Ci vuole solo rispetto per chi suona in Italia metal dal 1982 e fa parte della ristretta cerchia di band che possono fregiarsi del titolo di pionieri del genere, ma in questo “Agent Steel” non c’è solo questo, ma una grande forza e una attualità assolutamente notevole.
Nonostante i 46 anni di attività, posso dire con grande fierezza, avendoli ascoltati dall’inizio in “Heavy Metal Eruption” mitica compilation di quegli anni, che entusiasmo e professionalità non solo non sono venute meno, ma il gruppo è sempre fra i migliori in assoluto.
In questo senso esaltano e emozionano in particolare due brani. Il primo è “The arrival” dove il gruppo si autocita in un pezzo molto potente e epico, poi c’è il coro di “My Heart Steel Rock” che gioca con le parole ma il cui senso è una dichiarazione d’amore verso la musica, verso il rock e il metal, con la quale il gruppo non si è certo arricchito economicamente, ma lo ha fatto dal punto di vista morale e personale. Un brano che sicuramente verrà cantato a squarciagola nei concerti del gruppo, come l’altro brano top della loro produzione, “No one’s crying” che viene riproposto alla grande con Ralf Scheepers dei Primal Fear alla voce, alla fine di questo “Agent Steel”, dal titolo a doppio senso, ricordando anche il clamoroso gruppo americano di speed metal.
Per questo ogni metallaro italiano deve nutrire grande stima e apprezzare la loro musica, come quella delle altre band autentiche, ma non per compassione, ma perché è certamente di ottima qualità e può competere con chiunque. La corrente formazione vede Tiziano Sbaragli (vocals), Franco Nipoti (guitars), Paolo Nocchi (guitars), Marco Zirondelli (bass) e Luca Ferri (drums). Nipoti e Ferri facevano parte della formazione iniziale, nata nel 1982 a Bologna.
La loro storia parte con l’omonimo EP in 1984, ma il loro album di debutto arriva con “On the Prowl” in 1985. La band si ferma alla fine degli anni 80, si riunisce nel 2006, realizzando album come “The Steel Is Back!” del 2007, “Time Stand Steel” del 2013 e “Stay Steel” del 2018 con il mai troppo valutato ma grandissimo Tony Mills alla voce , “Steel Alive” del 2019 e “Live & Thunder” del 2024, con diverse apparizioni live, fra le quali spicca, nel 2014, la partecipazione al WOA.
Il riferimento principale dei Crying Steel rimangono i Judas Priest, pur non essendone clone, ma il taglio dato alla loro musica va in quella direzione, con grande classe e qualità. Oltre ai brani citati, il livello medio è notevole e si tratta di un’opera da ascoltare con grande passione e attenzione.
Voto : 8 / 10
Massimiliano Paluzzi
















