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Sanremo 2026–2027: TeleMonteCarlo sfida la RAI. Giovanni Di Stefano: “È tempo di aprire il Festival a nuove voci”

Il Festival della Canzone Italiana di Sanremo rappresenta da oltre settant’anni il cuore pulsante della musica, della cultura e dell’immaginario popolare del nostro Paese

Il Festival della Canzone Italiana di Sanremo rappresenta da oltre settant’anni il cuore pulsante della musica, della cultura e dell’immaginario popolare del nostro Paese. Una tradizione che ha visto nascere carriere, consacrare leggende, e trasformare la città ligure in una capitale mondiale della canzone per cinque serate indimenticabili ogni anno.

Ma come tutte le tradizioni, anche questa non può rimanere immobile: deve confrontarsi con il presente, con le regole della concorrenza e con la necessità di innovarsi.

Ad oggi, ciò che è definitivo e certo è che la convenzione attuale tra il Comune di Sanremo e la RAI scadrà il 31 dicembre 2025, dopo aver coperto le edizioni 2024 e 2025 del Festival. Non esiste alcun contratto già firmato o già operativo che copra il biennio 2026–2027. È su questo terreno che si apre ora uno scenario nuovo e inaspettato: TeleMonteCarlo (TMC), storica emittente che ha già lasciato un segno indelebile nella televisione italiana ed europea, annuncia ufficialmente l’intenzione di presentare la propria candidatura per ospitare e trasmettere il Festival di Sanremo nel biennio 2026–2027.

Una mossa che, inevitabilmente, farà discutere e scuoterà i piani alti di Viale Mazzini a Roma, sede della RAI.

La scadenza del contratto e la nuova gara

Secondo la delibera della Giunta comunale di Sanremo e i successivi atti amministrativi, la RAI ha ottenuto la gestione e l’esclusiva televisiva del Festival fino al 31 dicembre 2025.
Per il triennio successivo (2026–2028), il Comune è stato obbligato — anche a seguito di ricorsi al TAR Liguria — a indire una gara pubblica. La RAI ha già annunciato la volontà di partecipare, ma stavolta non sarà sola: anche TeleMonte Carlo presenterà la sua offerta.

Questo significa che, per la prima volta dopo molti anni, la possibilità di un’alternativa reale alla RAI non è più solo teorica.

Giovanni Di Stefano: “Non deve essere sempre e solo la RAI”

A guidare questa operazione è Giovanni Di Stefano, imprenditore e produttore con lunga esperienza internazionale, attualmente impegnato nella rinascita di TeleMonte Carlo e nel rilancio di progetti televisivi di grande respiro.

Da Monaco, dove risiede, Di Stefano lancia un messaggio chiaro e diretto:

“Il Festival di Sanremo è un patrimonio di tutti, non proprietà esclusiva di un’emittente. La RAI ha avuto il merito di portarlo avanti per decenni, ma ciò non significa che debba essere sempre e solo la televisione di Stato a gestirlo. In un sistema democratico, eventi di questa importanza devono aprirsi alla concorrenza e a nuove idee. Solo così si garantisce freschezza, innovazione e soprattutto libertà culturale.”

Una dichiarazione destinata a pesare, perché mette in discussione un monopolio che dura da generazioni.

Berlusconi ci provò, TMC ci crede

Non è la prima volta che si parla di “alternativa Sanremo”. Lo stesso Silvio Berlusconi, amico personale di Giovanni Di Stefano, aveva tentato in passato di spostare il Festival su reti private. Ma i tempi, la politica e gli equilibri istituzionali non glielo permisero.

Di Stefano ricorda:

“Silvio fu il primo a capire quanto fosse ingiusto che il Festival restasse chiuso in un recinto statale. Non ci riuscì allora, ma ciò non significa che si debba rinunciare per sempre. Al contrario: il suo tentativo dimostra che la questione è viva, e che prima o poi qualcuno avrebbe dovuto riprenderla. Noi di TeleMonte Carlo siamo pronti a raccogliere quella sfida.”

