In tutte le mie recensioni non faccio altro che ribadire quanto apprezzi le contaminazioni, e le sperimentazioni rispetto alla rigida aderenza ai classici del genere. Non dimentichiamo, infatti, che quelli che oggi chiamiamo “classici” erano ai loro tempi degli sperimentatori, degli anarchici musicali che hanno voluto seguire una strada diversa. I piemontesi Frozen Sand sono la perfetta dimostrazione del concetto di contaminazione: attivi da circa 15 anni, propongono un metal dalle forti basi progressive/djent (il decennio scorso ha visto esplodere questo genere), ma che si mischia con l’alternative metal e il death/metalcore. Devo ammettere che, al di là di qualche piccolo intoppo a livello di produzione, il miscuglio convince e per tutta la durata del nuovo album si ha la sensazione di ascoltare un prodotto molto ben studiato e di gran qualità.
“Fractals: A Light Among Shadows” arriva dopo circa 9 anni dal precedente capitolo, che a sua volta era in un certo senso il secondo capitolo di una trilogia: dico “in un certo senso” dato che in realtà il primo capitolo era un EP chiamato appunto “Prelude”, in quanto fungeva da introduzione. Concept albums quindi, ma che non narrano storie ben precise con un continuum di eventi, bensì delle riflessioni su un tema comune e che evolve in corso d’opera.
La band ha rilasciato i suoi lavori in maniera completamente indipendente, e sono disponibili sia in formato fisico che in formato digitale: personalmente ho scelto la piattaforma Bandcamp per godere delle loro produzioni in quanto consente l’acquisto (non ho mai usato Spotify nè mai lo farò) e fornisce una resa audio ottimale coi Wav da 24-bit. Ma al di là del formato, voglio sia ben chiaro che i Frozen Sand stupiscono per songwriting e per maestria esecutiva: è un piacere vedere come il riffing tipicamente djent (che richiama band come TesseracT) si amalgami armoniosamente con le partiture di death melodico – con derivazioni metalcore – che richiamano gli In Flames più recenti. Nulla, nelle varie canzoni che compongono “Fractals: A Light Among Shadows” è lasciato al caso e una mente aperta non potrà che apprezzarne le varie sfaccettature. Devo tuttavia ammettere (come avevo citato nella prima parte della recensione) che alcuni passaggi non mi avevano convinto (sostanzialmente nella gestione dei cori), come se nel produrre l’album si sia posta maggiore attenzione alle parti strumentali rispetto alle voci, ma i successivi ascolti hanno smussato questa sensazione e l’album appare quindi nel complesso come un sapiente lavoro di artigianato: non perfetto come un prodotto da catena di montaggio, ma un pezzo unico, lavorato a mano e apprezzabile non solo per i (tanti) pregi ma anche per i (pochissimi) difetti.
Voto: 7,5/10
Francesco “Grewon” Sarcinella
















