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LA JANARA – Tenebra

LA JANARA – Tenebra

Label: Black Widow

A volte, solo a volte, accade che all’interno di una determinata corrente musicale appaiano delle opere degne di esser apprezzate come espressioni artistiche di alto livello, rispetto alla media dei prodotti discografici in circolazione. Sicuramente la differenza, il cosiddetto valore aggiunto, è dato dai contenuti narrativi, quand’essi risultino eccezionalmente forti, profondi… tanto quanto “scomodi” per loro stessa natura. Soprattutto se saldamente radicati all’interno di un certo tipo di secolari tradizioni localizzate nell’area di provenienza. Atmosfere, paesaggi rurali, usanze, leggende, tradizioni, superstizioni presenti in un certo territorio da secoli (forse millenni). E quando detti elementi “ancestrali” e leggendari si affacciano nell’ambito di una determinata corrente musicale d’epoca attuale, trovandone all’interno il giusto terreno fertile per prolificare, rivolgendosi così al mondo moderno con un genuino fare sfacciato ed un alto senso dell’Arte, e lasciando gli ascoltatori sbigottiti e forse contrariati difronte a tutto questo… cosa accade? Accade che quell’opera raggiunge uno status artistico in cui i cosiddetti “generi” vengono bellamente trascesi. Perché c’é chi dice che l’Arte ad alto livello è solo quella che lascia profondamente il segno nell’animo di chi ne venga a contatto. Questo è il caso di “Tenebra”, primo album de La Janara, creatura musicale nata in terra d’Irpinia (il precedente CD omonimo è da considerarsi un EP a lunga durata… e già lì era evidente un certo alto livello qualitativo musical-concettuale). Il mio preambolo non è affatto superfluo, data l’indubbia qualità dell’album che sto andando a recensire. La natura musicale di “Tenebra” è teatrale e drammatica, e deriva le proprie radici musicali da una chiara matrice Dark/Doom Metal, arricchita da riminiscenze Folk/Prog e fortemente caratterizzata dai testi in italiano. Un italiano colto e poetico, dall’alto senso drammatico e dall’incedere perfettamente e magicamente calibrato sull’elemento musicale, nonché derivante dalla più alta componente cantautorale italiana. La potente e bellissima voce di Raffaella Càngero è dotata di un timbro fortemente personale, nonché di un’espressività che potrebbe ricordare, ad esempio, la Fiorella Mannoia più ispirata. Ma si tratta solamente di un termine di paragone indicativo. La verità è che la proposta musicale de La Janara è talmente unica nel suo genere che non può essere imbrigliata. Rimanendo indipendente, indomita almeno quanto l’antica figura di “Strega” irpina omonima. E tutto questo, secondo il mio umile parere, non potrebbe mai esistere senza un apparato concettuale fortemente sentito. Beh anche questo elemento non latita di certo, essendo i nostri degli irpini purosangue. Nell’album “Tenebra” è racchiusa la storia di una Terra… e di una donna dell’antichità che è vissuta in questa terra incarnandone lo spirito indomito, selvaggio, emotivo. E che contro tutto e tutti ha sempre cercato disperatamente di vivere piuttosto che limitarsi ad esistere. Tutto questo fa paura ancora oggi. Così come fa paura un album di questa caratura, non certo destinato alle orecchie addomesticate del mainstream. Ricordiamo quanto lo stile Dark/Doom Metal sia sempre stato veicolo di emozioni “oscure” e “sacrali”. Nel nostro paese è presente tra l’altro una tradizione Dark/Doom Metal underground molto forte (ricordiamo Paul Chain, Mario “The Black” Di Donato, Zess, Tony Tears)… ma nessuno era mai arrivato a tanto. Per l’album “Tenebra” La Janara centra appieno un obiettivo importante. Lo step successivo che ci si aspettava ormai da anni nell’underground italiano. Quello di unire la musica popolare (nella sua accezione cantautorale) con la radice più Dark del Metal, raccontando l’elemento oscuro insito nell’ancestralità della Terra Italica. Rendendo oltretutto comprensibile la storia raccontata alla gente di madrelingua. Come dicevamo, gran parte dei brani di “Tenebra” sono uniti da una storia. Da un dramma. Quello della strega irpina Violante (una “Janara” appunto), ricca di elementi presi pari pari dalle antiche tradizioni e leggende dell’Irpinia. Difficile è descrivere a parole la complessità dell’opera. Dal mio canto posso provare a sottolineare i momenti più drammatici e sentiti che traspaiono dai solchi di “Tenebra”. Ad esempio, la potente cavalcata metallica di “Mater Tenebrarum” che narra il patto della Janara con la Madre dell’Oscurità, per invocare difesa e protezione contro l’oppressione sociale che l’aspetta in quanto donna, sola ed incinta. Oppure la title-track, che con il suo minaccioso riff di forte reminiscenza Black Sabbath/Candlemass descrive l’abbraccio dell’oscurità, non più fonte di paura bensì di sollievo e protezione per la donna oppressa. Fortissima emotività è poi presente in “Cera”, dove sullo sfondo delle tradizioni funerarie locali dell’Irpinia, viene descritto lo stato d’animo struggente e disperato di Violante rivolto all’anima del suo uomo caduto in guerra (e vi assicuro che qui si toccano picchi di emotività da autentiche lacrime agli occhi… soprattutto per la particolare e disperata enfasi che Raffaella sa profondere nel suo cantato). Del resto, La Janara riesce a svelare la sua forte vena immaginifica anche in brani fuori-concept. Come l’iniziale “Malevento”, bel brano di scatenato Heavy Metal composto come omaggio all’antica città delle Streghe Janare del Sannio. Oppure l’acustica “Volano I Corvi”, coinvolgente descrizione poetica del paesaggio irpino nella sua dimensione più selvaggia e rurale. E nella conclusiva “Ver Sacrum”, dove viene cantata la gloria dei fieri popoli Sanniti dell’Italia pre-romana (tra i quali gli Irpini, appunto), oggi colpevolmente quasi assenti dai libri di storia. La classica ciliegina sulla torta, per un album di livello talmente eccelso… da causare un certo timore nell’animo di taluni. Un timore forse piuttosto simile a quello che più volte nella storia sconfinò nella caccia alle streghe. Effettivamente, stanno già iniziando a circolare con insistenza le solite ridicole voci di presunto “satanismo” sul conto della band. Beh, io la mia parte l’ho fatta. Con l’atto di elogiare l’alto valore artistico/folkloristico dell’album d’esordio de La Janara, sarò forse “passato dalla parte del maligno” (seee, come fosse la prima volta in 30 anni di vita da metallaro eh…) Ma ne sarà valsa la pena. So bene che i risultati artistici più alti sono proprio quelli che non lasciano le persone indifferenti. Nel bene e nel male. Ragion per cui, massimo voto a “Tenebra”. Album caldamente consigliato… a tutti. Non accetto riserbo alcuno.

Voto: 10/10

Alessio Secondini Morelli

Tags: Dark Metaldoom metalJanarala janararecensioniStregoneria
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