Un gruppo che vede la fusione di due nuclei, greco e svedese, apparentemente lontani fra loro per latitudine e cultura, ci porterebbe a pensare che abbia vita breve.
Invece i Nightrage sono arrivati, sia pure attraverso una serie importante di cambi di line up, al decimo disco e non dimostrano né stanchezza né usura del tempo.
Abyss Rising, infatti, è certamente un prodotto di assoluto livello internazionale e propone un death\thrash dalle connotazioni melodiche ma di sicuro molto ben eseguito, con le chitarre di Magnus Sodermann che sono di una qualità straordinaria e non lasciano certo rimpianti rispetto al predecessore e fondatore del gruppo Gus G, che ha poi lasciato la band per Ozzy Osbourne e , soprattutto, Firewind, pur rimanendovi legato, come dimostrano le sporadiche apparizioni in vari album a livello di assoli e brevi interventi.
“Abyss Rising” chiude una trilogia e tratta il tema dell’Inferno di Dante, che per il gruppo è semplicemente la Terra, devastata dall’inquinamento ad opera dell’uomo stesso. Queste tematiche sono declinate in un modo diretto e aggressivo, in linea con la musica proposta dai Nightrage e sapientemente prodotta e mixata da Frederick Nordstrom allo studio Fredman che ha ospitato tanti nomi importanti come Opeth, Architects e In Flames, tanto per citarne alcuni.
La title-track, che apre il disco, chiarisce subito le intenzioni della band, con un grande riff death\thrash, voce di Ronnie Nyman tirata e efficace e la linea melodica della chitarra a ricucire le parti, anche se la struttura dei brani è molto equilibrata .
“Swallow me” è un brano che si distingue dal resto della proposta musicale dei Nightrage con una tessitura solistica della chitarra che ricorda un gruppo lontano da questo combo a livello stilistico, ovvero i Tnt.
Lo stupore dura poco e con “ Nauseant oblivion” si torna a macinare metallo estremo con una doppia cassa coinvolgente con Dino Stamoglu che rappresenta una importante sezione ritmica insieme a Francisco Escalona, che tanto svedese non sembra. “Dance of cerberus”, “Falsyfing life” e “Shadows embrace me” continuano con il death\thrash di qualità, mentre da qui in avanti ci sono altre novità. La prima è rappresentata da “Circle of hell” con la chitarra assoluta protagonista e un incedere che ricorda certe belle song di David T.Chastain per le sfumature neoclassiche proposte.
Si vira poi verso il thrash con “Cursed by the gift of sight” e “False god” con analogie alla migliora musica dei Testament, mentre il finale “Pest ridden tide” ci riporta sulla carreggiata prevalente del disco, sicuramente una prova di rilievo per un gruppo in grado di reggere il confronto con altri competitor del genere.
Voto: 7,5/10
Massimiliano Paluzzi
















