Lost in the Waves, già dalla copertina dimostra di non giudicare il libro dalla copertina, appunto, ed è l’ultima proposta della band metalcore francese Landmvrks.
Senza saper cosa ci fosse dentro queste dieci tracce; se mi fossi limitato alla copertina, composta da una ragazza fotografata di spalle con un cappotto multicolore su di uno sfondo di un cielo azzurro, avrei supposto materiale alternative rock con venature pop e “indie”; ed avrei preso una cantonata enorme. La band dimostra oltre ogni ragionevole dubbio che si può ottenere molto e dare molto, pur restando dentro a metodologie metalcore già vissute, ma con un piglio interessante.
I marsigliesi Landmvrks dimostrano di avere qualcosa da dire e di poter essere al di sopra delle “normalità” metalcore; miscelando sapientemente lo scream il growls, i breakdown, le cavalcate di batteria e mosse tipiche del hardcore anni novanta con dei rallentati molto marziali e delle staffilate vocali quasi rap; sino ad alcune tipiche composizioni alla slipknot. La produzione è parecchio alta e gli arrangiamenti sono altrettanto di qualità come le scelte delle strutture sonore che, come poco sopra accennato, seppur restano legati al filone metalcore hanno capacità di destreggiarsi verso altri generi affini, dando una spinta interessante e rendendo “Lost in the waves” un lavoro fresco ed interessante. questo lavoro è il terzo della carriera ed il secondo con la Arising Empire che già si è fatta avanti con diverse realtà del genere metalcore, e non solo.
Strutture che hanno una base ritmica voluminosa, ben calibrata e con una capacità innata di passare da momenti “schiacciasassi” a passaggi più leggeri. Il basso si percepisce ma non in modo così facile, c’è ma resta diciamo in secondo piano.
Le chitarre passano anche loro, come la batteria, da parti più pesanti e distruttivi a momenti più leggeri e quasi “solari”. Alcuni synth appena accennati che fanno da cornice e che “ci sono” ma non sono invasivi; hanno una loro presenza principale nella traccia “lenta” in francese “Visage”. Ho scritto lenta con le virgolette, perché è una traccia che dimostra la dualità della band a circa metà del brano parte un’esplosione sonora.
“Rainfall”, la già citata “Visage”, “Say no words”, la opener e semi-titletrack “Lost in a wave” e la conclisiva “Paralyzed” sono le tracce che restano parecchio in mente, già dal primo ascolto e che di fatto vi danno il senso delle mie parole qui sopra. Come sempre fate vostro l’album e cercate le vostre tracce preferite.
Concludendo questo nuovo lavoro della band marsigliese, è molto interessante, complesso e variegato. Vale la pena ascoltarlo più volte non solo perché ha un suo piglio interessante ed ha delle ottime idee pur rimanendo all’interno delle formule tipiche del metalcore. Una dimostrazione palese che si può essere all’interno di un certo filone pur riuscendo ad emergere dalla formula “già sentito e già ascoltato”. Resta inteso che se non avete piacere verso un certo tipo di scelte sonore difficilmente vi piaceranno i Landmvrks.
Voto: 7.5/10
Alessandro Schümperlin















