Buono ritorno sulle scene, due anni dopo “Determinus” che interrompeva un silenzio protrattosi diverso tempo , dei finlandesi Leverage che già dalla copertina “ghiacciata” fanno omaggio alla loro provenienza con un bel disco, molto vario e ben suonato, pubblicato dalla casa discografica italiana Frontiers, che li volle nel bill del suo festival nel 2019.
“Above the beyond” può essere classificabile, per darvi un’idea, come power prog metal dalle forti tinte melodiche, ma questa definizione è molto ampia e racchiude molte sfumature, una sensazione che ho provato più volte ascoltando i brani di questo disco molto interessante, a parte un aspetto che svilupperò fra poco.
La loro fama già dal primo “Tides” del 2006 deriva da una conclamata vicinanza a sonorità di derivazione rainbowiana era Joe Lynn Turner , e la prima “Starlight” conferma subito questo elemento della storia del gruppo, muovendosi su quelle coordinate con un violino che si intreccia a un hammond e a una chitarra piuttosto blackmoriana.
Il relativamente nuovo cantante Kimmo Bloom pare completamente calato nel suo ruolo e a suo agio nei vari scenari che il resto della band propone nei brani che spesso sono diversi l’uno dall’altro. L’hard rock melodico emerge anche in “Do you love me now” e “Under his eye” che sono brani più semplici, con il secondo molto ritmato e orecchiabile.
Si passa da un brano dalle forti venature folk o anche country come “Into the new world” con tanto di violino, chitarra acustica che poi si trasforma in una bella linea chitarristica, per arrivare al brano inutile che mi ha fatto togliere mezzo voto :” Angelica”. Una ballad veramente stucchevole, affossata da una pronuncia improbabile del nome italiano, con l’accento sulla i finale che disturba l’orecchio, dove non mi piacciono nemmeno le tastiere utilizzate.
Superato questo grave passo falso, il disco propone una parte che possiamo definire più prog con brani di ottima fattura come “Falling out of grace”, la composita “Galleria” e la ancora più sofisticata e raffinata “Silence”, con un elaborato interludio chitarristico nella parte centrale del pezzo che a un certo punto quasi si ferma con un coro a cappella, per un’ottima resa sonora.
Voto: 7,5/10
Massimiliano Paluzzi















