Delicate Sound Of Thunder (2019 Remix:Live) è l’edizione rinnovata e ampliata del doppio dal vivo omonimo del 1988. Con questa ristampa abbiamo finalmente la sequenza completa dei concerti di quell’epoca, quasi due ore e mezza di musica. Fu un momento cruciale nella storia dei Pink Floyd. Una sorta di rinascita dopo lo scioglimento avvenuto pochi anni prima. Una rinascita sancita da un disco di prim’ordine come A Momentary Lapse Of Reason. Si tratta dei Pink Floyd di David Gilmour, dopo quelli di Syd Barrett degli anni Sessanta e quelli di Roger Waters degli anni Settanta. Per molti di noi la tournée che ne seguì, iniziata in America nel 1987 e che toccò l’Italia nel 1988 e nel 1989 ha costituito la prima occasione per assistere a un concerto di questa band. Si trattava di un’esperienza pazzesca che sconvolgeva tutti i sensi. Un megaschermo proiettava immagini suggestive abbinate a ogni brano e la musica sgorgava potente, ipnotica e avvolgente. Le tastiere di Rick Wright e la batteria di Nick Mason lasciavano il segno. Un nutrito gruppo di musicisti aggiuntivi e di coriste arricchivano l’impatto della proposta. E su tutto la chitarra di David Gilmour, un uragano di note calde, intense, struggenti, angoscianti, visionarie, sognanti e conquistatrici. Non posso fare a meno di ricordare la data a cui ebbi il privilegio di partecipare, allo Stadio Lamberti di Cava De’Tirreni il 25 maggio 1989. Vedere un gruppo come i Pink Floyd per la prima volta era un’esperienza elettrizzante, in un’epoca in cui, senza internet, l’aura leggendaria che circondava certi gruppi dell’età dell’oro del rock era assoluta. Qualunque cosa che si vedeva e si sentiva in serate come queste era destinata a sconvolgere la vita di chi aveva la fortuna di assistere. Qualcosa che avrebbe arricchito i sogni e la fantasia. La scaletta si apriva con le sonorità avvolgenti di Shine On You Crazy Diamond da Wish You Were Here del 1975, un brano sempre magico e avvolgente. Poi tutta la prima parte dello spettacolo, che si snoda lungo il primo disco, era incentrata sulla riproposizione quasi integrale di A Momentary Lapse Of Reason. Signs Of Life, Learning To Fly, Yet Another Movie, Round and Around, A New Machine, Terminal Frost, Sorrow, Dogs Of War e On The Turning Away costituivano una sequenza di grande impatto. Si trattava di brani che non sfiguravano di fronte alla parata di classici anni Settanta che riempie la seconda parte del pacchetto. Si cominciava con One Of These Days da Meddle del 1971. Se proprio dobbiamo essere pignoli si registrava un certo ramnarico nel notare che questo fosse l’unico brano pre Dark Side in scaletta.. Si sapeva che nei primi concerti americani del 1987 veniva riproposta Echoes nella sua interezza ma presto era stata depennata. Dark Side Of The Moon del 1973, l’album che ha reso i Pink Floyd un gruppo universale, veniva ricordato con una nutrita serie di brani. Time, On The Run, The Great Gig In The Sky, Us And Them e Money venivano riproposte in versioni molto ben riuscite e coinvolgenti. Da WishYou Were Here c’ era già stata Shine On You Crazy Diamond in apertura di concerto e poi arrivano la sempre gradita title track, che tutti si aspettavano, e la meno prevedibile Welcome To The Machine. Ricordo distintamente lo stupore condiviso con i miei amici quando risuonarono le prime drammatiche note di questo brano. Come prevedibile, le ultime scintille dello show provenivano dall’altro disco floydiano condiviso da un pubblico vario e trasversale, The Wall del 1979. Another Brick In The Wall, One Slip e Run Like Hell accendevano il pubblico che si scatenava in cori improvvisati. Un cenno a parte va fatto per Comfortably Numb, cornice dell’assolo gilmouriano più lungo, più incredibile. Alla fine del concerto si restava proprio così, piacevolmente intorpiditi. Ci si sentiva diversi da come si era arrivati. Consapevoli di aver assistito a un evento storico. Un evento da raccontare anche dopo tanti anni. Proprio come abbiamo appena fatto. Delicate Sound Of Thunder (2019 Remix :Live) è un disco che dovrebbe essere presente in ogni casa. Non c’è altro da aggiungere.
Voto: 10/10
Silvio Ricci















