio rientro nella band e l’attesa della pubblicazione. Personalmente sono molto contento sia di come le cose stiano andando all’interno della band, come abbiamo collaborato per comporre e registrare il disco, il divertimento della foto session e dei video, stare insieme in amicizia… ci mancano solo i live, l’aspetto di cui un musicista e un fan non possono fare a meno. Per quanto riguarda le vendite e le recensioni il disco sta venendo definito da molti come il migliore della nostra discografia, richiamando l’alchimia dei primissimi album ma con più avanzata maturità compositiva e di produzione, devo dire che probabilmente concordo con questa visione, salvo voler fare ancora meglio col prossimo, su cui non vedo già l’ora di iniziare a lavorare.
Aldo, il ritorno di Roberto è stata una bellissima notizia. Con Michele avete rilasciato degli ottimi lavori e il suo approccio timbrico era forse più legato ad altri generi piuttosto che al Prog o al Power come invece è per Roberto. Com’è lavorare con due professionisti comunque differenti come Michele e Roberto ?
Aldo : Michele è un grande didatta, da cui abbiamo imparato molto. Roberto ha un visione dell’arte molto pura e istintiva, segue una sua ideologia che comunque si è sempre sposata con la musica e visione musicale dei Secret.
I due singoli “The End Of A Ego” e la title track presentati in queste settimane mi hanno riportato alla mente i primi vostri lavori che erano caratterizzati da una forte componente Power. Sarà un ritorno alle origini magari o c’è molto di più?
Roberto : Il ritorno alle origini è molto evidente, la componente Power è stato sempre il cuore della nostra musica ma come sempre ci sono influenze molto più variegate che spaziano dall’hard rock a tutto ciò che di musicale possiamo cogliere e trovare stimolante, pur non essendo un genere che necessariamente ascoltiamo regolarmente, come il pop o altro, siamo di mente molto aperta, soprattutto quando si tratta di arricchire la propria musica in maniera libera e finalizzata a far provare emozioni piacevoli o costruttive per chi ascolta.
I due singoli che hai citato sono un esempio di sound diretto ed energico, il disco è principalmente improntato in questa direzione ma offre anche brani differenti, come “Against All The Odds”, più tipicamente hard rock alla 80s, mid-tempo o opere a “composizione senza frontiere” come “The Lie We Love” in cui diamo sfogo alla nostra creatività, per chiudere il disco in un sipario assolutamente artistico.
“Lifeblood” è stato mixato ai Domination Studios da Simone Mularoni e vede anche il contributo di altri due grandi musicisti della nostra scena, Alessandro del Vecchio e Federico Pennazzato, ex batterista proprio dei SS. La domanda risulterà un po’ banale: com’è stato lavorare in studio con professionisti come loro?
Roberto: Personalmente conosco Simone, è diventato senza dubbio il nostro uomo di fiducia per le produzioni, è un grande professionista e amico, per non parlare della stima che abbiamo per i DGM. Ho registrato le voci al suo Domination Studio nel 2012 ottenendo forse la migliore recording session che avessi mai avuto in soli tre giorni (quello che poi fu il disco non pubblicato con i Secret prima dello split) ma oggi posso dire di essermi pienamente rifatto con Lifeblood, che ho cantato presso l’Ivory Tears di Alex Del Vecchio, che ho avuto il piacere di conoscere anche io da poco, mentre Aldo collabora da molto tempo. Non ha bisogno di presentazioni, anche lui grande musicista, cantante molto dotato (intendo la voce, il resto non saprei 🙂 ), nonché ottimo studio engineer. Segnalo che nell’album è anche autore di tre testi e linee vocali che ha composto per la band nel periodo di mezzo in cui non ero ancora rientrato: Lifeblood, Against All The Odds e Alive, tre ottimi pezzi, sono opera compositiva sua, oltre ad aver preso personalmente parte ai cori (insieme a Marco Sivo -anche voice editor per questo disco- e Roberta Coppone, della quale finalmente siamo riusciti ad avere la voce nel nostro disco dopo qualche vicissitudine)!
Ancora con Frontiers che ormai vi ha accolti sotto la sua ala dai tempi di “The Nature Of Time” . Al di là dei Secret Sphere, ma tu Aldo collabori personalmente con Serafino anche con altri progetti. Ci puoi dire di più?
