Gruppo di punta del death melodico mondiale, questi finlandesi che fanno parte della scuderia della Afm Records hanno modificato in modo deciso la propria line-up con l’allontanamento del polistrumentista Andy Gillion, che aveva suonato tutti gli strumenti e composto tutti i brani del precedente “Seven”, uscito nel 2020, con il cantante Ville Viljalen che è invece rimasto ed ha rivoluzionato tutto.
Questo terremoto ha sortito un effetto comunque molto positivo, perché questa specie di compilation dei migliori brani della prima parte della ventennale carriera dei Mors Principium Est , che sono stati completamente e nuovamente registrati, mixati e prodotti, con risultati molto interessanti, sono una piacevolissima scoperta per chi, come me, li conosceva praticamente solo di nome.
Potendo scegliere su una serie di dischi, i brani sono tutti di buon livello e averli riproposti sicuramente ne ha migliorato la qualità e la resa sonora. Qualche dubbio sulla batteria della iniziale “Cleansing rain” che evidentemente non è solo mio, visto che nella nota che accompagna il disco si specifica chiaramente che non si tratta di una drum machine. La voce di Ville è molto adatta a questo death melodico proposto, le chitarre sono affilate , come dimostra “Eternity’s Child”, dove le trame delle sei corde, unite a una batteria più “umana” rendono questo brano eccezionale. Molto bene anche “The Unborn” che ha un inizio sinfonico, che si riaffaccia nel corso dei vari passaggi, per poi approdare a un thrash-death probabilmente più legato agli esordi di questo gruppo che ha un notevole seguito anche da noi fra gli amanti del genere. “No hope for the weak” è il ritornello che vuole essere anche un monito.
La tastiera è al centro di “The Lust Called Knowledge” che mi ha fatto venire in mente qualcosa dei loro conterranei Lordi, che resteranno nella storia del metallo mondiale non per la loro qualità specifica, ma per avere portato l’heavy sul tetto dell’Eurovision, nel 2006, vincendo l’Eurofestival. Si torna a picchiare forte con una delle più affascinanti song di questo disco : “Valley of Sacrifice part.1”, il cui retrogusto epico lo rende davvero caratteristico. Sulle stesse coordinate si muove “Finality”, dove emerge la potente sezione ritmica e i cori azzeccati. “Two step away” accentua gli aspetti melodici pur rimanendo un brano assolutamente aggressivo con un riff affilatissimo, mentre “Inhumanity” evidenzia la ricerca del groove del gruppo finlandese, mentre “Pure” presenta spunti epico-progressivi e il duetto di Ville con voci femminili crea una atmosfera ancora più evocativa, grazie anche a un inserto acustico che sorprende non poco. E’ incalzante “The animal within” con tanto di organo e groove, con la chitarra che ritorna centrale e brillante in “Life in Black” con una linea melodica dettata dalle sei corde molto interessante. Il death melodico classico è l’inquadramento stilistico di “Fragile Flesh”, mentre il disco si conclude con la seconda parte di “Valley of the Sacrifice” che riporta i Mors Principium Est alle fase iniziali della carriera e ad uno dei demo con cui hanno cominciato a farsi conoscere.
Come rodaggio niente male per la mark II dei Mors Principium Est, ora attesi alla composizione di nuovo materiale senza colui che lo aveva fatto, almeno negli ultimi anni. La prova è difficile, ma la stoffa sembra davvero esserci.
Voto: 7,5/10
Massimiliano Paluzzi















