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MICHAEL SCHENKER FEST – Revelation

MICHAEL SCHENKER FEST – Revelation

Label: Nuclear Blast

Una copertina biblica. Schenker crocefisso ad una gigantesca Flying V mentre Longino gli perfora il costato e i suoi quattro cantanti storici (Gary Barden, Graham Bonnet, Robin McAuley, Doogie White, tutti presenti sull’album) vengono trattenuti dai centurioni romani. Ma cosa sta succedendo al mitico axe-man? Sta forse in preda a crisi mistiche? La cosa si fa ulteriormente inquietante leggendo il titolo dell’album. Accostato a quello del precedente “Resurrection”, sempre uscito sotto la denominazione della sua attuale band, Michael Schenker Fest, ci fa pensare che il biondo tedesco stia passando un periodo di avvenuta maturità artistica in cui cerca di… redimersi da qualcosa. Forse la chiave di tutto questo è nascosta nella musica di questo secondo album dei Fest. L’Hard & Heavy potente e di classe superiore, che è da sempre tipico di Michael Shenker, su “Revelation” fa particolarmente faville. E nonostante l’età galoppante del chitarrista e dei suoi cantanti riuniti a lui a far combo, il nostro pare effettivamente vivere una seconda giovinezza dura e pura. Facendo un discorso psicologico, proverò a comprendere quel che sta succedendo, per qual motivo la “Festa” di Michael Schenker si sia trasformata in un siffatto “Baccanale” che comprende ben due uscite discografiche in due anni, ed a svelarlo ai lettori. Generalmente, quando un musicista (ma anche qualunque altra persona dedita ad altri tipi di attività, artistiche e non) è giovane e pieno di energie, inizia a tracciare difronte a sé un percorso, verso luoghi ignoti che lui è desideroso di esplorare per sentirsi il più completo possibile come persona. Lungo tutti questi anni di viaggio, egli si trova spesso impigliato in tappe di stasi forzata che ne temprano la pazienza e la forza mentale (controversie con vari collaboratori, problemi con il music business, non da meno potenziali dipendenze da droghe ed alcol…) Beh, alla fine di lunghi anni di “viaggio musicale”, come nel caso di Michael Schenker, puoi sicuramente trovarti a voltarti indietro e, oltre a contemplare i tuoi traguardi ultimi (lui è e rimane, beninteso, uno dei più influenti chitarristi Hard & Heavy dagli anni ’70 fino ad oggi), ti trovi a contemplare quanto sia stato meraviglioso il tuo stesso viaggio, nel suo stesso e compiuto svolgimento. Ti ritrovi allora a svecchiare alcuni degli elementi tipici del tuo inizio carriera. E ti accorgi di quanto siano davvero validi oggi, seppur molto tempo fa li avevi abbandonati per sperimentare altro. Forse brani come la bellissima iniziale “Rock Steady” (una delle tre canzoni dell’album cantate a 4 voci), la veloce e vibrante “Still In The Fight”, affidata all’ugola di Bonnet, e la swingata e riffettosa Silent Again cantata da McAuley, sarebbero potute esser incluse a pieno titolo negli albums più blasonati del MSG dei migliori anni ’80. E la strumentale “Ascension”? Che funambolica ciliegina sulla torta eh. Probabilmente, la “Festa” di Schenker ha il sapore della redenzione poiché… far pace con il suo passato significa per lui anche far coesistere assieme in un album tutti i cantanti migliori che hanno fatto parte della sua band nominale. Forse detta Festa è così “chiassosa” proprio perché, dal proprio miglior (e peggior) passato si trova la forza e la saggezza per affrontare il presente, e guardare ad un radiante futuro prossimo. Felicitazioni per Schenker allora. Che ha impartito, a noi appassionati di musica dura, ma soprattutto a noi chitarristi, una lezione davvero di qualità, arricchita dalla sua esperienza longeva, oltre che dal suo miglior gusto musicale, sempre e costantemente sugli scudi nonostante l’età galoppante. L’album è ulteriormente arricchito da 3 brani classici registrati dal vivo, il cui (ri)ascolto è pur sempre un piacere.

Voto: 8,5/10

Alessio Secondini Morelli

Tags: recensioni
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