I passi sulle terre del Mar Piccolo diventano un viaggio sensoriale e sonoro in luoghi dove persino una lucertola, muovendosi, sembra lasciare una traccia nell’aria. Sotto la guida di Francesco Giannico e Luigi Massari, i microfoni del collettivo ICHOS hanno catturato le frequenze dell’etere urbano, esplorando con cautela e stupore le zone marginali di Taranto.
Non si tratta di inseguire il rumore del traffico, ma di dare forma all’identità acustica dei luoghi, alla voce invisibile di ciò che solitamente passa inosservato. Un’indagine sonora che si muove come un’esplorazione quasi extraterrestre, alla ricerca di segnali nascosti nel paesaggio urbano.
Il materiale raccolto ha poi trovato una nuova dimensione sulla terrazza de “La Nassa”, sospesa tra il cielo e la Città Vecchia. Qui, i frammenti sonori hanno preso forma definitiva in un esperimento creativo collettivo: chitarre, tastiere, computer e oscillatori analogici si sono fusi con l’Icosynth, un sintetizzatore granulare progettato per trasformare i respiri della città in materia elettronica.
Artisti e partecipanti si sono alternati ai controlli, manipolando tempo e spazio sonoro in una continua interazione tra improvvisazione e ricerca. Il risultato è stato un flusso condiviso di suoni, in cui la tecnologia ha amplificato la percezione del reale.
Sul finire del giorno, mentre il cielo si colorava di porpora e il Mar Piccolo restava immobile a pochi passi, il paesaggio ha assunto una dimensione quasi sospesa. Le traiettorie dei gabbiani e delle rondini hanno accompagnato l’emersione della vera essenza dell’esperimento: la nascita di una complicità artistica fatta di ascolto e presenza.
Con il calare della notte, essere parte di quella cerchia ristretta di circa quaranta partecipanti non è stato più soltanto un evento, ma un’esperienza condivisa, intensa e irripetibile.
Resta ora una promessa nell’aria: quella di non lasciare che l’esperimento rimanga isolato, ma che possa diventare un appuntamento stabile, una pratica continua di esplorazione sonora dei territori.
I materiali raccolti confluiranno nel Festival Vicoli Corti, dove diventeranno un documentario sonoro. Ma la traccia lasciata su quella terrazza, tra città e mare, è già indelebile.
















