OK, Symphonic Metal con voce (prevalentemente) femminile. E’ una tendenza, un sotto-sottogenere molto in voga negli ultimi anni. Tanti sono gli epigoni che lo riproducono e lo riverberano, nel bene e nel male, fino a saturare il mercato discografico con albums ottimamente prodotti, per carità… ma sempre più spesso caratterizzati da scarsa originalità. E… chi il genere lo ha creato? Cosa ne dice? Ad esempio, Tuomas Holopainen, sempiterno leader compositivo dei finlandesi Nightwish, genio incompreso e costantemente tormentato. Incompreso, perché nonostante la sua band sia agli apici di popolarità in tutto il mondo, non si ferma mai. Vuol sempre proporre qualcosa di nuovo. Tormentato, perché sembra provare quasi terrore ad adagiarsi sugli allori, nonostante i già qualitativamente alti trascorsi. E allora… ecco che già qualche anno fa il nostro si misura con l’ambiente cinematografico, traendo addirittura la sceneggiatura per un omonimo film tratto dall’album dei ‘wish del 2011 “Imaginaerum”. Rilasciando poi una versione “super-orchestrale” dello stesso album e la colonna sonora “score” dello stesso film, sempre da lui composta. Non si ferma mai il genio. Nonostante i trascorsi, come dicevamo, anche l’undicesimo album dei NW è… qualcosa di nuovo! E qualcosa di sublime! Sì, il Metal Sinfonico c’é sempre, ma c’é anche tanto altro. Ma quel che conta, è che “Human. :||: Nature.”, pur non essendo propriamente un concept-album, presenta un forte apparato concettuale globale, con degli elementi ricorrenti. Arrivando addirittura a linguaggi meta-musicali. Innanzitutto, l’album è doppio. La prima parte è dominata dalle consuete sonorità dei Nightwish, ma di qualità eccellente e in un certo senso “innovativa”. Musicalmente, con Metal ed orchestra sinfonica che si incontrano e si armonizzano, arricchiti da echi di Folk, tribale ed altri stilemi musicali, sempre perfettamente dosati ed armonizzati nel tutto. Ma anche e soprattutto concettualmente. Toccando temi che paiono riportare l’ascoltatore alla “sorgente” di tutto ciò che esiste. Di tutto quello che l’essere umano concepisce a livello metafisico, artistico, creativo. E di tutto ciò che è da riconoscere come la matrice di tutte le opere umane, pur provenendo dalla Natura. I nostri paiono tornare alle radici di tutto, alle idee originarie, quelle immutabili che risiedono secondo Platone nell’Iperuranio. Splendido ed emblematico di tutto questo è il brano di incipit, titolato semplicemente “Music”. Qui troviamo elementi musicali estremamente eclettici, e pare davvero di assistere in poco più di 7 minuti ad una sintesi della nascita e dell’evoluzione del linguaggio musicale, a partire dai pochi suoni e rumori ciclici prodotti nelle caverne dagli uomini primitivi… fino alle moderne derivazioni del Rock e del Metal. Altrove troviamo altrettanto eclettismo, con “Shoemaker” dove si sconfina con nonchalance nella classica e nella lirica (e la voce dell’attuale, accademicamente quotatissima singer Floor Jansen da una prova talmente emotiva quanto tecnicamente eccelsa da appannare addirittura le illustri, pur notevoli antesignane Tarja Turunen e Anette Olzen), oppure ancora in “Noise” e “Pan”, dove l’incedere delle vocals pare davvero direttamente mutuato delle opere classiche più colte ed immaginifiche. Le voci maschili del bassista Marko Hietala e del polistrumentista Folk Troy Donockley trovano espressione consona in brani come “Harvest” e “Endlessness”. Rendendo la dimensione musicale dei Nightwish quantomeno completa a tutto tondo. Il secondo dischetto, denominato “All The Works Of Nature Which Adorn The World” è totalmente strumentale, e di natura orchestrale. Esso vuol rappresentare, nell’idea del compositore Tuomas Holopainen, esattamente ciò che dice il titolo. Le opere meravigliose, visibili ad ogni essere vivente, scaturite fuori da Madre Natura, la quale vive pur sempre nello stesso identico mondo in cui è presente anche la razza umana. Titoli ancora una volta ridotti sostanzialmente ad una parola, come “Aurorae”, “Vista”, “Ad Astra”, sono rappresentativi di un concetto universalizzato su cui poter meditare attentamente e profondamente, durante tutto l’ascolto dei brani. L’operato compositivo e arrangiatorio di Holopainen, di pari passo con la splendida esecuzione della London Session Orchestra, appaiono qualcosa di talmente perfetto da trascendere qualsiasi discorso sui generi e sottogeneri musicali. L’opera, nelle sue due parti speculari, è da considerare come un tutt’uno. E se il risultato sfiora l’eccellenza, lo dobbiamo non solamente ad una cultura musicale profonda e perfettamente padroneggiata, ma anche ad un immaginario solido e ben rappresentato nella sua interezza. Tanto di cappello al genio Tuomas Holopainen. Che con i suoi Nightwish ha creato un’opera talmente complessa che, proprio come dice la Nuclear Blast nella pagina della bio, appare come uno scrigno pieno di tesori nascosti, che potranno essere scoperti in continuazione anche dopo anni e anni di intensi ascolti. Un Classico del Futuro, così viene definito “Human. :||: Nature.” Posso dire che fin dal primo ascolto quest’affermazione sembrerebbe fatta a ragione. Difatti, io stesso ancora non ho terminato di carpirne detti tesori nascosti. Percepisco fortemente questa sensazione: c’é dell’altro da scoprire. E questa è una caratteristica di tutti i Capolavori. Senza ombra di dubbio “Human. :||: Nature.” lo è.
Voto: 10/10
Alessio Secondini Morelli
















