I Fiumi esordiscono ad inizio 2023 con un album omonimo, la band non è formata da “vergini del bosco” ma abbiamo: Sarah Stride (Ivano Fossati, La Crus), Xabier Iriondo (Afterhours, Buñuel e molteplici progetti musicali) Andrea Lombardini (Buñuel), Diego Galeri (Timoria, Miura e molti altri progetti). essendo loro parte di un certo rock alternativo italiano anni ’90 la proposta è quella di alternative rock vecchio stile.
Dieci brani di alternative rock, se questo termine ha ancora un peso per molti, con un pizzico di dark wave e se vogliamo di post punk, sia per quello che concerne le registrazioni che le scelte di post produzione. I testi hanno una parte fondamentale nelle tracce; siamo di fronte a delle poesie che con allegorie e con metafore propongono delle analisi della situazione odierna. Cosa che, i testi di spessore, non dico sia obbligatoria, ma altamente consigliata.
Le strumentazioni sono completamente percepibili in modo ottimale: quindi un basso ben presente, perfino un pelino troppo saturato; chitarre pulite ed armoniose; una batteria minimale ma ottima ed in fine, ma non ultima, una voce sinuosa e avvolgente; inoltre alcune scelte di banco di missaggio ha permesso di avere delle percezioni particolari dato che l’aura che aleggia è e le scelte di composizione del quartetto sono altrettanto interessanti. La cosa particolare è che seppur ci sono delle dinamiche leggermente prevedibili, non risultano noiose e ci sono alcune risoluzione, principalmente grazie a degli arrangiamenti inconsueti, che rendono un lavoro fresco e dinamico nel complesso e permette all’ascoltatore di tuffarsi in un album che è sia odierno che d’antan.
“Quello che serve”, “Caterpillar”, “Quanto più rumore”, “Questi giorni” e “Il dono” mi hanno colpito più di altri brani; seppur anche i brani che non ho nominato hanno una propria dignità e completano in modo ottimale “I fiumi”.
Concludendo: siamo di fronte ad un album dignitoso, che a tratti ha delle belle intenzioni e che vuole provare a riempire il concetto di “Alternative rock” che è stato pesantemente svuotato negli ultimi anni. Purtroppo non è un lavoro immediato per molti e talvolta ripercorre vie fin troppo percorse.
Voto: 7/10
Alessandro Schümperlin















