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PFM – I Dreamed of Electric Sheep / Ho Sognato Pecore Elettriche

PFM – I Dreamed of Electric Sheep / Ho Sognato Pecore Elettriche

Label: Inside Out Music

“L’amicizia moltiplica le cose belle della vita e diminuisce quelle brutte”. Baltasar Gracián

E crediamo che un’amicizia e un rapporto di collaborazione musicale (che a volte è più di un’amicizia, quasi un legame fraterno) di 50 anni tra Franz Di Cioccio e Patrick Djivas sia alla base di questa nuova opera della band Progressive Rock Italiana per eccellenza, la Premiata Forneria Marconi, che per volere del genio-paroliere dei primi giganteschi lavori dei King Crimson, Peter Sinfield, divennero semplicemente PFM.
Devo essere sincero, in questo piovoso novembre 2021 mi sono arrivati sulla scrivania da recensire due autentici album che ogni amante di Progressive come me non aspettava altro…soprattutto dopo la mezza delusione dell’ultimo scialbo Dream Theater, il nuovo album della PFM e l’ultima fatica degli YES (altra band che fino a Tales from Topographic Oceans era a dei livelli mostruosi).
Il piacere di poter sentire nuova musica da parte di questi grandi musicisti è sempre una scoperta nella scoperta, gli artisti che hanno suonato e intendono la propria carriera musicale con l’appellativo “Prog” sono musicisti che non temono il passare del tempo, del logorio degli anni, delle mode che oggigiorno continuano a susseguirsi in modo ciclico nel mondo del musicale.
Il Progressive è un “non genere” musicale e sotto questa definizione “non definzione” sta l’essenza della ricerca sonora, che porta i musicisti a sperimentare e portarsi sempre a mixare in modo personale e quasi alchemico le influenze musicali più svariate.
In un disco come quello della PFM anno 2021 dal titolo Ho Sognato Pecore Elettriche, di cui nell’edizione deluxe è presente anche la versione con i testi e i titoli in inglese dal nome: I Dreamed of Electric Sheep, sono presenti varie sfaccettature dalle più classiche vicini alla band con i suoi marchi di fabbrica alle nuove influenze che il Prog moderno ha adottato.
A sottolineare questo mix tra passato e futuro abbiamo il primo pezzo posto in apertura del disco, una piccola Overture dal titolo: Mondi Paralleli. Pezzo che riassume nei suoi 3 minuti e 20 secondi circa le influenze musicali moderne con quel tocco Prog Metal, all’eleganza del grande Progressive Rock degli anni ‘70. Incastri di tempi dispari, controtempi, riff di matrice prog moderna a opera del bravissimo Marco Sfogli che si intrecciano con gli eccellenti interventi delle tastiere, pianoforte e archi. Un pezzo che tante band oggigiorno per eleganza compositiva possono solo sognare.
In aggancio allo strumentale in apertura del disco parte il primo brano Umani Alieni cantato da Di Cioccio, una delicata melodia ricamata dal pianoforte e dalla voce corposa e carica di pathos aprono a un brano stupendo che ci da la sensazione di una grande apertura melodica e armonica.
Segue la bellissima Ombre Amiche che porta la PFM in lidi ambient, grazie all’uso dei synth di ampio respiro dove Di Cioccio quasi “recita” il testo del brano.
La band supporta il pezzo con un solido tappeto sonoro, eccellente è l’arrangiamento che rende immaginifiche le melodie e per una attimo siamo in un’altra parte del mondo…immersi completamente nello scenario del concept sci-fi creato dalla PFM e ispirato a Blade Runner come tematiche.
Con l’uso di campionature importanti e che creano panorami sonori futuristici troviamo la stupenda AtmoSpace, il lavoro di Sfogli con probabilmente un E-Bow crea una flusso melodico continuo pink floydiano (periodo Gilmour) che ad un tratto apre nel ritornello a una sezione che si avvicina al pop-rock di grandissima levatura.
Non siamo ancora bene rientrati sulla terra dopo le atmosfere di AtmoSpace che il basso preciso e profondamente musicale di Patrick Djivas con strutture vicino al funk-rock ci introduce il pezzo Pecore Elettriche. Aperture melodiche con grande cantabilità del ritornello si articolano con i fraseggi jazzy delle tastiere e al Solo strepitoso di Sfogli che a 03:00 ci delizia con Prog di altissima levatura.

Nel Tempo del Respiro troviamo due ospiti assoluti, Ian Anderson (qualcuno ha detto Benefit?) e Steve Hackett (fresco del meraviglioso Surrender of Silence – già recensito su queste pagine, n.d.r.)

Il brano è un sunto di grande, grandissimo Progressive Rock, dopo un’introduzione “cosmica” i fraseggi di reminiscenza folk con gli ostinati tra tastiere e chitarre, con il basso che solidifica il grande portamento del brano. Hackett che impreziosisce con il suo sound corposo, ma raffinatissimo…ricama poi sugli staccati e le melodie il flauto “magico” di Anderson.
Probabilmente il Tempo del Respiro è il pezzo più prog, più bello e più PFM di tutto l’album.
Chiudono l’album due bonus track jam strumentali quali: Transumanza e Transumanza Jam, dove la PFM suona alla grande quello che forse è sempre stata l’essenza primaria del Progressive, fin dall’inizio, fin dagli albori dove i dischi venivano creati dopo lunghe jam session dove la musica sorgeva spontanea e senza freni, senza vincoli di genere e senza quelle barriere che spesso tanti musicisti si sono autocostruiti per poi rimanervi imprigionati. E’ progressive tutto ciò che porta a nuovi livelli espressivi la musica, il discorso musicale e il messaggio artistico che rimane fedele alla contemporaneità dei tempi. La PFM con Ho Sognato Pecore Elettriche ci ricorda l’essenza del Prog, senza paura di osare, nelle soluzioni armoniche, nei suoni più attuali e moderni, nell’innesto nella band di nuovi musicisti preparatissimi e di una grande apertura mentale. Questo perché suonare nella PFM non è un ruolo, ma un onore Assoluto.

“Dobbiamo essere pronti a liberarci della vita che abbiamo programmato per poter avere la vita che ci aspetta”. Joseph Campbell

Voto 8,5/10

John Sanchez

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