La Sliptrick Records ci propone un’altra primizia. Si tratta del quarto album dei Lucid Dream dalla provincia di Genova (Sestri Levante, per l’esattezza). La band finora ha fatto dell’autoproduzione dei propri albums una regola. Solo con questo “The Great Dance Of The Spirit” approda nella scuderia della label nordeuropea. E direi che ciò è un bene. Vista la qualità della proposta musicale dei nostri, vertente su una miscela Hard&Heavy contaminata da influenze Prog, dove trova spazio un songwriting molto ben affinato e alquanto scintillante. La tecnica musicale non latita… ma soprattutto, i Lucid Dream non mancano di creare un bell’album abbastanza colto e allo stesso tempo “di cuore”, dove ogni riff, arrangiamento o ritmo appaiono ben pesati ed equilibrati, e dove non trova spazio alcun becero eccesso artificioso di produzione. I brani più “metallici”, a partire dall’opening “Wall Of Fire”, presentano in se un compendio di energia e competenza musicale che raramente si trova di questi tempi. Mentre è più forte l’impronta classicamente Prog, sempre ben centellinata, negli episodi più riflessivi e dilatati, i quali sono maggiormente concentrati nella seconda parte dell’album. Come la ballad “The Realm Of Beyond” ed “Invisible Stranger”, che presentano entrambe interessanti barocchismi in forma di arrangiamenti d’archi (e… che espressività la voce di Karl Faraci). Oppure come lo splendido “spirituale” finale acustico “Wakan Tanka” (a quanto pare i nostri sono affascinati dalla spiritualità dei Nativi d’America). Possiamo anche affermare che un ottimo compendio delle migliori qualità sonore dei Lucid Dream può esser trovato concentrato nella traccia pubblicata come singolo apripista, intitolata “A Dress Of Light”. Rimanere nell’underground per così tanto tempo, probabilmente, ha giovato tanto ai Lucid Dream, se si sono dati i giusti tempi per realizzare un album di cotal ricercatezza. Se proprio dobbiamo esser pignoli, possiamo dire che la durata globale di “The Great Dance…” risulta un po’ eccessiva. Sono infatti dell’idea che troppa (pur buona) carne al fuoco rischia comunque di lasciar passare inosservati alcuni brani non meno validi piuttosto che altri. Ma a parte ciò, non c’è davvero altro da eccepire. Parliamoci chiaro: a noi italiani piace la melodia, inutile rigirarci sopra. E proprio per questo siamo propensi, anche nel settore del Rock/Metal, a creare una nostra “via”, un modo tutto personale di far musica rispetto ai modelli anglofoni. Così è sempre stato. Basterebbe ascoltare parecchi dischi indipendenti di Metal classico più o meno melodico realizzati fin dagli anni ’80. Beh, i Lucid Dream dimostrano di essere attualmente uno dei nomi di punta di certa corrente Metal melodica e progressiva della nostra penisola. Vanno premiati con una votazione incoraggiante.
Voto: 8/10
Alessio Secondini Morelli















