Nascono a Brescia i Magrathea, nuovo progetto costituito da cinque musicisti dedito alla sperimentazione tra sonorità disparate, dal post-rock all’ambient, dal post-metal all’alternative rock… Hanno pubblicato due singoli e a Gennaio arriverà il loro EP di debutto.
Li abbiamo intervistati in esclusiva per Giornale Metal.
Avete pubblicato due singoli, “Jellyfish” e “Into Magrathea”. Hanno entrambi elementi in comune ed elementi distintivi. Come mai avete scelto questi due brani per rappresentare l’inizio del percorso di questo nuovo progetto?
“Jellyfish” è il brano per noi più emozionante ed armonioso, e fin dall’ultimazione della sua produzione in studio è riecheggiata maggiormente e in maniera più decisa rispetto alle altre tracks, con la sua alternanza di parti strumentali e vocali, fino alla parte finale (si, abbiamo un debole per i tripudi di chitarre reverberate nei finali dei brani, anche se fa un po’ “old school”).
Mentre “Into Magrathea” per noi rappresenta una sorta di marchio, che si distingue in quanto ha sonorità più “doom”, pesanti, cadenzate. E un outro ridondante, quasi a spirale infinita, che tende a confondere ma allo stesso tempo fa capire la caratura del brano. Ci rende sempre tanto orgoglio ad ogni ascolto.
Quanto conta la dinamica dei brani in un “mix” di sonorità come il vostro?
Conta molto. La dinamica dà voce alla musica stessa, alle sonorità. E dà soprattutto l’emozione, il mood, il sentimento che esprime la musica. Nella nostra musica è fondamentale.
Ci sono sonorità che non avreste mai pensato di coinvolgere nel progetto Magrathea ma che poi in fase compositiva si sono rivelati essere la scelta giusta?
In realtà in fase compositiva spesso impieghiamo sonorità con strumenti apparentemente non convenzionali (come ad esempio il clarinetto suonato da Anna, la cantante), o altri suoni di background o ancora combinazioni di pedali di chitarra o basso, drumpad ecc. A volte forse esageriamo un pò, ma la sperimentazione sonora è sempre un mondo affascinante da intraprendere, ci piace provare ad incastrare vari potenziali tasselli di suono e vedere come girano insieme. Poi, se il pezzo del puzzle non si incastra proprio, nessun problema: si passa al successivo.
Non siete sicuramente un gruppo “metal” nel senso stretto del termine, ma alcuni momenti che si trovano nei vostri brani sembrano fare riferimento ad alcune produzioni “post metal”, che vivono di atmosfere proprie e distinte.
Qual’è il vostro rapporto con il metal, in tutte le sue sfumature?
Abbiamo scoperto all’ascolto in fase di produzione un’artista molto affascinante come genere, che svaria dal folk all’indie: Emma Ruth Rundle, la cui verve artistica e musicale richiama molto le atmosfere dark. Inoltre, ha collaborato in un disco di una banda chiamata “Thou” (Album: May Our Chambers Be Full), che conferma questa attitudine alle sonorità metal. Ci ha influenzato molto e ci ha fatto scoprire alcune nostre potenzialità.
Si, confermiamo che la nostra musica è a tratti malinconica, a tratti rude, a tratti ancora oscura: quindi metal, col “post” obbligatoriamente a precedere.
Quali sono invece le influenze più melodiche ed orecchiabili che vanno a costituire il vostro sound?
Questa risposta sarà breve: nessuna. L’orecchiabilità e la melodia è tutta farina ed ispirazione del nostro sacco spaziale!
Domanda per i “gear nerd” là fuori: quali pedalini e quale equipaggiamento non può mancare nella pedaliera e nel live set dei Magrathea?
Sicuramente distorsioni (overdrive, fuzz), tonnellate di riverbero, delay e altre modulazioni (reverse, pitch, vibrato, harmonic): potrei andare avanti all’infinito! Il segreto è la giusta combinazione: da qui si parte a costruire il sound finale, che poi finale non è mai.
Cosa dobbiamo aspettarci dal nuovo album in arrivo a Gennaio?
Per alimentare un pò l’attesa , non voglio anticiparvi nulla. Lo scoprirete solo ascoltandolo.
Diego Raineri, Magrathea















