Il disco inizia con un buon pezzo di hard rock melodico, ben prodotto :“Ride on”, con un ritornello valido che dal vivo, ammesso che il gruppo possa esibirsi live, vista la sua configurazione di one man band cui sono stati praticamente affiancati altri musicisti, di fatto batteristi, provenienti da diversi gruppi, potrebbe funzionare alla grande.
Rising Wings è infatti composto dal fondatore Florian Bauer che suona chitarra, basso e tastiere, oltre a cantare e si avvale della collaborazione di ben quattro batteristi : Franz Raßhofer (Joe Leila), Falco Münch (Reload), Markus Herzinger (2nd East) e Bobby Santiago (Bloodwork).
Proprio nella forma di band composta solo da un componente che il monicker Rising Wings è stato fondato nel 2006 nella regione tedesca di Ingolstadt , dopo avere militato in diverse band tedesche di aor, ma arriva ora, grazie alla Pride & Joy Music, al primo full-lenght con questo “Reach”, dopo un ep nel 2006 , “Rising Wings” e un secondo ep di 5 brani, “Higher” del 2008.
Sicuramente “Reach” porrà Florian Bauer all’attenzione del mondo del metal cromato e melodico, perché i brani sono certamente molto belli e articolati, hanno una struttura chiara e sono ben prodotti. Come sempre, purtroppo, ripercorre gli stilemi già conosciuti del genere, ma dobbiamo dire che lo fa molto bene.
Dicevo del primo brano, che è un po’ il manifesto della proposta musicale dei Rising Wings, arriva “Lonely is the night” abbastanza canonico nel suo incedere hard rock con le tastiere in evidenza e un assolo non certo sconvolgente. Ancora meno melodica “Whatever it takes”, che ha un impianto musicale di tutto rispetto grazie a una chitarra molto ispirata e graffiante. Non potevano mancare le ballate e “Remenber” ne è un esempio, con una struttura semplice che alterna momenti acustici a passaggi più rocciosi, mantenendo una dimensione comunque melodica. Un hard fortemente e positivamente contaminato dal blues è “Hey You”, mentre “Reach the sky “ si caratterizza per un’ottima linea chitarristica, con la voce di Bauer si sviluppa secondo ambiti molto melodici, ma con buoni risultati. Molto più aor, con un ottimo riff tastieristico che rende il brano diverso e migliore, a mio avviso, “Keep going on”, ma il cantato rimane piuttosto piatto e uniforme, privando il pezzo di quel tocco in più che poteva renderlo un potenziale hit.
“Wild and free” ricorda molto certe produzioni di hard rock cantautorale come quelle del recente Mike Tramp, con la voce tendente al roco di Bauer che si adatta a questo brano semiacustico, certamente ben eseguito. Con la successiva “Crying Time” si torna sull’hard rock melodico con un certo groove nel riff e un eccellente coro, brano discreto pur non certo sorprendente. La conclusiva “Times or rain” viaggia sulle stesse coordinate ritmiche, che sono variate poco in tutte le dieci tracce, per un brano piuttosto brillante, con un controcanto interessante.
A mio parere il disco non è male, ma Bauer potrebbe avvalersi di altri strumentisti per superare quella omogeneità di fondo che si respira ascoltando le varie fasi musicali. Una visione diversa in fase compositiva potrebbe aiutarlo a superare questo problema di fondo, secondo me. Le doti ci sono, vanno espresse in modo più vario.
Voto: 6,5/10
Massimiliano Paluzzi