Cinque ragioni per aprire Sanremo a un’emittente indipendente

Perché un cambiamento del genere dovrebbe essere considerato seriamente? Di Stefano e TeleMonte Carlo articolano cinque motivi precisi:

  1. Pluralismo culturale
    Il Festival è la massima vetrina della musica italiana. Affidarlo sempre alla stessa emittente rischia di uniformare linguaggi e prospettive. Una rete indipendente può offrire una visione diversa, meno istituzionale, più vicina al pubblico.
  2. Innovazione tecnologica
    TeleMonteCarlo investe oggi in piattaforme digitali, streaming interattivo e nuove modalità di fruizione. L’esperienza del Festival potrebbe essere ripensata con tecnologie che avvicinano i giovani e coinvolgono di più lo spettatore.
  3. Trasparenza economica
    Una gestione indipendente può rompere il meccanismo dei costi standardizzati tipici della televisione di Stato, aprendo a sponsor, partnership e modelli economici più moderni e sostenibili.
  4. Internazionalizzazione
    TMC ha storicamente un respiro europeo e mediterraneo. Portare Sanremo su una rete che guarda oltre i confini italiani significa valorizzare il Festival anche come evento globale, non solo nazionale.
  5. Rinnovamento artistico
    Un nuovo soggetto organizzatore può dare spazio a voci e generi musicali meno convenzionali, stimolando la creatività e aprendo porte che a volte, nei circuiti tradizionali, restano chiuse.

“Non è un attacco alla RAI, ma un atto d’amore per Sanremo”

Giovanni Di Stefano tiene a chiarire che non si tratta di una guerra alla RAI:

“Noi non vogliamo sminuire il lavoro che la RAI ha fatto e continuerà a fare. Al contrario: riconosciamo che ha portato il Festival nel cuore degli italiani. Ma Sanremo è troppo importante per essere appannaggio esclusivo di una sola emittente. Non è contro la RAI, è a favore di Sanremo, della musica e del pubblico.”

L’esempio del calcio

Per rendere il concetto più chiaro, Di Stefano usa un paragone diretto:

“Pensiamo al calcio. I diritti televisivi delle partite non sono più in mano a un solo soggetto. Ci sono gare, concorrenza, alternanza. È così che si garantisce qualità e prezzi più giusti. Perché con Sanremo deve essere diverso? Nessuno si scandalizza se i diritti della Serie A passano da un broadcaster all’altro: deve valere lo stesso per il Festival.”

E aggiunge, con un sorriso:

“Non ci muoviamo ancora sui diritti del calcio, ma non escludiamo nulla per il futuro. Per ora concentriamoci su Sanremo.”

Una candidatura che farà discutere

La mossa di TeleMonteCarlo non potrà che suscitare reazioni contrastanti. Da un lato, ci sarà chi vedrà in questa iniziativa un’opportunità di innovazione e di apertura al pluralismo televisivo. Dall’altro, non mancheranno resistenze e difese a oltranza del ruolo storico della RAI.

Quel che è certo è che la decisione finale spetterà al Comune di Sanremo, che attraverso la gara pubblica dovrà scegliere il partner migliore per il biennio 2026–2027.

Le prospettive

TeleMonte Carlo si prepara dunque a presentare un dossier completo, con progetti editoriali, tecnologici e organizzativi che puntano a convincere la giuria della gara. Non si tratta solo di un’operazione televisiva, ma di una vera e propria scommessa culturale.

Di Stefano conclude:

“Il nostro obiettivo è semplice: restituire a Sanremo la forza di una manifestazione che appartiene a tutti, non a pochi. Vogliamo un Festival che emozioni, che innovi, che rispetti la tradizione ma sappia guardare avanti. Se il Comune ci darà fiducia, dimostreremo che un Sanremo targato TeleMonte Carlo può essere un evento indimenticabile.”

L’annuncio di TeleMonteCarlo segna un momento di svolta: per la prima volta dopo decenni, il monopolio della RAI sul Festival di Sanremo viene messo in discussione in maniera concreta.

Che cosa accadrà lo scopriremo nei prossimi mesi. Ma una cosa è certa: il 31 dicembre 2025 il contratto attuale scade, e il futuro di Sanremo è aperto.

TeleMonteCarlo è pronta a scrivere un nuovo capitolo.

Tags: sanremo
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