Una band dalla vita molto complicata, con numerosi cambi di line up, specialmente al microfono, ma che ora intende recuperare il tempo perduto. Ivory sono la prima band di Ivan Giannini, oggi con Vision Divine, e nella prima fase della loro esistenza hanno avuto un buon riscontro della critica, con l’inserimento in una delle pubblicazioni più rilevanti sul “Metal Progressivo Italiano” di Max Salari.
Nella loro ricchissima presentazione che accompagna questo “A Social Disease”, frutto dell’ottimo lavoro della storica etichetta Underground Symphony di Massimo Chiarello, gli Ivory si collocano nell’ambito dell’hard rock melodico, ma a mio parere la componente prog, intesa come sonorità derivante direttamente dagli anni 70 e dall’eccezionale movimento prog italiano si sente, eccome, specialmente nel brano superfricchettone “The answer is love”, che sembra composto e suonato da figli dei fiori. L’unica soluzione è l’amore pare un fortunato slogan sessantottino e anche il suono dei bonghi e della voce, insieme al resto di strumenti acustici, conferiscono al brano un sapore davvero singolare.
Questo retrogusto prog non diminuisce certamente la portata musicale di un gruppo che sicuramente ha buone potenzialità, che questo ep definisce solamente in parte e che apre a un futuro ancora migliore. Ne è una riprova il brano uscito anche in video “The Hard Trail”, un hard rock molto ben strutturato. La chitarra di Salvo Vecchio, uno dei membri fondatori, produce assoli sempre molto equilibrati, in questo caso con un wha-wha finale che ci fa fare un ulteriore tuffo nel passato.
La chitarra è certamente trainante, come strumento, in quasi tutti i pezzi. I riff sono infatti orientati sull’hard rock, ma ci sono effetti, come il campanaccio di “The Wrong Side” che, unito a un bridge di basso molto intrigante a opera di Luca Bernazzi, riportano ancora indietro nel tempo, con grande raffinatezza del suono.
La voce di Davide Dell’Orto dei Drakkar si fa apprezzare sulle tonalità medie e basse, non avendo probabilmente una estensione fuori dal normale, ma rende molto bene e il brano “Our Kingdom” lo dimostra. Questo pezzo è quanto di più vicino Ivory propongono rispetto a una loro band di riferimento citata, ovvero Smith/Kotzen, sia per la melodia con echi blues molto cangianti che per l’atmosfera.
Anche “Burning passion” vede un intreccio fra un riff hard e una linea chitarristica decisamente intensa, per un mid tempo che rende protagonista il batterista Claudio Rostagno in un lavoro molto buono, in un brano che cambia a ogni ascolto.
Questi cinque pezzi e in particolare l’ultimo che offre i maggiori spunti futuribili, sono una buona base di rilancio di Ivory, aspettando una crescita ulteriore anche sotto il profilo della composizione. Infatti si tratta di materiale molto interessante, ma sono certo che Ivory, inteso come gruppo di musicisti, possono fare ancora meglio e lo vedremo presto.
Voto: 7/10
Massimiliano Paluzzi
















