Kingcrown: questo nome potrebbe risultare sconosciuto ad alcuni (per qualche motivo, tranne rare eccezioni, le band metal Francesi restano confinate sul loro suolo e difficilmente arrivano nello Stivale), ma in questo caso si tratta di una band relativamente recente (la prima pubblicazione risale al 2018) i cui fondatori hanno un glorioso passato. Sto parlando dei due fratelli Amore, Jo e David, che per un quarantennio hanno accompagnato i Nightmare, fra le band heavy metal francesi più famose in assoluto. I Nightmare avevano infatti letteralmente portato l’heavy metal in Francia evolvendo le radici punk-rock degli esordi. Il loro heavy metal aveva forte tinte power, un po’ assorbite dalla tradizione statunitense. I fratelli Amore, dunque, verso la fine dei 2010 hanno voluto creare un nuovo gruppo (chiamato Kingcrown) e proporre sempre heavy metal, ma stavolta più incline alla tradizione europea: Helloween, Iron Maiden, Accept, Axxis, Primal Fear sono i paragoni più azzeccati.
“Moonfall” è il quarto album della formazione francese ed è pubblicato dalla torinese Rockshots Records. Dunque, comincio col dire che non ho gradito vedere la copertina realizzata palesemente tramite IA: capisco che adesso anche tramite IA si riescano a ottenere risultati pregevoli (è infatti una bella copertina) e ammetto che anche io ogni tanto mi diverto a creare qualche immagine just for fun, tuttavia penso che se si deve monetizzare qualcosa (come un album musicale) bisognerebbe puntare sugli artisti in carne ed ossa e se il problema è il costo, sono certo che vi sono disegnatori bravissimi e disposti a svolgere il compito a prezzi non proibitivi. Ma va beh, capisco che quello che conta maggiormente qui è la musica: fortunatamente l’aspetto compositivo è curato molto bene ed è reale, fin troppo grezzo in alcuni punti, verace, sanguigno. I musicisti hanno esperienza e voglia di suonare e questo si evince già dale prime note di “Moonfall”. Chi ama l’heavy-power metal europeo si prepari a vivere circa 45 minuti di pura energia come da migliore tradizione novantiana. I difetti dell’album, invece, stanno forse in una poco spiccata propensione alla sperimentazione, all’unicità del sound, che vive ancora un po’ troppo di stereotipi e di passaggi già sentiti, sebbene non vi sia alcun plagio e dunque questo che io definisco come difetto, qualcun altro potrebbe annoverarlo fra i pregi e chiamarlo “coerenza stilistica”. E per carità, vedendola in questo modo avrebbe anche ragione. Infine, la voce di Jo (che nasce batterista come il fratello e poi si è spostato alla voce, un po’ come il glorioso Steve Lee dei Gotthard o ancor prima Phil Collins nei Genesis) in alcuni punti mi è sembrata un po’ sofferta, non sotto controllo al 100%. Fatte queste precisazioni, concludo complimentandomi con la band per il buon lavoro effettuato nel complesso: Moonfall si fa ascoltare, colpisce e risulta consigliatissimo soprattutto agli amanti dell’heavy/power metal teutonico senza troppi fronzoli e alterazioni.
Voto: 6,5/10
Francesco “Grewon” Sarcinella
