Aldo: Frontiers è una grande etichetta, un team capace di coinvolgere profondamente i musicisti che produce. Al momento sto lavorando ad un nuovo Archon Angel e ad altre 3 produzioni di cui ancora non posso dire molto. Inoltre a breve uscirà il Nuovo Sweet Oblivion di Geoff Tate ed il nuovo Timo Tolkki’s Avalon; entrambi prodotti da me.
La domanda mi sorge spontanea: come vi approcciate di solito alla scrittura di nuovi pezzi? Vi ispirate a qualcosa in particolare?
Roberto : Aldo è certamente colui che dà la scintilla per molti brani (e qualcosa in più), anche se non parte tutto esclusivamente da lui. Poi ci lavoriamo insieme ciascuno curando il proprio strumento ed aggiungendo idee per il brano in generale. Solitamente la voce è l’ultimo step che aggiungiamo, anche se in rari casi la nascita del brano può essere derivata da una melodia vocale. Lavoriamo molto al computer in studio ma si può dire che ormai sia diventato un ibrido tra una saletta prove e uno studio, in quanto utilizziamo certamente il pc per le registrazioni ma la parte più bella rimane quella di suonare e non certo di editare in maniera digitale. Siamo una band molto votata ai live per vocazione ma in questa situazione non rimane che adattarsi ed aspettare, nel frattempo abbiamo già nuovo materiale su cui lavorare, impegni permettendo ci rimetteremo presto all’opera in attesa di tempi migliori.
Il vostro sound si è evoluto ed è migliorato moltissimo nel corso di questi anni, un processo assolutamente normale e frutto di esperienze fatte sul “campo”. Siete partiti più di venti anni fa e vi ritrovate oggi ancora insieme a suonare, il che non è poco. Com’è cambiata la scena musicale Metal italiana in questi anni? E’ migliorata su alcuni aspetti e peggiorata su altri?
Roberto: ne è passato di tempo, eppure che ci ritroviamo sempre con la stessa passione di un tempo, sicuramente con vite più complesse da conciliare ma molto da offrire e ancora tanto da imparare. La scena metal è sicuramente cambiata, i ragazzi che ascoltavano i nostri primi album sono ora persone di mezza età e farsi conoscere dalle nuove leve è un po’ complicato senza dei bei concerti in cui farci vedere, internet offre spazio a tutti ma non sempre la qualità che si vede nelle registrazioni corrisponde a band realmente professionali ed emozionanti, può succedere di venire ingannati dalla tecnologia e scambiare un ottimo editing con un’ottima band.
Quanto vi ha cambiato la pandemia come musicisti e come persone? In tempi di Covid 19 si sta parlando di live streaming, proteste con flash mob virtuali etc.. Come vedete il futuro quando tutto questo finirà? Non solo per la musica ma in generale…
Roberto : la pandemia, ma soprattutto il cambio sociale che si sta introducendo in concomitanza con essa, quella che chiamano “nuova normalità”, è finalizzata a cambiare lo stile di vita da un approccio “reale” e naturale ad uno maggiormente virtuale e digitale, non ci rappresenta ma se non si può combattere ci adatteremo in qualche modo. Ovvio che chi gestisce questo settore, cioè le grandi aziende della Silicon Valley Californiana ed i loro principali azionisti e finanziatori, sguazzano nell’oro e non è certo una loro preoccupazione quella di creare un’umanità monitor-dipendente, anzi! L’arte sta venendo repressa, insieme alla cultura, in quanto portatrici di critica, libero pensiero e quindi possibile opposizione da parte di chi da questi cambiamenti trae solo svantaggi, tutti noi del popolo. Ma l’arte ha sempre trovato il modo di insinuarsi, è come l’acqua, scorre tra le fessure e anche se il muro della censura è solido e le proposte “artistiche” attuali del mainstream rispecchiano più una propaganda di valori mediatici (teoria del gender, influencer che trasmettono messaggi di una nuova società auspicata dai soggetti già menzionati), sono sicuro che in qualche modo i veri artisti si esprimeranno ed in modo sempre più critico e forte, tanto più marcata sarà la repressione delle idee e della libertà. Per fortuna l’ambito metal, essendo una nicchia per pochi appassionati, è più pura e non raggiunta dalle imposizioni, quindi rimane un ambito compositivo libero e creativo.
La nostra intervista finisce qua, è stato un onore aver scambiato quattro parole con voi!
Aldo : Un saluto a Giornale Metal e tutti i metaller!
Roberto: Il piacere è tutto mio, un caro abbraccio a te Sonia e a tutti.
Sonia Giomarelli















