Håvard Lunde è un personaggio a dir poco geniale nonché ideatore del progetto musicale Moonscape. Tre anni fa aveva lasciato un ottimo segno nel panorama metal con un album davvero particolare e intenso, Entity, di cui ci eravamo occupati in sede di recensione elogiandone praticamente tutto il contenuto. Adesso sul finire del 2020, questo artista norvegese pubblica il secondo capitolo dei suoi Moonscape, che non a caso si intitola: Entity, Chapter II; Echoes From A Cognitive Dystopia. Dopo i ripetuti ascolti attenti e certosini del precedente disco del 2017, pensavamo seriamente che gli sarebbe stato difficile difficilmente poteva superarsi, data la straordinaria bellezza messa in atto in quel contesto. Sbagliavamo di grosso e ora cercheremo di spiegare anche il perché di queste nostre affermazioni. Il secondo capitolo, a differenza del primo che era formato da un’unica suite di circa quaranta minuti, è formato da tre lunghi brani, senza considerare il primo di circa due minuti, di cui questo artista può andarne veramente fiero sotto tutti i punti di vista. La magniloquenza inizia con A Prelude To Grief, un brano orchestrale dove si percepisce fin dai primi istanti che ci troveremo davanti un grande disco. Così è e così sarà, scusando il gioco di parole doveroso nei confronti di composizioni che farebbero rabbrividire le più blasonate band del genere. Illusion Or Reality è una traccia che nei suoi quasi diciassette minuti, riesce a concentrare in maniera esemplare la musica progressiva, il metal e la malinconia del gothic più ancestrale e intimista. Anche se di grande durata il brano riesce ad essere trascinante sotto il versante metal, anche grazie ad un ottimo connubio tra le parti vocali pulite e quelle in growl deciso e graffiante. Tante le emozioni scaturite anche nei momenti acustici della traccia, che donano ancor più profondità al tutto. Håvard è riuscito a non lasciare nulla al caso, inserendo anche delle influenze derivanti dalle più disparate band più o meno famose, senza tralasciare la propria personalità che rimane saldamente invariata. Provate l’ebrezza della stupefacente The Ails To Withstand, dove viene fuori una parte quasi furiosa nel sound, con un forsennato ma sempre elegante drumming, che coadiuvato da un grande lavoro di chitarre lasciano davvero a bocca aperta chi si avvicina a questa realtà norvegese. Chiude questo secondo scintillante Entity, Chapter II un’altra grande canzone In The Mourning Hours, in cui vediamo la vena per così dire più classicheggiante e diretta dei Moonscape. Molti gli special guest presenti all’interno del disco, che invitiamo a scoprire in altra sede, ovvero andando all’ascolto dello stesso, perché l’unione di questi musicisti con il genio di Håvard ha creato un capolavoro assoluto del genere.
Voto: 10/10
Sandro Lo Castro















