Era l’ormai lontano 1993… Unica fonte d’informazione per noi rock-prog-metal fans erano le riviste… Per il sottoscritto le sorelle Metal Shock e Flash… Su una delle due all’improvviso fa capolino una copertina oscura, misteriosa, fortemente gotica e maledettamente affascinante. Il nome del gruppo Malombra, l’omonimo titolo, etichetta la mitica Black Widow con una delle sue prime relases che l’hanno portata a diventare quella splendida etichetta di culto qual’è oggi. La musica… Che musica!!! Un rock progressivo a tinte oscure e fortemente venato di sonorità hard!!! Potete cambiare l’ordine dei generi come volete… Quel che conta è un risultato fortemente originale, tipico della tradizione dei gruppi genovesi fin dagli anni ’70: sì, perché loro tali sono, così come la stessa Black Widow. La provenienza da Genova, città misteriosa, la totale assenza di overdose mediatica da social ed il fatto che il loro leader, Mercy, fosse personaggio noto nei circoli culturali ed esoterici della città contribuisce a rendere ancor più affascinante la band, che bissa il successo con Our Lady Of The Bones nel 1996. Quello che doveva essere il terzo lavoro, già interamente scritto e composto, viene accantonato ed una serie di vicissitudini porta la band ad un primo split. Decisamente trasformata nella line up arriva la successiva release ben cinque anni dopo: The Dissolution Age, seppur pregevole, non convince appieno né i Malombra, ne la Black Widow ed il progetto viene congelato a tempo indeterminato. E’ di un paio di anni fa la decisione di Mercy e del chitarrista Matteo Ricci di riportare alla luce il materiale composto ma rimasto inedito prima della svolta, arricchito di un quarto di secolo di esperienze musicali ed umane dei due che, coadiuvati da valenti collaboratori, tra i quali il tastierista Fabio Casanova, li porta a realizzare il magnifico T.R.E.S. che riverdisce atmosfere evocative e misteriose sin dalla splendida copertina. Prog nelle intenzioni, la cui architettura è fortemente basata sul grande lavoro di Fabio che in alcuni momenti riesce a rievocare gli ultimi Antonius Rex/Jacula, sono evidenti anche influenze dark wave anni ’80 esaltate dal cantato in italiano (no, non sto pensando ai Litfiba ma ad un altro gruppo…) ma, soprattutto, sembra che la band abbia sprigionato un’energia, per molto tempo tenuta sotto pressione, nei numerosi momenti heavy doom disseminati lungo tutto il lavoro. Ho ascoltato il disco più volte e ritengo noioso e superfluo un track by track, perché lavori del genere vanno ascoltati ed interiorizzati in tutta la loro interezza. Mi limito a dire che per chi li conosceva sarà l’occasione per rivivere vecchie emozioni, forti però di suoni belli ed attuali. Per chi non li ha mai conosciuti, per i più giovani, basti andare anche su You Tube Music e riservarsi 17 minuti e 14 secondi per ascoltare in cuffia Cerchio Gaia 666. Dopo di che procuratevi, magari direttamente presso Black Widow, l’intero supporto fisico (vinile o cd). Non ve ne pentirete!!!
Voto: 9/10
Salvatore Mazzarella















