I Nachtblut sono una band originaria della Germania e con “Vanitas” giungono al sesto album. La loro attitudine musicale è un mix tra dark, gothic metal e black metal infarcita di suoni industrial e di orchestrazioni malevoli che non sono solo barocche ma persino quasi folk.
Come se i Lacrimosa, i Trollfest, i Dimmu Borgir e i Nine Inch nails avessero avuto un figlio illegittimo insieme.
Ma andiamo per gradi; la band ad esclusione di “Antik”(anche se ristampato nel 2011) e “Das Estre Abendmahl” auto prodotti del 2007 e 2009, ha prodotto album sotto Napalm record, compresa la ristampa appunto di cui sopra, ed hanno una dignitosissima continuità, cosa che non molte band riescono ad avere in oltre dieci anni di vita.
Questo “Vanitas” è composto da undici tracce, di cui un intro di poco più di un minuto e venti strumentale, cantate in tedesco, che rende ancora di più una certa malia a tutto l’album; tutto questo per poco meno di un’ora di musica.
La produzione è oltremodo sopra le righe, molto curata, ottimamente post prodotta e con arrangiamenti molto curati e ispirati.
La voce primordiale e grezza crea un sentimento oppressivo di base. Le chitarre, affilate ed in alcuni punti parecchio NDH ( ovvero Neue Deutsche Härte e per chi non fosse avvezzo all’acronimo è lo stile sonoro delle chitarre di band quali Oomph e Rammstein) ed una batteria cadenzata e “quadrata” molto marziale, anche se a tratti pare elettronica. I synth passano velocemente da rimandi quali Skynny Puppy e Rammstein a, ribadisco, Dimmu Borgir e Trollfest.
Gli arrangiamenti permettono di passare da “un genere all’altro” senza grosse problematiche e permettono di avere un certo livello di connessione tra i vari brani e non limitando al semplice collegamento dovuto dalla voce di Askeroth. Se devo trovare un difetto, direi che forse sarebbe meglio per Askeroth che decida di usare più la voce profonda e il growls, piuttosto che lo scream, perché rende di più l’atmosfera e il mood complessivo.
Per quanto mi compete la titletrack “Vanitas”, “Leierkinder”, “Das Puppenhaus” con un certo sapore quasi alla The Vision Bleach, “Nur in der Nacht”, “Die Toten vergessen nicht” brano estremamente cadenzato di oltre sette minuti e “Schmerz & Leid” che ha come guest Chris Harms (per chi non lo conoscesse è il cantante dei Lord of the lost, del progetto dark country Harms & Kappelle e dei Die Kreatur insieme al cantante e batterista degli Oomph! Dero Goi) sono le tracce più interessanti di questo lavoro.
Forse l’unica traccia che forse avrei omesso è l’intro perché non aggiunge e non toglie nulla alla completezza dell’album.
Concludendo un album ben composto, ottimamaente eseguito e post prodotto in modo eccelso; ovviamente non siamo di fronte ad un capolavoro, ma di certo un lavoro che sta di parecchio sopra la media di tante altre band similari ai Nachtblut.
Ve lo consiglio se volete del materiale fuori dal comune e che faccia l’occhiolino sia a certo materiale estremo che a certi ambiti di metal moderno e di un certo appeal vagamente dark.
Voto: 8/10
Alessandro Schümperlin
















