Con The Devil’s Call, Pino Scotto compie un ritorno coerente e dichiarato alle radici più autentiche della musica rock: il blues. Figura storica della scena italiana, prima con i Vanadium e poi come solista e volto noto di Rock TV, Scotto ha da tempo intrapreso un percorso di riflessione artistica e personale che si traduce oggi in un album maturo, onesto e lontano dalle mode.
Il disco, interamente cantato in inglese – scelta forse penalizzante per un artista così legato al pubblico italiano – è composto da undici tracce che abbracciano il southern rock, l’hard blues, il rock’n’roll e il country, lasciando completamente da parte le sonorità metal che avevano caratterizzato una parte della sua carriera.
La band che lo accompagna è affiatata: Steve Angarthal alle chitarre, Mauri Belluzzo alle tastiere, Dario Bucca al basso e Luca Mazzucconi alla batteria, tutti musicisti solidi e funzionali al sound vintage e viscerale che permea il disco. Si parte con l’energica “No Fear, No Shame”, un singolo trascinante dal sapore southern, con assoli intrecciati di chitarra e piano che ricordano i Molly Hatchet. Seguono brani come “Phantom Humanity”, con riff hard-blues ben cesellati, e “Catch 22”, che rievoca atmosfere alla Tex dei Litfiba, ma senza derive derivative.
Tra i momenti più ispirati c’è sicuramente “A Dozen Soul”, dove il piano e il basso costruiscono una dinamica coinvolgente, e “Good and Evil Dance”, con echi della scena NWOBHM più melodica, alla Paul Samson. “True Friend” si distingue come una ballata emotiva, mentre “Full Circle” e “Afraid of Living” spingono con leggerezza sul lato country e boogie. Il finale, con “A Time for War” e soprattutto la title track “The Devil’s Call”, alza il livello emotivo e chiude il disco con una malinconica riflessione in chiave hard blues.
La voce di Scotto, ruvida e immediatamente riconoscibile, si mantiene espressiva, pur con qualche eccesso di manierismo (“babe” a profusione incluso). Ma è proprio quella sua ruvidità a fare da collante emotivo in un album che si fa portavoce di un ritorno alle origini non solo musicali, ma anche culturali.
The Devil’s Call è un lavoro solido, intenso, forse non rivoluzionario, ma autentico. Un album per chi cerca onestà artistica, passione e un blues contaminato, suonato con cuore e mestiere. Scotto non cerca le classifiche, e forse proprio per questo continua a essere una delle voci più genuine del rock italiano.
Voto: 7/10
Massimiliano Paluzzi
















